Ora qualcuno dovrà trovare delle spiegazioni valide

C’è chi lo ha detto da subito che dietro la vicenda di Marrazzo ci poteva essere qualcosa di ben più grosso di un festino sesso, droga e rock’n roll.
Il “suicidio” di Brenda è una di quelle cose troppo strane per poter essere plausibili.
Quando uno si ammazza mica si mette a dar fuoco alla casa.
Magari il fuoco serve a cancellare le prove.

In che cavolo di paese viviamo.

Luca

Oltre Marrazzo c’è di più

Il direttore dell’Unità cerca di mettere insieme le tessere del puzzle dell’affaire Marrazzo e si scopre che forse il ricatto a Marrazzo potrebbe essere legato a certe nomine fatte nei mesi scorsi dalla Regione, ad un pusher della camorra, ad Iovine (boss dei Casalesi) e a Fondi, Comune infiltrato dalla Camorra che il governo non commissaria.

Proviamo a leggere questa storia da un altro punto di vista, vediamo se qualche lato oscuro si illumina. Non da quello di via Gradoli, la casa dei trans di cui ormai sappiamo ogni dettaglio probabilmente anche quelli inutili, ma da Fondi, per esempio. Fondi, sì. Il comune infiltrato dalla camorra che il governo non si decide a commissariare, incomprensibile colpevole inerzia. La telefonata in cui due persone (una è forse uno dei carabinieri) parlano del “video del presidente”, quella che fa scattare l’indagine sul caso Marrazzo, era una conversazione intercettata nell’ambito dell’indagine sul latitante Iovine, boss dei Casalesi probabilmente nascosto nel litorale laziale dalle parti di Fondi. Dunque gli investigatori cercano Iovine e trovano due che parlano del video di Marrazzo. Cosa c’entra Marrazzo in un’indagine sui casalesi, perché quei tizi parlano di lui?

Insomma, la storia potrebbe essere molto più complicata di quello che sembra.

Luca

Gradoli

Nella storia di Marrazzo fin dall’inizio mi ha colpito una coincidenza.
Il Presidente della Regione Lazio, al momento dell’irruzione dei Carabinieri, era in un appartamento in via Gradoli.
Vi dice niente?

Gradoli fu il nome uscito fuori dalla famosa seduta spiritica a cui partecipò Romano Prodi e che era evidentemente un’informazione circolata all’interno degli ambienti universitari bolognesi circa un rifugio delle BR.

L’idiozia o la malafede spinsero gli inquirenti a setacciare in lungo ed in largo il paese di Gradoli, senza nemmeno pensare a Via Gradoli a Roma.
A Via Gradoli 96 c’era un covo delle BR dove aveva alloggiato Mario Moretti.
Alla fine glielo fecero trovare lasciando aperto un rubinetto e facendo allagare l’appartamento sottostante.

Il caso ha voluto che Marrazzo il festino con il trans l’abbia fatto proprio in Via Gradoli 96, nello stesso condominio del caso Moro.

Le due storie non hanno niente a che vedere l’una con l’altra.
Ma è curioso, questo si.

Luca

Ricatto si, ricatto no

Sulla storia di Marrazzo ricattato dai carabinieri per non diffondere un video in cui lui viene ritratto con le brache calate insieme ad un’altra persona si possono fare alcune riflessioni.
Ci sono carabinieri che filmano le irruzioni e poi ricattano le persone che si trovano per sbaglio coinvolte.
Ci sono governatori di regione che pagano 80.000 € a dei ricattatori perché non rendano pubbliche le immagini compomettenti.

Si, perché l’aspetto sorprendente ed inquietante di tutta questa questione è che Marrazzo avrebbe pagato i ricattatori e se non fosse stato che alcuni investigatori avevano sentito parlare del ricatto durante alcune intercettazioni telefoniche, la questione sarebbe rimasta nascosta.

Marrazzo nega tutto e dice di non aver pagato niente a nessuno, però i carabinieri ricattatori sono stati arrestati.
Mi sembra difficile che alcune persone si inventino un finto ricatto e se ne vadano in galera pur di diffamare un personaggio pubblico, ma magari mi sbaglio.

Luca

Via | Manteblog