E di nuovo il 25 Aprile

E di nuovo sentiremo gente alterare le verità storiche, dire che i vinti valgono quanto i vincitori, che le idee dei primi sono degne quanto quelle dei secondi, che non abbiamo liberato un bel niente, che oggi non si deve festeggiare.

In realtà oggi è uno di quei pochi giorni di cui ancora andare fieri.
C’era una dittatura fascista, c’erano un duce ed un re che avevano fatto carne da macello dell’Italia facendola stuprare dai tedeschi, con il consenso del Vaticano, nonostante tanti preti e cattolici antifascisti.
Il 25 Aprile quella dittatura non ci fu più ed iniziò un periodo di libertà e di democrazia che continua tuttora.

I bastian contrari lasciateli parlare.
Oggi c’è solo da festeggiare.

Luca

Cliccate sull’immagine per vedere la vignetta di Makkox dell’anno scorso.

makkox 25 aprile

Non devi guardarmi stupido cane

In un paese che per risparmiare due spiccioli pensa di togliere la festa del 25 Aprile è bene ricordare ancora una volta, anche se è offensivo e snervante doverlo fare, chi fossero i buoni e chi i cattivi.

Massimo Santamicone, aka Azael, ha scritto qualche tempo fa una poesia su Virginia.
Chi è Virginia?
Virginia è questa bambina:

Il ventuno novembre del quarantatré, a Pietransieri, in Abruzzo, i tedeschi uccisero 128 persone che non avevano voluto abbandonare il paese. Si salvò solo una bambina di 7 anni, Virginia Macerelli, protetta da uno scialle e dal corpo morto della sua mamma.

Prima di incollarvi il testo di “Virgina che non si muove”, volevo dirvi che Azael è andato a cercare Virginia.
L’ha trovata, vive ancora lì, è una signora anziana e questa storia è impossibile che non vi commuova.

VIRGINIA CHE NON SI MUOVE

Non devi guardarmi
stupido cane
gira lontano vattene al fiume
quando tornano con la mitraglia
non devi annusarmi
vattene al fiume

Quando tornano con la mitraglia
vai a cercare
se proprio ti piace
ma vai da Domenico che sta a faccia in giù
vai da Angela e vai da Rosa
stammi lontano
stupido cane

Tu sei un cane
e non sai le cose
ma se mi guardi mi fai scoprire
tu non capisci e mi sbavi sul braccio
ma se mi sbavi mi fai ammazzare

Fai caldo a mia mamma
che non si muove
leccale il piede che è senza calze
ma non mi guardare ti prego cagnetto

Il braccio di mamma mi pesa sul petto
e se tu ti accucci come un gattino
non mi posso nemmeno girare
vai da Assunta che non si gira
e leccale il sangue secco dal viso

Io ho paura e non devo guardare
ma se sento i tuoi passi
e respiro più forte
vai da Matilde che non respira
con lei potrai stare senza fare rumore

Vai da Erasmo che è tutto infangato
tira via il fango
ma non farlo svegliare
io ho la mamma che mi copre la faccia
ma lui ha solo un albero e non si può riparare

E se giri tra i piccoli che dormono zitti
fai loro un segno, muovigli i piedi
tu che sei cane anche se abbai
se anche ritornano
ti lasciano stare

E vattene al bosco che è scuro e pauroso
cerca tra gli alberi col muso bagnato
lì ho i miei fratelli che non hanno paura
e se vedi che loro non parlano ancora
torna da me senza fare rumore

Stanotte fa freddo cane cattivo
ma io ho lo scialle che mi copre le braccia
e copre anche quelle della mia mamma
che non trema e sta ferma
e mi tiene la faccia

Se tu non mi guardi
e mi lasci star buona
ci riuscirò pure io a star ferma in silenzio
come la mamma e i grandi nel campo
Assunta, Angela, Errico e Maria
e tutto il paese che dorme nel buio

Son tutti bravissimi e nessuno si muove
così quando tornano con la mitraglia
non sparano più e ci lasciano stare
non so perché ci hanno fatti scoppiare
non so quegli spari, le urla e il rumore
ma ora dobbiamo soltanto star buoni
dobbiamo soltanto resistere ancora

E tu scappa cagnetto
vattene al fiume
che qui stiamo zitti
perché siamo bravi
scappa piano e non farti vedere

Domani se torni ti porto al paese
e dico alla mamma se ti posso tenere
ma ora ti prego non farmi scoprire
se tu te ne scappi io ti vengo a trovare

Tu scappa cagnetto
vattene al fiume
qui noi stiamo fermi, in silenzio, sull’erba
qui noi resistiamo
perché siamo buoni.

Luca

Per dignità e non per odio

C’è sicuramente una cosa di cui deve andar fiero questo paese, ed è la resistenza al nazi-fascismo.
Ricordiamolo anche quest’anno.

C’è sicuramente una cosa di cui deve andar fiero questo paese, ed è la resistenza al nazi-fascismo.
Ricordiamolo anche quest’anno.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

(Piero Calamandrei)

Da Wikipedia
Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l’esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Tale gravità fu smentita dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.
Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, “Lo avrai, camerata Kesselring…”, il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia di Kesselring stesso, deposta dal comune di Cuneo, e poi affissa anche a Montepulciano, in località Sant’Agnese, a Sant’Anna di Stazzema, ad Aosta, all’ingresso delle cascate delle Marmore e a Borgo San Lorenzo, sull’antico palazzo del Podestà.

Luca

Tanto perché non crediate che mi sia scordato

L’epigrafe di Piero Calamandrei che così rispose ad Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia, che nel 1952 dichiarò che non aveva nulla da rimproverarsi, ma che gli italiani dovevano essergli grati per il suo comportamento durante i 18 mesi di occupazione, tanto che avrebbero fatto bene a erigergli un monumento.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Luca

Parole sante

Per una volta sono d’accordo con quanto detto da Berlusconi:

La lotta al nazismo fu il valore fondante dell’Italia, no all’equidistanza fra partigiani e fascisti.

Ma anche, e forse di più, con quanto detto da Franceschini:

Una cosa è il rispetto e la pietà umana per i caduti di tutte le guerre, un’altra cosa è l’equiparazione. In quella guerra c’era chi era dalla parte sbagliata, insieme al nazismo e al fascismo, e c’erano i partigiani che stavano dalla parte giusta, insieme agli alleati, per restituire all’Italia libertà e democrazia.

Insomma, non mi ero scordato che sono passati 64 anni dalla liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo.

Luca