Fact checking su Renzi

Sono stato renziano prima di voi.
Chi legge questo blog lo sa, ne parlo da anni, tanto da essere stato perfino ripetitivo.

Ho già detto che la dichiarazione di Renzi su indulto ed amninistia non mi è piaciuta per niente.
Dalla Annunziata, il sindaco di Firenze se ne era uscito con questa dichiarazione.

Noi siamo stati i primi in Italia ad aver fatto l’Icam (l’istituto custodia attenuata per le madri) per dire che le mamme detenute non stiano in carcere ma in una struttura ad hoc. Parliamo di cose serie!

Riccardo Arena, che cura radiocarcere su Radio Radicale, e che di prigioni se ne intende, ha sbugiardato Renzi.

Questa è un’affermazione che non corrisponde alla realtà.
Ed infatti a Firenze l’Icam non è ancora in funzione e i bambini detenuti sono con le loro mamme in cella nel carcere di Sollicciano.
Una realtà confermata anche dal dottor Luigi Pagano, vice capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria intervenuto durante la rubrica Radiocarcere in onda su Radio Radicale, ha spiegato: “Attualmente a Firenze non c’è un Icam”. E non è neanche vero che a Firenze sono stati i primi a istituire l’Icam: “Il primo Icam è quello di Milano, inaugurato nel 2006. segue quello di Venezia entrato in funzione quest’anno (…) no, a Firenze l’Icam non è ancora in funzione”.

Perché non c’è simpatia politica che possa sottacere le cazzate.
E Matteo Renzi, se vuole davvero governare questo paese, devo stare più attento alle cose che dice.
E prendersene le responsabilità.

E’ contrario a provvedimenti di indulto e di amnistia?
Bene, si prenda carico di questa scelta politica e non butti fumo negli occhi per sviare l’attenzione.

Luca

Via | Il Post

Amnistia, indulto, Renzi e Civati

Non mi sono piaciute per niente le parole di Matteo Renzi, contro amnistia ed indulto.
Sono una presa di posizione adottata in modo cinico sulla pelle dei detenuti.
Senza contare che, essendo ormai più di metà dei parlamentari del PD diventati renziani, è anche una forte presa di posizione politica che renderà impossibile l’approvazione di questi due atti in parlamento.
(Nota a margine: leggetevi questa lettera scritta da un normale cittadino finito per errore in carcere a San Vittore per farvi un’idea di come si viva nelle prigioni italiane).

Sulla questione, Pippo Civati scrive una riflessione articolata, facendo anche delle proposte concrete.
Civati e Renzi sembrano essere d’accordo su una cosa.
Per liberare le carceri, non bastano gesti di clemenza adottati a posteriori, ma bisognerebbe fare in modo che alcuni reati meno gravi non fossero puniti con il carcere.
Entrambi, sia Renzi che Civati, si scagliano contro la legge Bossi-Fini (immigrazione) e Fini-Giovanardi (droga).

E su quest’ultima, Matteo Renzi è poco chiaro.
Perché, se la sua posizione contraria ad indulto ed amnistia è, e spero di sbagliarmi, una scelta elettorale, una posizione più morbida sui reati connessi alla droga, gli potrebbero costare ancora di più in termini di consenso sullo stesso bacino elettorale.
Su questi due argomenti, immigrazione e lotta alla droga, Renzi deve essere più chiaro. Se vuole provare a farsi capire anche al suo elettorato di sinistra.

Sul tema della Fini-Giovanardi, Pippo Civati, che sui temi dei diritti è due passi avanti a Renzi, mi sembra molto più centrato.

Per selezionare efficacemente la popolazione carceraria bisogna impegnarsi a conoscerla. Il carcere è la casa degli ultimi. Per renderla più vivibile bisogna agire sui reati degli ultimi. Un quarto dei detenuti è in carcere per reati connessi all’utilizzo/spaccio di sostanze stupefacenti. E’ indispensabile superare l’ottuso rigore della legge Fini-Giovanardi e, soprattutto, investire sulle strutture socio-riabilitative come centri dove scontare la maggior parte della pena. I reati in materia di stupefacenti necessitano, in linea di massima, di una risposta in termini di assistenza più che di carcere.

Matteo Renzi invece, quando parla di cambiare la legge Fini-Giovanardi, cosa ha in mente?
Ce lo faccia sapere, che qui c’è ancora da capire per chi votare alle primarie.
E, da queste parti, siamo pronti a tollerare tutto, tranne l’intolleranza.

Luca

Foto | Le Murate, antico carcere di Firenze, ora trasformato in zona residenziale e commerciale.

Amnistia, indulto e la santa alleanza tra leghisti e grillini

La strumentale e vergognosa campagna che Beppe Grillo fece contro l’indulto del 2006 interruppe la mia simpatia verso le istanze del comico genovese.

Oggi, a 7 anni di distanza, Napolitano ha scritto un messaggio alle camere nel quale chiede ai parlamentari di affrontare il problema del sovraffollamento carcerario che è una vera vergogna per il nostro paese.

Il Presidente della Repubblica chiede di introdurre pene alternative al carcere, di ridurre l’utilizzo della carcerazione preventiva e di agire sull’edilizia carceraria.
Napolitano suggerisce poi la possibilità di promulgare un indulto e un’amnistia.
Non vi darò spiegazioni tecniche, non ne sono in grado (comunque, no, non rimetteranno in giro stupratori e assassini; quelli, per la maggior parte, già vivono in casa con voi).

