Francesco Costa analizza il voto

Il mio commentatore politico preferito, Francesco Costa, ha fatto l’analisi del voto di ieri che preferisco.

Il risultato del Movimento 5 Stelle a queste amministrative cade nello stesso filone dei successi dell’Italia dei Valori alle europee del 2009 o dei Radicali alle europee del 1999: risultati ottenuti da un partito che correva nelle migliori condizioni politiche possibili. Situazioni irripetibili
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Il Movimento 5 Stelle probabilmente non avrà più l’occasione di concorrere alle elezioni in condizioni così favorevoli. Per questo penso che il risultato di queste amministrative ci abbia dato la misura della sua massima potenzialità espansiva: luna di miele a parte, chi non ha votato M5S questa volta probabilmente non lo voterà mai. Quando un partito di dimensioni intorno all’1-2 per cento giocò con condizioni così favorevoli – i Radicali nel 1999 – prese l’8,4 per cento. L’Italia dei Valori raddoppiò le dimensioni del suo consenso in un anno, in condizioni così favorevoli: prese il 4,3 per cento alle politiche del 2008 e l’8 per cento alle europee del 2009 (oggi i sondaggi danno l’IdV tra il 5 e il 6 per cento). Certo, il Movimento 5 Stelle si è preso uno spazio. Nelle città del centronord – e solo lì – può galleggiare stabilmente intorno al 5-6 per cento, che non è poco, può ottenere risultati straordinari in circostanze straordinarie e provocare cambiamenti anche negli altri partiti.
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Resta la questione del voto in uscita dal centrodestra e di chi lo intercetterà. Una possibilità è che non lo intercetti nessuno di forte e strutturato, almeno per un periodo: un pezzo nell’astensione, un pezzo a Grillo, un pezzo alla Lega ricostruita. Un’altra possibilità è che succeda un altro cataclisma simile all’arrivo di Berlusconi nel 1994, capace di rimescolare tutto, ma non vedo chi possa avere questa forza dirompente (Montezemolo e i suoi potrebbero provarci). Il Terzo Polo non mi sembra in grado di coltivare simili ambizioni, nemmeno in una sua versione rinnovata. E quindi non resta che il PD, unico partito rimasto in piedi. Può vincere le elezioni alla Hollande, diciamo, restando l’ultimo in piedi: andare sul sicuro, ma rischiare di fare la fine dei Progressisti del 1994. Oppure può cercare di intercettare un pezzetto dei consensi in uscita dal centrodestra, mettersi al centro del campo politico, fare da polo attrattivo verso gli elettori prima che verso i partiti, anche i potenziali alleati, su cui esercitare egemonia e influenza senza subalternità. Un tempo l’avremmo chiamata vocazione maggioritaria.

Game, Set, Match.

Luca

Non è che siamo diventati tutti amici dei mafiosi

Pino Arlacchi, storica figura dell’antimafia, amico personale di Falcone e Borsellino, si è autosospeso dal suo partito, l’IDV, dopo le dichiarazioni di Di Pietro seguite alle contestazioni contro Schifani alla festa del PD di Torino.

Sono lontano anni luce da Renato Schifani, mi batto da una vita contro gli ambienti geopolitici da cui proviene il presidente del Senato. Non l’avrei invitato a nessun dibattito, inutile dirlo. Però – e qui è il punto – fino a che non ci saranno prove certe emerse da procedure democratiche e nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali, Schifani non può essere etichettato e additato al pubblico ludibrio come mafioso e non può essere né insultato né zittito. Se si trova in un’occasione pubblica ha il diritto di parlare. Vale per qualunque cittadino. Chi ignora queste cose, distrugge la credibilità di ogni lotta per la legalità.

Se c’è un merito del movimento antimafia italiano, me lo lasci dire, è quello di aver sempre rifiutato qualunque forma di protesta violenta e incivile. Dalla sua nascita, negli Anni 40, fino a quando negli Anni 90 è diventato movimento di massa, era ben presente un filo comune: nessuna concessione alla violenza fisica e verbale. È sempre stato un movimento democratico guidato da persone illuminate che hanno saputo incanalare la giusta incazzatura della gente nell’alveo democratico.

neanche nei momenti più difficili, abbiamo pensato di privare dei suoi diritti un criminale. Abbiamo saputo costruire dei miracoli come il maxiprocesso senza torcere un capello ai mafiosi. Questo è il grande patrimonio dell’antimafia che bisogna maneggiare con cura. I ragazzi con le agende rosse? Non li capisco. Anche perché probabilmente Paolo Borsellino non aveva proprio nulla di segreto in quella sua agendina: lui e Giovanni Falcone odiavano i diari, è noto. Ma indipendentemente da questo, a chi sta protestando dico: continuate ad arrabbiarvi e manifestare, però nel rispetto delle regole e della democrazia. E leggete più libri, oltre ai giornali e agli atti giudiziari.

Di Pietro non lo riconosco più. Mani pulite è stato un altro grande esempio di democrazia che si è fatta sentire. Però i processi non si sono mai svolti su Facebook e sui giornali ma nei tribunali.
Il perché di questa trasformazione del leader idv Arlacchi lo intravede nel timore che «forse ha di Beppe Grillo e dei suoi consensi. In modo ingiustificato, secondo me. Inseguire quelle posizioni estreme, gliel’ho detto più volte, non paga. E allontana il progetto di rendere l’Idv un grande partito di popolo capace di parlare a tutti. Si sta cacciando in un cul de sac. Per questo mi autosospendo. E finché non vedo un’inversione di rotta non torno indietro.

Luca

Via | Francesco Costa

Noi del PD siamo di applauso facile

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.
mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Se avete tempo, guardatevi il video di Di Pietro e Marini alla Festa del PD di Torino.
E’ istruttivo.
Capirete perché il PD non può allearsi con l’Italia dei Valori di Di Pietro.

Non ho tempo per spiegarvi perché.
Non ho nemmeno voglia di spiegare perché mi fanno venire la nausea quegli applausi scroscianti ad uno che auspica che ad un condannato venga proibito di parlare in pubblico.

I casi sono due.
O il Partito Democratico ha una base con idee confuse sulla democrazia, oppure il pubblico presente alla Festa del PD era composto tutto da infiltrati dell’IdV.
Temo che sia valida la prima ipotesi.

Del resto, non più tardi di un anno fa, sempre alla Festa del PD, ma quella volta era a Genova, il pubblico tributò un’ovazione a Gianfranco Fini che disse le seguenti parole:

A proposito di G8, come italiano sono soddisfatto che la Corte europea abbia detto in maniera inequivocabile che Placanica ha agito per legittima difesa.

Insomma, diamo agli applausi il peso che meritano.
Siamo un paese di pecoroni.
Tutti, non solo quelli che votano Berlusconi.

L’alleanza con l’UDC di Casini non la facciamo, ma non facciamo nemmeno quella con Di Pietro.
Siamo maturi per correre da soli.

Luca