Menare le mani

L’aggressione di Delio Rossi ad un suo giocatore dovrà essere punita molto severamente dalla Federazione

padre padrone

La prima cosa che ci insegnano da piccoli è che menare le mani è sbagliato, non si picchiano gli altri bambini.
Non si picchia nessuno.

Parrebbe una regola di buon senso, di civiltà.
Eppure a questa regola troviamo sempre mille deroghe.

Matteo Bordone ha scritto una cosa molto bella qualche giorno fa sulla violenza contro le donne e su come il mondo maschile giustifichi con strani giri logici le botte date alle proprie mogli e fidanzate.

La violenza è sempre sbagliata.
Però.
Se mi provochi, allora ne possiamo parlare.

I ragionamenti che tentano di giustificare l’aggressione di Delio Rossi a Ljajic ricalcano esattamente questa logica perversa.
La violenza è sempre sbagliata, ma non sempre.

Eppure nello sport il fallo di reazione è la cosa peggiore che un giocatore possa fare.
La violenza è ancor più sbagliata quando viene usata come risposta ad un altro gesto violento.

In virtù di questo e dell’esempio che dobbiamo dare ai bambini e ai ragazzi che praticano sport, la Fiorentina ha fatto benissimo ad esonerare immediatamente Delio Rossi.

La Federazione ora farà bene a squalificarlo.
Non per qualche giornata o per qualche mese, ma per qualche anno.

Le persone non si picchiano.
Il giocatore ventenne e sbruffone, così come il figlio che si ribella, non si prende a botte.

L’immagine più brutta dell’episodio di ieri è stata quella di Ljajic che, dopo aver preso i pugni, si è messo a sedere buono in panchina, con l’allenatore che faceva cenno all’arbitro che era tutto a posto.
Ecco, questo è inaccettabile.
La ragione non sta mai nel mezzo, ad una provocazione odiosa non si risponde con la violenza.

Se non siamo d’accordo nemmeno su questo, allora vorrei capire su cosa dovremmo esserlo.

Luca

Hunger Games

Si fa un gran parlare di Hunger Games, il film che è uscito qualche giorno fa negli USA ed arriverà in Italia il primo maggio.

Il film è ispirato ad una saga fantasy di Suzanne Collins ed è l’ennesima storia di fantascienza in cui dei moderni gladiatori devono combattere il regime che ha preso il potere sulla terra.

Matteo Bordone, e non solo lui, dice che è la copia sputata di Battle Royale, ma pare un bel filmone da andare a vedere al cinema con mezzo chilo di pop corn sulle ginocchia.

Luca

E non ci lasceremo mai

Quella di far mancare il numero legale per far saltare la fiducia ed aprire una possibile crisi di governo, era stata forse l’idea più acuta avuta dall’opposizione negli ultimi tempi.

Era l’unica strada percorribile.
Non era un trucchetto, come dice qualcuno.
La politica è anche una questione tecnica e quelli più bravi sanno come maneggiarla.

Il gioco è fallito perché i radicali sono entrati a votare dopo aver avuto un colloquio con il ministro della giustizia, nel quale lui gli avrà promesso di interessarsi della questione carceraria.
In realtà i radicali volevano conquistare la scena, ed ancora una volta ce l’hanno fatta.

Hanno avuto la scena, ma hanno pure perso la faccia.

Come dicono Francesco Costa e Matteo Bordone rispettivamente:

Oggi i Radicali si sono giocati un pezzo della stima di quelli che li difendono sempre, tipo me.

Resta una certezza. Quando ti si fa chiara in testa, non ti molla più. Ai radicali non interessa niente. Niente. #opencamera

E pure Luca Sofri sul Post:

Ci sono, nel partito Radicale, ancora molte persone stimabili e integre: sarebbe il caso che lo dimostrassero con un giudizio chiaro sulla giornata dei loro compagni alla Camera. Oppure sarà difficile continuare a dire credibilmente tutte quelle solenni cose sulle grandi battaglie radicali.

Luca

La festa è tua, piangi pure, piangi ancora un po’, ma torna

A te questa cosa della Winehouse ti ha colpito, vero?
Mi chiedeva ieri la mogliera che mi sentiva ascoltare video della Winehouse su YouTube.
Si, mi ha colpito. Perché è una cosa che tutti sapevamo che sarebbe successa e poi è successa davvero. E perché era una molto brava ed anche capace di vendere dischi in un periodo in cui non li vende più nessuno.

Così mi è venuto in mente un post molto bello che aveva scritto Matteo Bordone qualche settimana fa, dopo il tragico e commovente concerto della Winehouse a Belgrado.

Il problema è che, anche se Amy Winehouse sale sul palco conciata così, e quindi i suoi concerti diventano un evento mediatico da condividere sui socialini per riderne, fare mammamia, te pareva, resta comunque il fatto che questa sa cantare, sa scrivere, è un colosso della musica popolare contemporanea, non è un fenomeno sociale, non è una tossica fascinosa bollita, non è quella delle foto a qualunque ora mentre scivola dentro la propria casa perché ha dimenticato le chiavi, o meglio è tutto questo, cazzo se lo è, lo è eccome, e lo è in un modo che è successo forse a Britney e a lei a questo livello, ma è anche l’unica popstar capace di mettere in piedi un capolavoro in questi tempi di dischetti e progettini, un disco da cui cavare solo singoli, cantato e suonato e prodotto come un disco fatto per durare nel tempo, di quando i dischi contavano, funzionavano, che se li fai così funzionano ancora, e insomma tutto il resto è perfetto per la stampa, perfetto per la sociologia di costume da due lire, ma non basta, non basta più o non è mai bastato per tenere botta, e quello che ha sempre messo a tacere tutto è la capacità di questa ragazza di aprire la bocca, cantare, e mandarli tutti a casa. E allora va bene, la festa è tua, piangi pure, piangi ancora un po’, ma torna, torna, porcaputtana, perché il circo, i vaffanculo, le bizze e l’amara parabola della stella del pop hanno rotto i coglioni da tempo.

Luca

Le cose vanno conosciute. E questo vale pure per Report

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

Report l’altro giorno ha cannato una puntata.
Succede.
L’argomento era la rete. Internet.
Sono bravi, ma a volte sbagliano pure loro.
(Come quando mandarono in onda il video complottista sull’undici settembre, ma non stiamo a rivangare il passato).

Matteo Bordone ha scritto una bella lettera alla Gabanelli spiegando che si, loro sono bravissimi da sempre, ma a questo giro hanno detto delle cose non vere e non giuste.

La Gabanelli aveva risposto alle critiche con un’intervista sul sito dell’Unità.
E va bene.
Replica un po’ piccata e non del tutto centrata sulle critiche, ma alla Gabanelli si perdona tutto.

Poi succede che l’autrice del servizio scrive questo commento sul sito di Report, e allora proprio non ci siamo.
Stefania Rimini non ha sbagliato il servizio, non conosce proprio la materia.

In seguito alla nostra puntata del 10 aprile “Il prodotto sei tu” (dedicata ai social network e alla privacy, sicurezza e libertà in rete) ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete. Ci torneremo su, come di consueto, nel prossimo aggiornamento.

Queste lezioncine moraleggianti sono fuori luogo.
Di Bradley Manning e di WikiLeaks in rete se ne parla non da settimane o da mesi, ma da almeno un anno.
Solo che la rete bisogna frequentarla.
E Stefania Rimini evidentemente non la frequenta.
Niente di irreparabile, solo che il servizio la prossima volta fatelo fare a qualcun’altro.

Luca