La democrazia nei paesi arabi

In tanti abbiamo dubbi sull’effettiva svolta democratica dei paesi investiti dalla cosiddetta Primavera Araba.

L’uccisione dell’ambasciatore americano in Libia getta un’ombra lugubre sul futuro di questi paesi.

In questi momenti bisogna però tenere la mente fredda e provare a non farsi prendere dal disfattismo.
Lo ricorda Daniele Raineri, giornalista del Foglio che ha seguito da vicino quel mondo.

Le transizioni sono lente e dolorose, le cose non cambiano nel giro di un anno.
La svolta democratica in Libia c’è stata, ora auguriamoci che possa proseguire.

Luca

I massacri di civili in Libia

La decisione del governo di bombardare la Libia può stupire soltanto gli ipocriti.
Questa cosa che l’Italia debba partecipare alle guerre senza fare la guerra è una contraddizione in termini.

È più sensata la posizione di chi non vuole la guerra, a prescindere, ed è la posizione che in tanti vorremmo sempre riuscire a sostenere.

Ma ci sono poi le situazioni in cui alcune popolazioni sono vessate dai loro dittatori ed in quel caso è lecito chiedersi se un intervento armato possa aiutare i civili.
Ovvio che i morti ci sono e sono spesso innocenti, ma ci sarebbero comunque.

Allora che fare?
Guardare i massacri ed aspettare che cessino?
Non far nulla perché in altre mille occasioni simili è quello che abbiamo sempre fatto?
Difficile dire cosa sia giusto.
In fondo i nostri governanti sono lì proprio per prendere decisioni difficili come questa al posto nostro.
La storia li giudicherà.

Su tutto, però appare stucchevole l’appello di Emergency che chiede all’Onu “di negoziare un cessate il fuoco e garantire un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile”.
Semplicemente perché sono mesi che l’ONU glielo chiede a Gheddafi e sono mesi che il leader libico continua a massacrare i civili.
Poi si può dire che la guerra è sbagliata e fa schifo.
Ma bisogna anche dire che l’intervento della NATO sta cercando di fermare proprio quei massacri.

Emergency fa cose splendide e tutti gliene siamo grati.
Ma certe sue prese di posizione politiche sono obiettivamente incomprensibili.

Luca

Tim Hetherington e Chris Hondros

tim hetherington
A soldier resting at Restrepo bunker in Afghanistan, named the World Press Photo of the Year for 2007.

Due fotografi sono morti in Libia colpiti da una granata.
Uno dei due era Tim Hetherington, grande fotografo di guerra, che vinse il World Press Photo nel 2007 con la foto qui sopra.

L’hanno scorso un suo documentario, Restropo, vinse il Sundance Film Festival.

Chris Hondros era in Libia per Getty Images ed aveva inviato alcune foto soltanto poche ore prima di morire.

Luca

Foto | Vanity Fair

Storie da Lampedusa

ngelina Perri, è un ostetrica che è in questi giorni a Lampedusa con Medici Senza Frontiere e racconta cosa succede là.

Angelina Perri, è un ostetrica che è in questi giorni a Lampedusa con Medici Senza Frontiere e racconta cosa succede là.

Oggi non ci sono stati sbarchi e ho avuto più tempo per seguire le mie pazienti che si trovano nei centri. Con l’aiuto del mediatore culturale Mohammed, sono andata alla “Loran”, una ex base NATO trasformata in centro di ricezione per i migranti in seguito al grande afflusso delle ultime settimane. Lì ho incontrato tre donne etiopi che erano arrivate sabato scorso a bordo di un barcone proveniente dalla Libia, con quasi 250 persone.
Le tre avevano affrontato il viaggio insieme e si sostenevano l’una con l’altra. Una aveva una bambina di un anno e mezzo mentre l’altra, sui venti anni, era incinta di otto mesi. Vivevano in Libia da quasi due anni e lavoravano come donne delle pulizie. Negli ultimi mesi hanno detto che non venivano più pagate.
Mahabouba – “amata” in arabo – aspettava il primo figlio, e quando l’ho visitata, aveva già delle contrazioni e avendo fatto un viaggio di cinque giorni, seduta sempre nella stessa posizione, temevo per la sua gravidanza.
Il marito era già in Italia da qualche settimana e le aveva inviato i soldi per il viaggio, ma lei non aveva il suo numero di telefono, perché l’aveva chiamata da un telefono in cui non appariva il numero e quindi non sapeva bene dove si trovasse ora in Italia. Il solo contatto che Mahabouba aveva, era della sorella del marito che vive in Inghilterra.
La ginecologa del poliambulatorio di Lampedusa l’ha sottoposta ad ecografia pelvica trans-parietale. Dall’esame non risultavano problemi, ma, per evitare complicazioni nel parto, Mahabouba, è stata mandata all’ospedale “Cervello” di Palermo. Mahabouba era disperata perché non voleva andare sola a Palermo. Quando ho chiamato il reparto di ostetricia, mi hanno detto che stava bene e che stava facendo la fleboclisi anche se era sola e non parlava con nessuno.

Luca

Sull’intervento in Libia

Leggevo ieri su Internazionale, ma è un’opinione diffusa che sentirete riproporre in questi giorni, che la strada giusta da percorrere in Libia sarebbe stata quella di fornire sostegno ai ribelli, che in pratica significa rifornirli di armi.

A me questa soluzione pare un po’ come dire: “Siccome non ci vogliamo sporcare le mani, facciamo in modo che vi ammazziate da soli”.
Non dico che questa non sia un’opzione, ma non mi pare particolarmente pacifista.

La soluzione sarebbe stata quella di non permettere a gente come Gheddafi di regnare in un paese per quarant’anni senza nessun rispetto delle persone e dei loro diritti.
Ma per questo ormai è tardi e pare perfino inutile ricordarlo.

Luca