La classifica cretina sulla libertà di stampa

In questi giorni ho sentito nominare di nuovo una delle tante classifiche con le quali viene giudicata la libertà di stampa nei vari paesi del mondo.
L’ha citata l’immancabile Beppe Grillo, facendo riferimento in questo caso al rapporto di Reporter Senza Frontiere.

Io non voglio nemmeno provare a capire sulla base di quali parametri venga giudicata la libertà di stampa di un paese.
L’Italia si attesta al posto 57 di questa classifica.
Sopra di noi ci sono due paesi dei quali vorrei sottolinearvi alcuni elementi caratteristici.

Poi giudicate voi.

Al posto 43 il Niger.

Il Niger è uno degli ultimi 10 stati nel mondo per PIL pro capite.
[…] la mortalità dei bambini di età compresa fra uno e quattro anni di età è eccezionalmente elevata (248 su 1000) ed è dovuta all’alimentazione povera e alle precarie condizioni di salute

Al posto 49 troviamo Haiti.

Haiti occupa la 153ª posizione su 177 paesi classificati in base all’Indice di sviluppo umano. Circa l’80% della popolazione vive in una condizione di povertà degradante, il 54% vive con meno di un dollaro al giorno, posizionando così il paese al penultimo posto nel mondo nella relativa classifica.
I disoccupati di Haiti rappresentano oltre il 60% della popolazione.

Mi sapreste spiegare di cosa stiamo parlando?
In paesi in cui la gente muore di fame non è che la stampa sia libera, è che la stampa non c’è proprio.

In Italia non manca la libertà di stampa.
Manca la grande stampa.
Ma è più facile scrivere un articolo mediocre denunciando la poca libertà di stampa piuttosto che scrivere un ottimo articolo su un qualunque argomento a piacere.

Luca

Quella volta che prendemmo goal da Haiti

Su Internazionale di questa settimana hanno tradotto un articolo del New York Times nel quale si ricorda la partita dei mondiali di Monaco 1974 nella quale l’Italia andò in svantaggio contro la nazionale di Haiti.
Quella fu l’unica apparizione di Haiti ad un mondiale e l’unico goal segnato nella competizione.

L’ironia della sorte volle che fu proprio quel goal ad interrompere l’inviolabilità della porta di Zoff che durava da più di 1.000 minuti.

Ad Haiti dopo il terremoto di qualche mese fa non se la passano affatto bene, ma tutti ricordano quel giorno di 36 anni fa in cui la loro nazionale per un breve periodo di tempo fu in vantaggio in una partita contro i vice campioni del mondo.

Luca

Riscontri internazionali

Che Bertolaso fosse un venditore di fumo degno emulo del suo principale sponsor politico ne avevamo il sospetto.
Ora ne abbiamo la riprova.
La Clinton lo ha definito “Monday morning quarterback” (quarterback del lunedì mattina), ricordandogli che Haiti non è propriamente paragonabile ad una cittadina della provincia italiana.

Luca

Ritorni

Il presidente senegalese Abdoulaye Wade ha offerto una terra ed una abitazione ai terremotati di Haiti.

Non hanno scelto loro di andare in quell’isola e non sarebbe la prima volta che ex schiavi o loro discendenti possono ritornare in Africa. È già successo in Liberia, dove gli ex schiavi si sono integrati con la popolazione locale e hanno formato la Nazione liberiana… È nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati
Se saranno solo alcune persone offriremo loro un tetto e un pezzo di terra. Se verranno in massa, daremo loro un’intera regione.

Haiti è abitata principalmente da eredi di schiavi deportati dall’Africa, visto che la popolazione locale fu quasi sterminata dai coloni.

Il loro, sarebbe quindi un ritorno a casa, in quella terra che li vide partire incatenati.

Luca

Haiti

Residents walk past a dead body after an earthquake in Port-au-Prince January 13, 2010. (REUTERS/Carlos Barria)

Medici Senza Frontiere, che è presente ad Haiti dal 1991, e che là è ben organizzata e strutturata, ha lanciato una campagna straordinaria di raccolta fondi.
Se non sapete a chi donare, loro possono essere uno dei canali sicuri.
Con 30 € gli donate kit di medicazione sufficienti per 20 persone.

Luca

Foto | The Big Picture