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Rosy Bindi, Mario Monti e Berlusconi

monti e berlusconi sul time

Rosy Bindi ha rilasciato una dichiarazione molto dura sul modo con il quale è stato presentato in parlamento il DEF (Documento di programmazione economica finanziaria) nel quale si farebbe riferimento all’opera di risanamento messa in atto dai governi Monti e Berlusconi.

Come si può parlare di efficace azione di risanamento svolta negli anni della crisi dai governi Berlusconi e Monti? Se non ricordo male Monti venne chiamato in servizio per far fronte al mancato risanamento dei conti pubblici provocato dall’azione del governo Berlusconi. Se sostenere insieme al Pdl il governo Letta significa riscrivere la storia per assolvere Berlusconi dalle sue responsabilità politiche sarà l’ultima volta che mi adeguerò alle indicazioni del gruppo.

Pure a me era sembrato che Mario Monti fosse stato chiamato a salvare una paese distrutto dalle politiche demagogiche di Berlusconi.
Fortuna che ci sono le copertine del Time a testimoniarcelo.

Luca

Via | Ivan Scalfarotto; Immagine| Veja.it

Mario Monti non esiste più

Per noi che abbiamo adorato, e non esagero, la glacialità di Mario Monti, vederlo oggi riportato al livello di un qualunque candidato in cerca di consenso, è un’enorme delusione.
Non è il suo mestiere, non lo potrà mai essere.
Non si capisce perché sia salito in politica.

Massimo Gramellini, dopo aver visto lo spot eletorale di Scelta Civica, dice più o meno le cose che penso io:

Lo spot del candidato Monti Mario instilla una nostalgia canaglia per il preside sadico degli esordi, quello che asciugava le lacrime della Fornero con un ghigno e mai si sarebbe fatto fotografare nell’atto di mangiare pizze e accarezzare bambini, piuttosto il contrario. Dopo vent’anni di simpatia cialtrona, la sua cattiveria veniva presa per sintomo di serietà. La campagna elettorale lo ha scaraventato nel campo del nemico, ma arcitaliani non ci si improvvisa. È il lavoro di una vita. E guardando lo spot si capisce che lui quel lavoro non lo ha mai fatto. La colonna sonora ricorda la filodiffusione del dentista e la sua voce ha l’epos di un navigatore satellitare che ti intima di prendere la seconda a sinistra dopo la rotonda. Per renderlo umano – errore, a noi piaceva disumano – gli esperti lo hanno infilato a forza nei panni di nonno Mario, sdraiandolo sul tappeto del salotto, dove lui si muove con la disinvoltura di un robot che teme di sgualcire la piega metallica dei pantaloni mentre finge di giocare alle costruzioni coi nipotini ipermontiani (non un pezzo di lego sul pavimento) vestiti tutti a strisce orizzontali. A metà video nonno Mario si trasforma nel Grillo Badante che con accenti sobriamente populisti promette di abbattere la Casta, mostra una sfilza di auto blu e chiama «loro» i politici, dimenticando che fra quei «loro» ci sono anche i «suoi » Casini e Fini. Poi è di nuovo nonno Mario col nipotino che a scuola chiamano Spread: gli sta leggendo un libro, magari dopo lo interroga.

Se può, signor preside, rigiri lo spot durante una sessione di esami in Bocconi. Almeno sarebbe se stesso.

Che poi sono le cose che scrive anche Luca Sofri.

Dall’uomo delle agognate “scelte impopolari” alla ricerca di popolarità a tempo pieno. Le sue rarefatte e scelte presenze televisive – ognuna un evento – sono diventate un affollamento in tutti palinsesti a dire le cose di tutti, con contorno di apparizioni stradali culminate nelle foto con i passanti e il bacio dei neonati: a cui associa un’espressione e dei gesti di totale goffaggine, a testimonianza della sua inadeguatezza in queste forzate esibizioni. Perché è disumano, nel senso così e così del termine. Quella gente lì, non gli interessa, e si vede (da PresdelCons non è mai andato “tra la gente” nemmeno quando sarebbe stato saggio e utile, nemmeno in nessuna emergenza).
Si è inventato di essere uno qualunque, ma senza esserlo: a differenza di Berlusconi. Ecco, immaginate Berlusconi che dall’oggi al domani prova a essere uno schivo e distinto signore di parche e ficcanti battute, e tratta tutti dall’alto in basso come se avesse altro da fare.
Suonerebbe come minimo artificioso e falso, come lo sembra Monti in questa sua nuova incarnazione: e lo spot diffuso ieri conferma totalmente questa sua rigida artificiosità.

Luca

Prima o poi ci riproveremo

Matteo Renzi ha rilasciato una bella intervista a Repubblica in cui dice molte cose sul presente:

Fini e Casini sono entrati in Parlamento quando la Roma ha vinto lo scudetto con Falcao e Pruzzo. E noi, con le primarie dei parlamentari, abbiamo scelto candidati che non erano nemmeno nati quando Fini ha messo piede in Parlamento per la prima volta.

Qualcosa sul nuovo Monti:

Non sapevo che a Monti piacesse la fantascienza. Perché pensare di innovare la politica con Casini e Fini è come circumnavigare Capo Horn con il pedalò. Fantascienza appunto.
[...]
…non avrei mai detto non mi candido se pensavo di candidarmi. E poi sono un bipolarista convinto. Mettersi nel mezzo è un errore, si sente l’unghia che stride sullo specchio. Adesso dice giù le tasse. Ma non puoi essere quello che alza le tasse per salvare il Paese e promette di ridurle per affrontare la campagna elettorale. Sembra demagogia.

Qualcosa su Vendola:

Vendola ha una grande responsabilità. Non può far crollare il centrosinistra, l’ha già fatto una volta. Conto sulla sua intelligenza anche se è stato uno dei più duri con me sul piano personale. Ma le polemiche contro Vendola e Fassina lasceranno il tempo che trovano nel momento in cui Bersani sarà capace di attuare un programma riformista europeo, come tutti i grandi leader progressisti del continente. Se sarà così non vedo problemi. I cittadini devono scegliere tra Bersani e Berlusconi, non Vendola.

E pure qualcosa sul futuro:

Prima o poi ci riproveremo. Ci saranno altre stagioni. Non disperderemo lo straordinario patrimonio delle primarie. Abbiamo riattivato la bella politica, è stata una grande conquista. Conservo lettere del dopo sconfitta che mi sembrano bellissime.

Matteo Renzi sta accumulando un grande credito, perché sta mantenendo tutto quanto aveva detto.
Sarà un credito che prima o poi riuscirà ad incassare.

Luca

La fine del montismo in una foto

Monti al telefono durante la messa a San Pietro

In questo anno di Governo Monti ho molto apprezzato lo stile del personaggio, la sua pacatezza unita alla sagacia e all’ironia, soprattutto dopo gli anni della volgarità berlusconiana.

Ecco, la foto di Monti che parla al telefono durante la messa a San Pietro ha rotto l’incantesimo.
Pare essersene stupita anche la first lady.

Del resto, le sparate su twitter di chi gestisce il suo account avevano già contribuito notevolmente ad incrinare il fascino del personaggio:

Luca