The Summit

Esce in Ottobre The Summit, il film che ricostruisce le vicende di quello che viene ricordato come il disastro del K2.

La notte in cui morirono 11 alpinisti e che vide tra i sopravvissuti l’italiano Marco Confortola.

Della tragedia si è molto discusso in questi anni, soprattutto sul ruolo delle spedizioni commerciali e le polemiche hanno investito lo stesso Confortola.
No way down, pubblicato un paio di anni fa, mise molto in discussione la versione data da Marco che, da parte sua, criticò la nuova ricostruzione.

Il film sicuramente non racconterà quello che è davvero successo in quel giorno di agosto del 2008.
Come in ogni storia di montagna che si rispetti, chi conosce la verità non è più qui per raccontarla.
Della verità dei sopravvissuti, invece abbiamo imparato a diffidare.

Luca

Almeno sono morti un pochino più comodi

Ci sono poche storie che mi affascinano come i racconti delle spedizioni in montagna.
Vita, morte, natura.

L’estate scorsa sul K2 ci fu un’ecatombe.
In una notte, per una serie di fatalità, morirono 11 alpinisti.

Tra quelli che riuscirono a sopravvivere c’è Marco Confortola, uno degli alpinisti più bravi che abbiamo in Italia.
La settimana scorsa Marco è stato ospitato da Daria Bignardi per presentare il suo libro “Giorni di Ghiaccio” nel quale racconta la sua versione su quei terribili giorni.

E’ una storia dura che commuove, soprattutto quando Marco racconta di come abbia cercato di spostare due alpinisti coreani che erano rimasti appesi a testa all’ingiù per tentare di farli morire in una posizione un po’ più comoda.

Ci furono tante polemiche in quei giorni.
Marco tentò poco dopo il suo ritorno di spiegare quello che era successo.
Del resto lui porta una macchia indelebile, quella che hanno tutti i sopravvissuti: la colpa di essere vivi.

Marco Confortola, invece sembra una persona schietta.
Un montanaro vero, capace di cedere un suo guanto (avete idea di cosa significhi a 8300 metri?) per cercare di coprire il piede di un uomo rimasto senza scarpone e destinato a morire di lì a poco.
Capace anche di ritardare la discesa e di usare le ultime forze per cercare di far morire più dignitosamente due persone.

Luca

Il K2 di Marco Mazzocchi


Stavo sonnecchiando sul divano, quando sullo schermo della TV mi appare la faccia di Marco Mazzocchi tutto imbacuccato dentro una tenda.
Mi rendo conto che è la seconda puntata del reportage sulla missione italiana che quest’estate ha tentato di scalare il K2.
La settimana scorsa avevo visto la prima puntata.
Come tutti i documentari di alpinismo, mi era molto piaciuto.

Insomma, il documentario era quasi finito e due italiani avevano appena raggiunto la vetta.
Uno scenario incredibile, ma è tardissimo, sono le 18:30 e si sa che il K2 uccide soprattutto durante la discesa.
Guardo Mazzocchi che parla alla radio con uno dei due italiani.
Sono in mezzo ad una tempesta di neve, è notte e non riescono a vedere le tende del Campo 4.
Dopo un po’ vedono la luce e raggiungono gli altri due italiani che avevano rinunciato alla conquista della vetta, sono arrivati al Campo 4.
La mattina dopo Mazzocchi parla con uno dei due italiani e scopre che l’altro al Campo 4 non è mai arrivato. Durante la discesa è rimasto indietro e non è più arrivato alla tenda.
Insomma, è morto.
Impossibile che sia sopravvissuto una notte intera sotto una tempesta di neve.

Sarà che a me queste storie sul K2 mi hanno sempre affascinato, ma insomma, ecco, ci sono rimasto male.
Mica puoi fare una trasmissione drammatica con Mazzocchi…
Io sono abituato a vederlo alla Domenica Sportiva.
Ed invece è stato bravo.

L’alpinista che è morto si chiamava Stefano Zavka, era una guida alpina di Terni ed è morto il 20 Luglio sul K2.
Il corpo non è ancora stato ritrovato.
Questo era il suo sito.
Approfondimenti sulla storia li potete trovare su Montagna.tv.
Ci sono state inevitabili polemiche, soprattutto perché Zavka è stato lasciato indietro senza avere la radio che ha invece permesso al compagno di salvarsi.

Questa è la lettera scritta dall’alpinista superstite al compagno scomparso.
Mica tutti nasciamo eroi.

Luca