Dove sono i fondi per l’Aquila?

Oggi, su La Stampa ho letto una lettera di Jovanotti con la quale, a nome degli Artisti Uniti per l’Abruzzo, chiede al Ministro Bondi che fine abbia fatto il milione di euro raccolto con la vendita del CD Domani.

La canzone è diventata un grande successo e il cd è stato il più venduto del 2009 raccogliendo 1.183.377,35 euro. Questi soldi sono stati versati sul conto corrente del ministero dei Beni Culturali con l’impegno preciso di far utilizzare quel denaro per le ricostruzioni, rendendo tracciabile in totale trasparenza il percorso di ogni centesimo.

Questa trasparenza è un dovere che sentiamo nei confronti degli abruzzesi, di coloro che hanno comprato la canzone e di noi artisti che abbiamo aderito all’iniziativa. Abbiamo deciso di devolvere il denaro ad una ente governativo perché crediamo che oggi sia urgente e possibile ristabilire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini.

Alle nostre ripetute domande sui tempi e i modi relativi all’utilizzo dei soldi raccolti il Suo Ministero non ha mai risposto in modo chiaro. Le scriviamo direttamente per avere il Suo sostegno per quel che riguarda l’utilizzo del denaro da noi raccolto. I ricavati dalle vendite di «Domani 21/04.2009» sono stati dall’inizio riservati ai lavori di ristrutturazione del Conservatorio e del Teatro Stabile d’Abruzzo: il Suo Ministero ci ha comunicato che ad ora l’unica destinazione è il Conservatorio Alfredo Casella che però ci risulta essere nella zona rossa de L’Aquila e dunque a tutti è chiaro che chissà quando e se cominceranno i lavori di ricostruzione. Vista la situazione ancora drammatica in cui versa la popolazione abruzzese crediamo che sarebbe più sensato individuare insieme una destinazione più prossima e tangibile, che consenta ai cittadini d’Abruzzo di utilizzare SUBITO queste risorse che, seppur poche e di certo inadeguate alle dimensioni delle loro grandi difficoltà, potrebbero almeno contribuire a risolvere qualcosa e soprattutto nell’immediato.

Intanto alcuni albergatori abruzzesi si trovano costretti a sfrattare i terremotati perché da Gennaio ricevono soldi con il contagocce e rischiano il fallimento.

Luca

Vorrei capire perché vi arrabbiate

Quando qualche anno fa aprii il mio primo blog (su lucacicca.blogspot.com) lo feci soprattutto come terapia per combattere la mia scarsa capacità di comunicare con il prossimo.
Da ragazzo ci fu qualcuno che mi soprannominò “luca, parla!”

Per molto tempo il blog è rimasto uno sfogo quasi privato, letto da quasi nessuno.
Poi qualche amico lo ha scoperto, qualcuno lo ha detto ad altri e così è successo che ho iniziato a dover realmente meditare le parole che scrivo qui.

Nonostante questo è capitato più volte che qualcuno si sia arrabbiato.
Hai voglia a pensare prima di scrivere.
Qualcuno lo scontenti sempre.
E’ come se, specialmente la gente che ti conosce, restasse stupita di conoscerti veramente.

Ci sono poi quelli che dissentono senza arrabbiarsi e quelli sono sempre i benvenuti.

Tra quelli che si arrabbiano molto di solito ci sono sempre persone piuttosto conosciute.
Ecco, mi sono accorto soltanto ora che un paio di giorni fa ho fatto arrabbiare addirittura Jovanotti che ha commentato il post che ho scritto riguardo le polemiche inerenti le iniziative benefiche dei cantanti italiani a favore dell’Abruzzo.

Insomma, qui devi stare attento a quello che dici, perché la gente ti sgama.

Lorenzo, non è che hai bisogno di un addetto stampa?
Guarda che sono bravo!

Luca

Sono più buono io

A furia di fare iniziative in favore dell’Abruzzo succede che non si capisca più dove finisca la solidarietà e dove inizi la voglia di promuovere la propria immagine.
Il mondo musicale italiano si è talmente dato da fare per l’Abruzzo che le iniziative finiscono per sovrapporsi e per annullarsi tra loro.

Franco Zanetti, il direttore di Rockol si è arrabbiato molto, anche perché il concerto del progetto Insieme per L’Abruzzo, nato per primo e promosso da Rockol, sembra sia andato piuttosto male.
D’altra parte se la Pausini, Jovanotti e i Negramaro ti remano contro, o quanto meno non a favore, è difficile che le cose possano andare nel verso giusto.

So di artisti che hanno proposto un proprio concerto gratuito, a proprie spese, a un teatro di Roma, e che si sono sentiti rispondere che l’affitto del teatro e le spese del personale andavano comunque pagati.
So di concerti organizzati sull’onda di un apprezzabilissimo e rispettabilissimo coinvolgimento emotivo personale e che si sono risolti (purtroppo, purtroppo) in insuccessi di pubblico e, quindi, di incassi; e i cui organizzatori hanno espresso riserve critiche su iniziative pro Abruzzo di altri (colleghi, fra l’altro).
So di quotidiani che decidono – inaccettabilmente sotto ogni punto di vista – di non scrivere di iniziative di enorme rilievo, anche mediatico, perché un altro quotidiano ne ha già scritto.
[…]
Ora: io sono indignato e disgustato e schifato – non sorpreso, intendiamoci: conosco troppo bene l’ambiente in cui lavoro da decenni per stupirmi di meschinità, ripicche, ottusità, gare a chi ce l’ha più lungo. E conosco troppo bene l’ambiente in cui lavoro da decenni per sapere che la proposta che sto per avanzare non otterrà ascolto. Ma la faccio ugualmente. E faccio mia una frase di Franz Di Cioccio, sempre nell’intervista a “La Repubblica” di cui sopra:
“Sarebbe bello che poi tutto confluisse in una unica iniziativa benefica, sennò vuol dire che la musica non è ancora sufficientemente grande e matura per questi gesti di solidarietà e ci si perde nei personalismi e nei protagonismi”. Di Cioccio, naturalmente, ipotizza che l’unica iniziativa benefica sia la sua “Insieme per l’Abruzzo”. A me non importa un beneamato cazzo in quale, delle iniziative in corso, possano confluire le altre. M’importa solo che sia in grado di far arrivare soldi veri e da subito dove ce n’è bisogno.
Per uscire dal generico: visto che martedì 5 maggio a Roma ci sarà la conferenza stampa del progetto “Domani”; e visto che, pare, giovedì ci sarà la conferenza stampa del progetto “Amiche per l’Abruzzo”; io credo che lunedì 4 maggio i promotori delle quattro iniziative di cui ho parlato finora (non ho nominato quella del mio editore, “La musica per L’Abruzzo”) dovrebbero incontrarsi, confrontarsi, parlarsi, e uscire dalla stanza con un progetto comune.
Lo faranno?

Auguriamoci che lo facciano.

Luca