Il governismo alterno ed irritante di Gramellini

Massimo Gramellini è molto bravo a raccontare storie.
Spesso scrive cose intelligenti e di buon cuore.
E’ molto meno bravo quando ragiona di politica, debordando alternativamente nel populismo o nel governismo.

Oggi attacca Matteo Renzi in modo abbastanza gratuito, difendendo l’indifendibile.
Perché il Ministro Cancellieri è indifendibile e non si tratta di calcoli elettorali, anche se pure quelli non guasterebbero nel caso del PD, ma di buon senso.
Un Ministro della Repubblica non si può occupare direttamente della sorte di una sua amica di famiglia.
Non è una questione giudiziaria, ma una questione di etica politica.
Non si difendono i propri interessi o quelli dei propri amici utilizzando il ruolo istituzionale che si sta occupando.

Il PD, decidendo di difenderla, realizza l’ennesimo suicidio politico.
E, in tutto questo, i sondaggi danno il centro-destra davanti al centro-sinistra.
Avete presente lo stato di salute del centro-destra italiano, vero?
Ecco, il PD gli sta dietro.

Diciamo pure che la Cancellieri dovrebbe essere soltanto la prima di una lunga catena di dimissioni.

Mi sembra che Gramellini questa volta abbia sbagliato il destinatario del suo stucchevole moralismo all’incontrario.

Luca

Mario Monti non esiste più

Per noi che abbiamo adorato, e non esagero, la glacialità di Mario Monti, vederlo oggi riportato al livello di un qualunque candidato in cerca di consenso, è un’enorme delusione.
Non è il suo mestiere, non lo potrà mai essere.
Non si capisce perché sia salito in politica.

Massimo Gramellini, dopo aver visto lo spot eletorale di Scelta Civica, dice più o meno le cose che penso io:

Lo spot del candidato Monti Mario instilla una nostalgia canaglia per il preside sadico degli esordi, quello che asciugava le lacrime della Fornero con un ghigno e mai si sarebbe fatto fotografare nell’atto di mangiare pizze e accarezzare bambini, piuttosto il contrario. Dopo vent’anni di simpatia cialtrona, la sua cattiveria veniva presa per sintomo di serietà. La campagna elettorale lo ha scaraventato nel campo del nemico, ma arcitaliani non ci si improvvisa. È il lavoro di una vita. E guardando lo spot si capisce che lui quel lavoro non lo ha mai fatto. La colonna sonora ricorda la filodiffusione del dentista e la sua voce ha l’epos di un navigatore satellitare che ti intima di prendere la seconda a sinistra dopo la rotonda. Per renderlo umano – errore, a noi piaceva disumano – gli esperti lo hanno infilato a forza nei panni di nonno Mario, sdraiandolo sul tappeto del salotto, dove lui si muove con la disinvoltura di un robot che teme di sgualcire la piega metallica dei pantaloni mentre finge di giocare alle costruzioni coi nipotini ipermontiani (non un pezzo di lego sul pavimento) vestiti tutti a strisce orizzontali. A metà video nonno Mario si trasforma nel Grillo Badante che con accenti sobriamente populisti promette di abbattere la Casta, mostra una sfilza di auto blu e chiama «loro» i politici, dimenticando che fra quei «loro» ci sono anche i «suoi » Casini e Fini. Poi è di nuovo nonno Mario col nipotino che a scuola chiamano Spread: gli sta leggendo un libro, magari dopo lo interroga.

Se può, signor preside, rigiri lo spot durante una sessione di esami in Bocconi. Almeno sarebbe se stesso.

Che poi sono le cose che scrive anche Luca Sofri.

Dall’uomo delle agognate “scelte impopolari” alla ricerca di popolarità a tempo pieno. Le sue rarefatte e scelte presenze televisive – ognuna un evento – sono diventate un affollamento in tutti palinsesti a dire le cose di tutti, con contorno di apparizioni stradali culminate nelle foto con i passanti e il bacio dei neonati: a cui associa un’espressione e dei gesti di totale goffaggine, a testimonianza della sua inadeguatezza in queste forzate esibizioni. Perché è disumano, nel senso così e così del termine. Quella gente lì, non gli interessa, e si vede (da PresdelCons non è mai andato “tra la gente” nemmeno quando sarebbe stato saggio e utile, nemmeno in nessuna emergenza).
Si è inventato di essere uno qualunque, ma senza esserlo: a differenza di Berlusconi. Ecco, immaginate Berlusconi che dall’oggi al domani prova a essere uno schivo e distinto signore di parche e ficcanti battute, e tratta tutti dall’alto in basso come se avesse altro da fare.
Suonerebbe come minimo artificioso e falso, come lo sembra Monti in questa sua nuova incarnazione: e lo spot diffuso ieri conferma totalmente questa sua rigida artificiosità.

Luca