La mia sul ministro Cancellieri

Non amo le galere, non capisco l’amore della sinistra per il tintinnio delle manette, mi disgusta l’uso sproporzionato della carcerazione preventiva, sono addirittura contrario al 41 bis e a tutte le forme di violazione dei diritti umani perpetuate in nome della lotta al crimine o al terrorismo.

Detto questo, credo che il Ministro Cancellieri dovrebbe dimettersi.
Non si interviene direttamente in favore di persone appartenenti ad una famiglia di amici specialmente quando un membro di questa famiglia è ancora latitante.
Non lo si fa perché il Ministro deve stare al di sopra di tutto questo.
Se il caso di Giulia Ligresti era così grave e non sta a me dubitarne, il Ministro avrebbe dovuto mettere in atto le procedure giuste per intervenire, senza farlo direttamente.

La Cancellieri ha mostrato, oltre ad uno scarso senso dell’opportunità, una scarsissima lungimiranza politica, lanciando il segnale che l’unico modo che si ha in Italia per sopravvivere alla galera sia quello di sperare nell’intervento di un amico potente.
Se è così, la Cancellieri si dimetta anche in nome di una riforma della giustizia e del sistema carcerario che questo governo e lei non sono riusciti a portare avanti.

Non che siano riusciti a portare avanti molto altro, per la verità.

Luca


Cortocircuito del giorno

Ieri è successa una cosa piuttosto interessante dal punto di vista della comunicazione.
Ingroia dice che le critiche fatte a lui per aver deciso di scendere in politica non sono nuove, in fondo anche Falcone fu aspramente criticato quando decise di andare a Roma per collaborare con Claudio Martelli, allora Ministro di Grazia e Giustizia.
E qui sta la prima inesattezza, perché Falcone mica fondò una lista elettorale e si candidò al parlamento.

La Boccassini, intervistata da La7 dice che Ingroia non si doveva paragonare a Falcone, visto che lui è un piccolo magistrato, e che si deve vergognare.
Ma Ingroia mica si era paragonato a Falcone, aveva solo detto che altri magistrati prima di lui erano stati criticati. Si, lo so, per altri motivi, ma sempre criticati furono.

Insomma, non è facile capire chi tra Ingroia e la Boccassini abbia perso la migliore occasione per starsene zitto.

Luca

C’è Paolo Flores d’Arcais in autostrada contromano

Paolo Flores d’Arcais è un esimio intellettuale, direttore di MicroMega e chissà quante altre cose insieme.
Wikipedia lo definisce così:

è un filosofo, pubblicista e ricercatore universitario italiano, direttore della rivista MicroMega. È anche collaboratore de Il Fatto Quotidiano, El Pais, Frankfurter Allgemeine Zeitung e Gazeta Wyborcza.

Ma i Paolo Flores d’Arcais sono anche una categoria di persone.
Sono quelli sempre dalla parte dei giudici, anti-berlusconiani per vocazione, ma anche feroci critici del centro-sinistra.

Oggi Paolo Flores d’Arcais propone la sua ultima lungimirante iniziativa.
Votare per Renzi alle primarie per distruggere il PD.

Perché la sua vittoria distruggerebbe il Pd, lo manderebbe letteralmente in pezzi, lo disperderebbe come un sacchetto di coriandoli. E in questo modo i milioni di elettori animati da volontà di “giustizia e libertà” e dall’intenzione di realizzare la Costituzione (tranne l’articolo 7, da abrogare), elettori che credo siano una decisa maggioranza nel paese, non sarebbero più imbrigliati, congelati, manipolati, usati dalla nomenklatura partitocratica (il Pd, ma anche Idv, Sel e residui rifondazionisti). Una situazione del genere sarebbe rischiosa, ovviamente. Ne potrebbe scaturire un peggio.

Ma a forza di “male minore” abbiamo un governo Napolitano-Monti che realizza una legge pro-concussori chiamandola “anticorruzione” e una legge-bavaglio che non era riuscita a Berlusconi.

