Obama

In un mondo impazzito, nel giorno dello sciagurato insediamento di Donald Trump, mi sono ricordato della cosa che scrisse Luca Sofri la notte della prima elezione di Obama.

Ragazzi, complimenti a tutti. È la cosa più bella capitata a questo mondo dal 1989. E buonanotte.

Barack Obama non ha fatto tutto quello che speravamo avrebbe fatto.
Non ha chiuso Guantanamo, ad esempio.
Restano certamente le sue grandi doti, il suo carisma, la sua autorevolezza.

Io lo rimpiangerò moltissimo.

Foto | Pete Souza

Il PD non ha bisogno di Renzi per autodistruggersi

Ho letto tante cose negli ultimi giorni sulla Leopolda e sulla contemporanea manifestazione della CGIL a Roma.
Io sto con Renzi. Io invece sto con i lavoratori e con la CGIL.

In tutto questo schierarsi contro e a favore, i giornali tornano a paventare scissioni a sinistra, anche grazie allo stillicidio di dichiarazioni fatte in tal senso dai dissidenti come Civati.
Si accusa Renzi di distruggere un partito, di escludere chi la pensa diversamente.

Renzi distruggerà quindi il PD?
Io non credo, il PD si è già distrutto da solo mille volte negli ultimi anni, quando Renzi ancora era uno sconosciuto.
Come dire: il PD non ha bisogno di Renzi per autodistruggersi, ce la può fare tranquillamente da solo.

Del resto, io sono d’accordo con Luca Sofri che sostiene che stia succedendo esattamente il contrario.
Che Renzi cioè stia mettendo insieme tante persone che la pensano diversamente e che è l’opposto di quello che ha fatto il PD fin qui.

Le due idee di sinistra che si scontrano, quindi sono queste, davvero: quella di chi pensa che opinioni tanto diverse non possano stare nel consenso a un solo partito, e ragionevolmente aspirerà quindi a rappresentare con quel partito un massimo del 15-20% di elettori, se è molto bravo. E quella di chi, realisticamente, sa che se si vuole avere una delega e una rappresentanza maggiore – e quindi la legittimazione democratica a governare e cambiare le cose – le si otterranno da comunità di elettori che sono per forza diverse e lontane su molti temi, ognuna delle quali sarà sempre scontenta di una o molte cose fatte e annunciate.

Entrambe le idee sono del tutto ragionevoli e sensate: la prima ha guidato la sinistra per anni nell’ambizione che gli italiani diventassero tutti simili e comunisti, e poi tutti simili e diessini, e poi tutti simili e piddini. Non è successo, come si nota, e anzi è successo il contrario. La seconda idea guida Renzi nell’ambizione che gli italiani diversi diventino piddini condividendo quest’idea di diversità e convivenza. Non è detto che non vada a sbattere anche lui. Ma non sta dividendo la sinistra, sta facendo il contrario.

Luca

E se succedesse a tua figlia? Riflessioni sulle foto di Jennifer Lawrence

Ci sarebbero alcune riflessioni da fare dopo il caso delle foto rubate dai telefoni di alcune attrici americane e pubblicate ormai in ogni dove.

La prima, quella più banale, da buon padre di famiglia è questa: mandate la foto di voi nude soltanto a vostra madre, o a vostra sorella se è più brutta di voi e non è gelosa, a nessun altro. Il fidanzato od il marito che oggi vi ha giurato eterno amore, domani potrebbe non prendere bene la fine del vostro legame e far vedere le vostre foto a chiunque. Se lo fate, sappiate che correte un rischio e che questo rischio è alto, perché quando una foto finisce su internet, ci resta per sempre, non c’è diritto all’oblio che conti.

