Il Matteo Renzi reale e quello percepito

Matteo Renzi ospite di Amici di Maria De Filippi

Partiamo dalla premessa.
Bersani ha fallito e lo ha fatto in modo maldestro.
Ha perso elezioni che poteva vincere, non ha saputo gestire il pre-incarico di Napolitano e si è fatto prendere in giro dal Movimento 5 Stelle.
Ne uscirà con le ossa rotte, sia come candidato premier del centro-sinistra, che come segretario del PD.

In tutto questo ha gioco facile Matteo Renzi che, pur se in modo molto morigerato rispetto al suo solito, ha evidenziato gli errori che sono stati fatti nella gestione del risultato elettorale.

Ora c’è tutto un pezzo d’Italia, del quale dobbiamo ancora capire l’esatta dimensione e non vorrei che fosse meno imponente di quanto sembri, che chiede a gran voce la discesa in campo di Matteo Renzi.
Il salvatore della patria, colui che spazzerà via la classe dirigente del Partito Democratico.

Quante volte abbiamo sentito in queste settimane ripetere il mantra “Se Renzi avesse vinto le primarie avrei votato PD, ma Bersani no, è impresentabile”?
O ancora “Hanno impedito a Renzi di fare il candidato premier, ora lui li manderà a casa tutti”.
Se mi permettete la forzatura, è un’invocazione che ha molte assonanze con il grido di battaglia dei grillini.

Perché il problema è proprio questo.
A me pare che ci sia una parte di elettorato che della narrazione renziana abbia recepito solo la parte inerente la rottamazione della attuale classe dirigente, dimenticandosi un po’ tutto il resto.
Tutto il resto che ha un impianto molto liberal.
A partire dalla visione laica del sindacato e del lavoro. Ichino, ricordate?
E poi la TAV, i diritti civili, la riforma delle pensioni, il contratto unico.
Tutte cose che hanno fatto percepire a tanti di noi che l’asticella della politica potesse essere tirata un po’ più su.
Ecco, a me pare che tra i tanti che invocano Matteo Renzi non ci sia un’esatta percezione di quale sia stata la sua reale proposta politica.
Che, insieme a quella di Scelta Civica, è la più distante da quella grillina.

L’implosione, che probabilmente ci sarà, del Movimento 5 Stelle, rimetterà in circolo tanti voti ansiosi di trovare nuovi territori da abitare al grido di “Via tutti, avanti la nuova politica”.

Matteo Renzi dovrà gestire sapientemente la sua comunicazione e chiarire fin da subito che la nuova politica è lontana anni luce dal conservatorismo grillino.
Come scrive Pippo Civati, il vento del cambiamento va convogliato e trasformato in energia costruttiva.
Altrimenti, la tempesta travolge tutto. Matteo Renzi compreso.

A meno che, Renzi, non stia pensando di giocarsi tutto sulla rottamazione, ma questo è uno scenario a cui non voglio credere.
Perché sarebbe troppo triste.

Luca

Mezza riforma è peggio di una riforma intera

Pare perfino ovvio dirlo, ma la pavidità del governo porterà probabilmente il parlamento ad approvare una riforma del mercato del lavoro appena abbozzata.
Una riformicchia, come la definisce Francesco Costa:

Ora ci teniamo questa riformicchia, che toglie qualche protezione a chi ne ha molte e ne aggiunge poche a chi non ne ha, lascia in piedi i mille contratti precari, fa salire ancora il già altissimo costo del lavoro, rischia di generare disoccupazione e salari più bassi, lascia fuori tutti i lavoratori del settore pubblico ed è probabilmente destinata a peggiorare in Parlamento. Bravi tutti.

Le riforme fatte a metà, così care a noi italiani, sono spesso un rimedio peggiore della malattia.

Ma, come dice sempre Francesco Costa, se il rimedio si chiamo Ichino, allora non se ne può nemmeno parlare:

[…] se questa riforma del lavoro somigliasse di più alle demoniache proposte di Pietro Ichino, i problemi di cui stiamo discutendo oggi non esisterebbero. Chi oggi è tutelato dall’articolo 18 se lo terrebbe così com’è, senza rinunciare a una briciola, a niente di niente. Chi oggi non è tutelato dall’articolo 18 riceverebbe un numero di diritti e tutele superiore a quelli stabiliti dalla riforma Fornero. Ma la parola “Ichino” è diventata un simbolo, una bandiera, così come “articolo 18″, e quando ci sono di mezzo i simboli e le bandiere le discussioni di policy non vanno da nessuna parte.

La vera categoria di persone che uscirà ancora una volta massacrata da questa riforma sarà quella dei precari, tanto citati da un certo movimentismo di sinistra, quanto ignorati dai partiti e da chi, CGIL in testa, di quel movimentismo è bandiera.

Poi fra un mese vedremo in piazza i precari a manifestare di fianco ai pensionati e ai dipendenti pubblici, e sarà molto triste e molto comico al tempo stesso.

Luca

Ma che è ‘sta crisi?

Ormai tutti gli esperti di economia che scrivono nei grandi giornali, i vari Ichino, Giavazzi, Boeri, sono concordi.
La crisi arriverà.
Non è questione di mesi, ma di settimane.
Forse di giorni.

Allora uno si chiede: “Ma che succede quando arriva la crisi?”
Che ne so, si vede all’orizzonte una nube nera che ci viene incontro e che ci distruggerà?
E’ forse qualcosa simile al mostro di Lost?

Ragionandoci meglio ho pensato che forse la crisi ha a che vedere con il lavoro.
Nel senso che magari fra qualche giorno ti arriva una lettera dall’ufficio del personale che ti dice di non presentarti più a lavoro la settimana prossima.
Del resto sono ormai tante le aziende nel mondo che stanno facendo licenziamenti in massa.

Ah, scusate.
Mi chiamano dall’ufficio del personale.

Luca