Vorrei soltanto fare una riflessione politica, che è questa.
Lo stato delle carceri è da sempre un indicatore del grado di civiltà di una nazione.
Ci sono tantissimi carcerati che potrebbero tranquillamente evitare il carcere e scontare la loro pena in modo alternativo.
Per farlo è necessario che lo Stato se ne faccia carico, che accompagni con atti amministrativi il recupero sociale di queste persone.
Nascondere la testa sotto la sabbia e non far niente per paura di commettere atti impopolari è degno di una classe politica pavida come la nostra, incapace di riformare alcunché.

Un’ultima cosa.
No, Berlusconi non c’entra niente.
Il Movimento 5 Stelle ha sparato l’ennesima cretinata.
Racconta oggi Stefano Menichini:

Ricordo Giorgio Napolitano davanti a Regina Coeli accanto a Marco Pannella, sotto la pioggia di una marcia di Natale per l’amnistia e l’indulto.
Era il 25 dicembre 2005. Napolitano non era presidente della repubblica, Berlusconi non aveva subìto alcuna condanna, le carceri scoppiavano come sempre, i radicali si battevano come sempre e di lì a pochi mesi un indulto ci sarebbe anche stato: votato da tutti, rinnegato dal centrodestra per motivi di propaganda, appiccicato al centrosinistra come un marchio d’infamia, alla lunga una delle ragioni della fine del governo Prodi.
Una storia di otto anni fa. E allora che cosa c’entra la sentenza Mediaset? E che cosa c’entra la salvezza di Berlusconi, uno che oltre tutto in carcere non metterà mai piede, se come è evidente e come detta la legge il parlamento avrà ogni possibilità di escludere reati come il suo – e altri più gravi – da qualsiasi atto di clemenza?

Per finire una nota.
Sulla questione delle carceri, vedrete nascere una nuova santa alleanza, fatta da Lega Nord e M5S.
Così come sull’immigrazione, sullo Ius Soli, sui diritti civili e su tutti quegli argomenti che i movimenti populisti possono soltanto cavalcare spinti dal ruggito degli istinti più biechi che strisciano nel nostro paese.

La sinistra, del messaggio di Napolitano dovrebbe farne un vessillo da mostrare fieramente e da utilizzare anche nella prossima campagna elettorale. E non dovrebbe commettere l’errore di accontentare il centro-destra, come fece nel 2006, quando accettò il ricatto di introdurre i reati finanziari tra quelli contemplati dall’indulto, per fare gli interessi, indovinate di chi?

Sulla opportunità di predisporre un indulto ed un’amnistia, vi consiglio le FAQ scritte da Francesco Costa.

Luca

Ero più giovane e mi faceva ridere

Io a volte mi immedesimo in chi in passato ha votato Berlusconi ed un po se ne è vergognato.
Perché se nel 2006 Beppe Grillo avesse presentato il Movimento 5 Stelle, è probabile che io l’avrei potuto votare.

Sarei stato molto in dubbio, ma è possibile.

Oggi gira molto su internet lo spezzone di uno spettacolo del 2007 (credo) in cui Grillo invita i poliziotti a non farsi vedere quando picchiano i marocchini. Si sa che tanto due sberle gliele danno, ma che lo facciano in caserma, non per la strada.

La battuta ai tempi mi dette noia, mi sembrò esagerata, ma non mi scandalizzò come mi scandalizza oggi.
Poco dopo cambiai idea su Grillo, iniziai a non approvare quasi più niente di quello che diceva, soprattutto mi nauseò la campagna che fece contro l’indulto.

Oggi ritengo che la battuta sui marocchini sia talmente grave da comprometterne la sua esperienza politica (pensiamo se l’avesse detta un qualunque altro politico), perché se fosse detta da un leader di un partito con dei parlamentari eletti, potrebbe essere considerata come un lasciapassare per quei poliziotti che troppo spesso si ritengono impunibili all’interno delle caserme.

Eppure qualche anno fa questa battuta non mi inorridì.
Questa cosa un po’ mi spaventa, e un po’ mi fa addolcire i miei giudizi sull’elettorato di Berlusconi.

Sbagliare si può e si può cambiare idea.

Quando ridi, finisce che tutto sembra una battuta, pure le bestialità.
Ma Beppe Grillo non è più un comico, e queste cose non le può proprio più dire.

Luca

Il buon cuore di Beppe Grillo

Sono stato a fasi alterne affascinato da Beppe Grillo.
Me ne separai la prima volta quando si prese la fissa contro il progresso.

La seconda volta quando mise in piedi la sua campagna contro l’indulto.

Ci sono tanti, soprattutto a destra, che pensano che Grillo sia un comico di sinistra.
Non lo è mai stato.

Ieri sul suo blog ha pubblicato un commento delirante di un certo davide lak (davlak), il cui passaggio chiave dice questo:

io non sono affatto per il “politically correct” e secondo me questa gente va educatamente, ma con decisione rispedita a casa. Possibilmente con i nostri ministri e tutti i leghisti a seguito. Non hanno alcun motivo per venire da noi. Primo per la situazione che vive l’ITALIA a livello economico, secondo perchè già abbiamo una densità di popolazione più alta della CINA, terzo perchè NON SONO RIFUGIATI POLITICI nè PROFUGHI di guerra. I tunisini vanno soccorsi, eventualmente curati e alla bisogna ospedalizzati, nutriti e rimandati a casa loro.

Luca

Via | Alessandro Gilioli