Al ricatto del “rischio peggio” bisogna sottrarsi, perciò. Solo sulla tabula rasa del fu centro-sinistra potrebbe infatti nascere una forza “giustizia e libertà”, un “partito d’azione” di massa anziché d’élite, propiziato dalla Fiom, dalle testate non allineate, dai movimenti di opinione della società civile in lotta (e da tanti quadri locali del Pd, anch’essi “liberati”).

Del resto non è la prima volta che propone iniziative meritevoli (sempre da Wikipedia).

Nel 1990 aderisce al Partito Democratico della Sinistra di Achille Occhetto entrando nella Direzione del movimento, da cui però fuoriesce due anni dopo poiché favorevole alla guerra del Golfo a differenza della linea maggioritaria del partito. Tra i promotori della breve stagione dei girotondi, tenta di proporre una lista di suoi candidati alle primarie dell’Ulivo per le elezioni politiche del 2006 ma come lui stesso deve ammettere “realizza un fallimento pieno e perfetto” raccogliendo appena 130 adesioni alla sua idea.
Il 25 marzo 2008 annuncia su MicroMega che nelle elezioni politiche del 2008 avrebbe votato per il Partito Democratico in funzione anti-berlusconiana [1]. Il 29 gennaio 2009 decide di ritentare in politica prospettando il “Partito dei Senza Partito” insieme ad Antonio Di Pietro ed Andrea Camilleri per partecipare alle elezioni europee del 2009[2] ma, il 12 marzo dello stesso anno, viene annunciato il mancato accordo fra i tre.

Possibile che non ti venga mai il dubbio di essere te il pazzo ad andare contromano in autostrada?

Luca

Il popolo tonto e fascista della rete

falso

Sta girando sui socialcosi una specie di appello in cui si esprime sdegno per il fatto che un qualche supremo ente giuridico avrebbe depenalizzato il reato di stupro quando commesso in gruppo.
L’appello, costituito da una immagine nera con testo bianco, recita così:

Mettete questo segno nella vosta bacheca per protesta contro una sentenza lacerante. Niente galera per gli stupratori in branco.

Il riferimento è ad una recente sentenza della Corte Costituzionale:

la Consulta ha detto sì alle alternative al carcere “nell’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.

Quindi, in certi casi, in attesa di processo, chi ha partecipato ad uno stupro di gruppo può subire misure cautelari alternative al carcere.
In certi casi e in attesa di essere giudicato.

Se sei complice di uno stupro e ti condannano, in carcere ci vai, eccome.

Ecco, per concludere questa panoramica sull’idiozia di certi appelli e sugli istinti che riescono a scatenare, da ieri su Facebook gira un altro appello. Lo racconta Achille:

ho visto la foto di un tizio mezzo nudo con il pisello tagliato e infilato in bocca. La didascalia dice che è un pedofilo brasiliano e il titolo è “La giustizia migliore è quella fatta da te”

Devo aggiungere altro?
Luca

Da che parte sta Di Pietro

Poi alleiamoci con chi volete, pure con il demonio, ma Di Pietro è veramente un uomo con una visione alterata della politica. Direi pure della giustizia.

Non è tempo di rimpalli ma di un’assunzione di responsabilità da parte di tutte le forze politiche per creare una legislazione speciale e specifica che introduca specifiche figure di reato, aggravamento dei reati e delle pene oggi previste, allargamento del fermo e dell’arresto, riti direttissimi che permettano in pochi giorni di arrivare a sentenza di primo grado.

Ecco, Di Pietro, dopo i fatti di Roma, addirittura invoca una nuova legge Reale.

Dalla sua entrata in vigore, la legge Reale è stata spesso al centro di critiche e polemiche per l’aumento notevole dei poteri per le forze di polizia. Nel 1990 fu pubblicata una ricerca sui casi di uccisione e ferimenti riconducibili all’introduzione della legge, a cura di Luca Rossi. Dal giugno del 1975 a metà 1989 furono uccise 254 persone e 371 rimasero ferite, nel 90 per cento dei casi le vittime non possedevano nemmeno un’arma da fuoco al momento del confronto con le forze dell’ordine.

A questo punto, pure Casini è di sinistra.

Luca