Sono un po’ più di dieci, ma sono questi i saggi che servirebbero al nostro paese.
Luca
Il paragone è ovviamente forzato, ma ci sono così tante differenze tra la strage del Cermis e il caso dei Marò italiani?
Militari che all’estero sono accusati di aver compiuto un omicidio e che sfuggono al processo per tornare in patria.
I segnali, che prima o poi avremmo tentato la furbata c’erano già stati a Natale.
Fino a prova contraria, i nostri militari hanno ucciso due pescatori scambiandoli per pirati.
Sarebbe giusto che il processo si celebrasse in India, come ritenemmo giusto che il processo contro i militari che buttarono giù la funivia del Cermis si dovesse celebrare in Italia.
Gli americani assassini, gli italiani eroi.
Auguri.
Luca
Per noi che abbiamo adorato, e non esagero, la glacialità di Mario Monti, vederlo oggi riportato al livello di un qualunque candidato in cerca di consenso, è un’enorme delusione.
Non è il suo mestiere, non lo potrà mai essere.
Non si capisce perché sia salito in politica.
Massimo Gramellini, dopo aver visto lo spot eletorale di Scelta Civica, dice più o meno le cose che penso io:
Lo spot del candidato Monti Mario instilla una nostalgia canaglia per il preside sadico degli esordi, quello che asciugava le lacrime della Fornero con un ghigno e mai si sarebbe fatto fotografare nell’atto di mangiare pizze e accarezzare bambini, piuttosto il contrario. Dopo vent’anni di simpatia cialtrona, la sua cattiveria veniva presa per sintomo di serietà. La campagna elettorale lo ha scaraventato nel campo del nemico, ma arcitaliani non ci si improvvisa. È il lavoro di una vita. E guardando lo spot si capisce che lui quel lavoro non lo ha mai fatto. La colonna sonora ricorda la filodiffusione del dentista e la sua voce ha l’epos di un navigatore satellitare che ti intima di prendere la seconda a sinistra dopo la rotonda. Per renderlo umano – errore, a noi piaceva disumano – gli esperti lo hanno infilato a forza nei panni di nonno Mario, sdraiandolo sul tappeto del salotto, dove lui si muove con la disinvoltura di un robot che teme di sgualcire la piega metallica dei pantaloni mentre finge di giocare alle costruzioni coi nipotini ipermontiani (non un pezzo di lego sul pavimento) vestiti tutti a strisce orizzontali. A metà video nonno Mario si trasforma nel Grillo Badante che con accenti sobriamente populisti promette di abbattere la Casta, mostra una sfilza di auto blu e chiama «loro» i politici, dimenticando che fra quei «loro» ci sono anche i «suoi » Casini e Fini. Poi è di nuovo nonno Mario col nipotino che a scuola chiamano Spread: gli sta leggendo un libro, magari dopo lo interroga.
Se può, signor preside, rigiri lo spot durante una sessione di esami in Bocconi. Almeno sarebbe se stesso.
Che poi sono le cose che scrive anche Luca Sofri.
Dall’uomo delle agognate “scelte impopolari” alla ricerca di popolarità a tempo pieno. Le sue rarefatte e scelte presenze televisive – ognuna un evento – sono diventate un affollamento in tutti palinsesti a dire le cose di tutti, con contorno di apparizioni stradali culminate nelle foto con i passanti e il bacio dei neonati: a cui associa un’espressione e dei gesti di totale goffaggine, a testimonianza della sua inadeguatezza in queste forzate esibizioni. Perché è disumano, nel senso così e così del termine. Quella gente lì, non gli interessa, e si vede (da PresdelCons non è mai andato “tra la gente” nemmeno quando sarebbe stato saggio e utile, nemmeno in nessuna emergenza).
Si è inventato di essere uno qualunque, ma senza esserlo: a differenza di Berlusconi. Ecco, immaginate Berlusconi che dall’oggi al domani prova a essere uno schivo e distinto signore di parche e ficcanti battute, e tratta tutti dall’alto in basso come se avesse altro da fare.
Suonerebbe come minimo artificioso e falso, come lo sembra Monti in questa sua nuova incarnazione: e lo spot diffuso ieri conferma totalmente questa sua rigida artificiosità.
Luca
Mi ero perso la lettera scritta tre mesi fa dal nuovo sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini.
Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore. Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola? Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce. Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore. In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche. Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.
Val la pena rileggerla, in giorni in cui la politica sembra avere un orizzonte limitato al 25 Febbraio.
L’unica lodevole eccezione è quella del PD, che domani tramite Livia Turco proverà a riprendere un dialogo con l’isola che da anni ormai rappresenta il primo porto sicuro per un fiume di migranti disperati.
Luca
Cinque bravi giornalisti, Beniamino Pagliaro, Fabrizio Goria, Piero Vietti, Nathania Zevi e David Allegranti, hanno ideato un progetto tanto semplice quanto interessante.
Si chiama Good Morning Italia, ed è una specie di rassegna stampa condensata sulle notizie più importanti della giornata.
Good Morning Italia è pensato per orientare la giornata in un’epoca di abbondanza dell’informazione, in cui essere informati è un elemento chiave di competizione, e in cui il tempo è la risorsa più scarsa e preziosa.
Mi pare una ottima idea.
Luca