C’è poi un’altra riflessione importante che andrebbe fatta (la fa, tra gli altri, Massimo Mantellini) ed è quella sulla consapevolezza che ognuno di noi ha degli effetti che possono avere le nostre azioni quando prendiamo in mano il nostro smartphone. Dubito che tutti siano consapevoli che le proprie foto vengono probabilmente archiviate sul cloud, cioè materialmente su alcuni server sparsi in giro per il mondo e che quei server, come tutti i computer del mondo, possono essere violati da gente brava che fa quello come lavoro o come hobby. Perfino le foto cancellate, o che voi credete cancellate, potrebbero nel frattempo essere state archiviate sul Cloud.
Non mi fraintendete, è un servizio ottimo ed utile, ma dubito che tutti gli utilizzatori di smartphone siano consapevoli di cosa sia il servizio cloud che potrebbero aver attivato sul loro dispositivo. E sono quasi sicuro che in molti ignorino il fatto che dai metadati di una nostra foto sia perfino possibile ricavare le coordinate GPS del luogo in cui è stata scattata e che quindi sia molto facile risalire addirittura al nostro indirizzo di casa.

Da ultimo, ma credo sia giusto evidenziarlo, c’è una strana dicotomia tra il livello di indignazione che molti in rete hanno manifestato a favore del diritto alla privacy nel caso che le nostre corrispondenze vengano intercettate dall’NSA o da qualsiasi altro organismo di spionaggio, e l’assoluta nonchalance con la quale gli stessi individui si sono precipitati a condividere ed a commentare le foto di Jennifer Lawrence così come mamma l’ha fatta (Luca Sofri giustamente lo evidenzia).
Non importa che la Lawrence sia una star del cinema. Lei come chiunque altro ha il diritto di non vedere gettate in pasto ai maiali le sue foto private.

Quando andate in giro a cercare le foto della Lawrence nuda e ne ridacchiate con i colleghi, pensate che domani potreste arrivare in ufficio e trovare gli stessi colleghi ridacchiare con la bavina alla bocca mentre guardano le foto di vostra figlia.

Il rispetto che pretendiamo per noi stessi, dovremmo riuscire ad esercitarlo anche sugli altri.

Luca

Renzi trionfa, Grillo perde, ma il M5S tiene botta

Due o tre cosette sulle elezioni europee.

Posso dire di essere molto felice del risultato del PD perché lo ritengo, nonostante le tante magagne, l’unico partito in grado di pilotare l’Italia in tempi così difficili.
Poi sono elezioni europee, e sarebbe bene non dimenticarlo, perché il paragone con le politiche sarebbe forzato (vi ricordate i radicali al 12%?).
Ma la vittoria di Renzi ha dell’incredibile; nessun partito aveva mai lontanamente raggiunto un risultato di questo tipo alle elezioni europee.

Il PD vince prendendo probabilmente tutti i voti di Scelta Civica, una parte di voti del centro-destra e molto altro, compresi i voti di sinistra. Perché, escludendo il misero 4% di Tsipras e qualche spicciolo dei verdi, a sinistra del PD continua ad esserci il vuoto.

Grillo perde la faccia, più che le elezioni, perché se prometti di prendere il 30% e poi raggiungi il 21 allora la tua è una disfatta.
Ma se fossi un attivista del Movimento 5 Stelle non sarei poi del tutto scontento.
Se è vero che non riescono a ripetere il risultato delle politiche, è anche vero che si confermano il secondo partito in Italia pagando un dazio scontato all’astensionismo tipico delle elezioni europee. Un anno fa il sentimento di protesta contro i partiti aveva probabilmente raggiunto il suo massimo e Renzi ha indubbiamente ridato una parte di credibilità alla classe politica. Come scrive bene oggi Luca Sofri, non era poi così difficile da prevedere il risultato di Grillo.

Non era difficile, infatti, immaginare un risultato più verosimile (per quanto il successo del Pd sia straordinario): il M5S in questo anno ha compattato i suoi, ma non ne ha convinti molti di nuovi e meno militarizzati; quelli li aveva presi l’anno scorso, quando l’aria di protesta contro i partiti era al suo massimo, prima che arrivasse Renzi a riprendersene molti. E in più, queste erano elezioni europee, nelle quali quella gran massa di “elettori del comico che fa ridere e gliele canta” sono meno motivati. E così il M5S ha perso due milioni di voti.
Non c’erano molte ragioni logiche per cui il M5S dovesse andare meglio di un anno fa, e ce n’erano diverse per cui avrebbe dovuto andare peggio. Eppure, ci siamo messi paura di sbagliare e abbiamo sostenuto il contrario, solo perché Grillo sbraitava molto, come ha sempre fatto.
Siamo gente che ha paura di sbagliare, e paura di farsi beccare impreparata.
Anche per questo uno come Renzi vince.

