Come pensavate che potesse essere la foto di un bambino morto annegato?

Quando ieri sera ho visto apparire su Twitter la foto del bambino siriano morto sulla spiaggia, sono rimasto sconvolto.

È una foto (sono foto) tremenda.
La foto di qualunque bambino morto è tremenda, perché la morte non può essere associata all’immagine di un bambino.
È una associazione che la nostra ragione rifiuta.

La discussione si è incentrata, come è tipico dell’onanismo giornalistico, sul fatto se fosse giusto o meno far vedere quella (quelle) foto.
Molti giornali l’hanno messa in prima, affiancata da editoriali che ne spiegano il motivo della pubblicazione.
Tutti, o quasi, concordano sul fatto che sia giusto far vedere quella foto, perché non possiamo più far finta di niente.

E io mi chiedo come pensavamo che fosse un bambino morto affogato.
Quando abbiamo sentito mille volte raccontare di un barcone affondato, con a bordo anche donne e bambini, come pensavamo che apparissero i corpi di quelle donne e di quei bambini?

Io vorrei che avesse ragione Mario Calabresi, che oggi scrive così su La Stampa:

il rispetto per questo bambino, che scappava con i suoi fratelli e i suoi genitori da una guerra che si svolge alle porte di casa nostra, pretende che tutti sappiano. Pretende che ognuno di noi si fermi un momento e sia cosciente di cosa sta accadendo sulle spiagge del mare in cui siamo andati in vacanza. Poi potrete riprendere la vostra vita, magari indignati da questa scelta, ma consapevoli.

Vorrei che avesse ragione.

Ma non ci posso credere che ci servisse vedere la foto di un bambino morto affogato per renderci conto che non può mai essere giusto che i bambini muoiano mentre scappano da un altro tipo di morte.
Se fosse così, saremmo troppo stupidi.
O saremmo troppo intelligenti se, dopo aver visto quella foto, riuscissimo a cambiare idea.

Luca

Foto (Dan Kitwood / Getty) | The Atlantic

La guerra ai tempi delle campagne sponsorizzate sui social

Sono rimasto basito nel vedere che su Twitter gira una campagna sponsorizzata dal Governo Regionale del Kurdistan che chiede supporto nella battaglia che i Peshmerga stanno portando avanti contro l’ISIS.

Un video ben fatto, di pura propaganda, che suscita mille domande su quello che potrà essere il ruolo dei social network nella battaglia contro lo Stato Islamico.

Luca

Aver paura di chi non ha il senso del ridicolo

Maurizio Molinari, oggi su La Stampa, racconta un dettaglio della guerra che i Curdi stanno combattendo contro l’Isis che non si sa se faccia ridere o se faccia piangere.

Tagliateste sanguinari, capaci di eccidi di massa e di trasformare bambini in kamikaze ma intimoriti dalla sola vista di una donna in divisa: a svelare un possibile tallone d’Achille dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico (Isis) sono i servizi d’intelligence americano e britannico che hanno rilevato una ricorrente anomalia nei movimenti delle unità fedeli al Califfo Al-Baghadadi.
Ad alzare il velo sui contenuti dei rapporti militari è Ed Royce, presidente californiano della commissione Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti di Washington, facendo sapere che «i soldati di Isis sembrano credere che se vengono uccisi in battaglia da un uomo vanno in Paradiso accolti da 72 vergini mentre se a ucciderli è una donna la sorte è differente perché non trovano le vergini». È stata l’osservazione dei movimenti delle unità di Isis nel Nord della Siria e soprattutto dell’Iraq a portare a tale deduzione perché in più occasioni quando i jihadisti si sono trovati di fronte unità femminili di peshmerga curde hanno preferito evitare rischi.

Nel frattempo, in un messaggio diffuso ieri su Twitter, il portavoce dello Stato Islamico ci ha mandato segnali riconcilianti.

E così vi promettiamo, con il permesso di Allah, che questa campagna sarà la vostra ultima campagna. Sarà interrotta e sconfitta, così come tutte le vostre precedenti campagne, solo che questa volta vi invaderemo noi, e non ci invaderete più. Noi conquisteremo Roma, spezzeremo le vostre croci e renderemo schiave le vostre donne, con il permesso di Allah. Questa è la Sua promessa che ha ci ha fatto; Egli è glorificato e non tradisce mai le sue promesse. Se non ci riusciremo questa volta, saranno i nostri figli od i nostri nipoti a riuscirci e loro venderanno i vostri figli come schiavi al mercato degli schiavi.

Mercato degli schiavi, nel 2014.
Di nuovo, non si sa se ridere o se piangere.

Luca

Immagine | (Ahmed Jadallah/Reuter)

Si, la guerra fa schifo, ma qualcuno mi indichi un’alternativa

Non ci sono i buoni e non ci sono i cattivi.
Ma ci sono cattivi più cattivi degli altri.

Qualcuno mi spieghi, senza ricorrere ad inutili astrazioni romantiche, in che modo possiamo riuscire a fermarli senza ricorrere alla guerra.
Temo che la risposta stia ancora soffiando nel vento.

Luca