Un paio di evidenze vengono fuori dai risultati di queste elezioni.

Renzi convince molti italiani che lo ritengono credibile perfino più di quanto non lo facciano i suoi colleghi di partito.
I commentatori politici ed i sondaggisti non hanno ancora capito la novità che il messaggio di Renzi porta con sé; provare ad ingabbiarlo nelle consuete architetture partitocratiche porta a trarre conclusioni sbagliate.
Ed è quello che è successo.

Luca

I motivi di una delusione

Matteo Renzi mi ha deluso profondamente.
Lo dico dall’alto del mio renzismo della prima ora.

La forma in politica, ma forse anche nella vita, è sostanza.
Il fine non giustifica i mezzi e non conta soltanto fare le cose, ma è importante anche il percorso che ci porta a realizzarle.

Arrivare a fare il primo ministro, non aspettando un’investitura popolare, ma giocando sottobanco con una manovrina di palazzo, smentisce tutto quello che Renzi aveva promesso in questi anni.
La forza del sindaco di Firenze era stata infatti proprio la spinta ad investire in un’idea di Italia schietta, che lavora alla luce del sole, che rifiuta gli inciuci e le scorciatoie, che auspica la vittoria della meritocrazia nella politica e nella società, che si distanzia dai gruppuscoli e dagli interessi particolari.

Tutto questo, Matteo Renzi l’ha smentito in un giorno solo, decidendo di salire al potere spodestando in modo greve Enrico Letta, al quale fino ad un giorno prima aveva promesso fedeltà.

So bene che Renzi era ormai nell’angolo, che si sarebbe probabilmente logorato aspettando una nuova legge elettorale che il parlamento non avrebbe varato e che avrebbe probabilmente incassato una sconfitta alle prossime elezioni europee (l’interpretazione di Francesco Costa è intelligente, ma è secondo me fin troppo benevola).
Se io fossi stato in lui, avrei però proprio aspettato il risultato delle europee.
Allora si, risultati alla mano, che non sarebbero potuti essere che negativi per il PD, avrebbe potuto pretendere un cambio di passo deciso ed avrebbe potuto avvicendare Enrico Letta in maniera più signorile.

Invece no.
Matteo Renzi ha scelto la strada più facile, non quella meno battuta come ha detto lui citando avventatamente una poesia di Robert Frost.
E facendo questo, per me ha sporcato tutto quello che di buono aveva fatto fin qui.
Lo dice benissimo Luca Sofri in un post che condivido dalla prima all’ultima parola.

Ecco, abbiamo pensato che si dovesse cominciare a cambiare tutto questo, in ogni singolo atto, offrendo modelli convincenti e nuovi, con l’obiettivo del bene di tutti e non del male del nemico a costo di affondare tutti, o almeno con quello di “fare bene le cose”. Abbiamo pensato che il mezzo fosse il fine, insomma: e che il percorso sia il traguardo, perché la vita delle persone e delle nazioni è fatta di continui percorsi e rari traguardi figli di quei percorsi.

Per queste ragioni, quello che è successo in questi giorni è di per sé un fallimento, a prescindere dalle illusioni sui suoi risultati futuri. Perché è stato il tradimento di tutto questo e l’adeguamento a tutti i peggiori meccanismi citati: lo smentire quel che si è appena detto, il fregare con trucchi e prepotenze il prossimo, lo scantonamento dai percorsi corretti, la pretesa di decidere per tutti senza averne mandato né consenso, e altre mille ne potremmo aggiungere che abbiamo visto in questi giorni. Il cui risultato è stato portarci di dieci caselle indietro, invece che avanti.

Detto questo, mi auguro che Renzi faccia bene, che riesca davvero a portare aria nuova in questo paese.
Mi auguro che le modalità con le quali ha preso il potere restino la sua unica macchia.

Di certo, per noi renziani della prima ora, il 13 Febbraio 2014 resterà la nostra perdita dell’innocenza.
Tutto quello che verrà, non sarà mai bello come sarebbe potuto essere.

Luca