Formigoni, pensando di essere simpatico, pubblica video di questo tenore.
Lui che fa a pallate di neve con i suoi scagnozzi.
Intanto, Formigoni stesso se ne frega del fatto che, aggirando un cavillo di legge, alla fine del prossimo mandato avrà governato per 20 anni la Regione Lombardia.
Il PD se ne sta zitto perché la stessa cosa vale per Vasco Errani in Emilia Romagna.
Il cinque Dicembre ci sarà il No Berlusconi Day.
Iniziativa nata dalla rete che sarà interessante vedere se avrà un seguito “reale”.
Diventare fan di un gruppo su Facebook è fin troppo semplice.
Decidere di uscire di casa ed andare in piazza è ben più impegnativo.
Sono piuttosto scettico e credo che i partiti farebbero bene a non cavalcare questo evento.
Di Pietro si è subito appropriato dell’evento ed ha lanciato la sua fatwa:
Chi non sarà con noi sarà alla stessa stregua del governo Berlusconi.
Io il 5 Dicembre me ne starò a casa, che in piazza non ci sono mai andato e non mi trovo a mio agio.
Se dovessi partecipare, andrei domani alle 18 in Piazza della Repubblica a Firenze per partecipare a Mille Piazze, l’iniziativa promossa da Pippo Civati:
Per la sua Costituzione, per il rispetto delle leggi. Il Pd ha millemila circoli. Li attivi. Subito, se si può. Anche perché il No-B day si svolgerà il 5 dicembre (a babbo – e Costituzioni – morti). Le ragioni le trovate credo nella vostra coscienza democratica. Non una sola manifestazione nazionale, ma una bella manifestazione in ogni città d’Italia. Non è difficile, basta volerlo.
Ma non andrò nemmeno lì.
Sono uno di quelli che ancora si illude che la democrazia si eserciti alle urne.
A suo tempo espressi la mia delusione per la mancata candidatura di Pippo Civati alla segreteria del PD.
Tramontata l’ipotesi Chiamparino si scelse di appoggiare Ignazio Marino in un ipotetico ticket con Civati.
In quanto principale promotore della terza mozione, in aggiunta alle altre due, formatisi in tempi precedenti all’apertura della stagione congressuale, devo dire che avrei voluto muovermi in uno schema che avevo chiamato «Chiamparino, Marino, Piombino», aggiungendo – con un simbolo e con la sua forza politica – la battaglia del cosiddetto territorio a quelle che abbiamo poi sviluppato. Lontani da Roma (nel senso del politicismo) e vicino alle persone. Chiamparino si è sfilato e il ‘vuoto’ in quel campo non abbiamo saputo recuperarlo.
In realtà il ticket non c’è mai stato davvero e molte delle istanze provenienti da iMille e da tutti quelli che vi hanno più o meno ruotato intorno sono state coperte ed offuscate dalla campagna elettorale di Marino che è apparsa monotematica (leggi laicità) ed ha sempre più forzato i toni strizzando più di un occhio al modo di intendere la politica di Di Pietro.
Pippo Civati si chiede dove abbia sbagliato.
Per me il suo unico errore è stato quello di non candidarsi anche a costo di andare incontro ad un insuccesso, ma è facile pretendere che gli altri facciano cose mirabolanti quando noi ce ne stiamo rintanati nel nostro comodo guscio.
Quindi Civati non si deve rimproverare niente.
Marino non gli ha permesso di avere maggiore visibilità e questo è andato credo a discapito soprattutto di Marino stesso:
Avrei dovuto insistere perché la mozione desse visibilità a un gruppo dirigente esteso e rinnovato, ma ero parte in causa (lanciato nel ticket con Marino, che poi si è parecchio ridimensionato, non mi pareva gentile insistere e non ho insistito per avere più visibilità). Il nostro candidato, però, è parso al grande pubblico molto solo (sempre meglio che male accompagnato, penserà qualcuno…) e questo non gli ha giovato.
Ora che Rutelli con il suo codazzo se ne è andato costruire un Partito Democratico potrebbe essere perfino più facile.
Dopo un paio di mesi di campagna elettorale per l’elezione del segretario del Partito Democratico possiamo provare a fare il punto della situazione.
Ci sono due candidati: Bersani e Franceschini.
Il terzo, Marino, viene citato dai media soltanto quando c’è da parlare di bioetica e/o di diritti civili.
Tutta la menata sul ticket Marino-Civati è tramontata quasi subito.
Nel senso che Civati si è messo in disparte, in attesa della prossima occasione.
Molti dei piombini e di quanti si erano interessati ad una possibile proposta innovatrice all’interno del partito o si sono staccati subito oppure si sono ritirati in disparte.
Nel frattempo l’Italia ignora il PD e Bersani attende l’acclamazione a segretario.
Intanto il suo principale sponsor, Massimo D’Alema, potrebbe finire travolto dal fango pugliese.
Tanto per chiarire quanto la questione morale non sia importante nel partito.
Vista da qui, la situazione del PD, sembra molto più irrecuperabile oggi di quanto lo fosse due mesi fa.
Poi non ci stupiamo se la gente si rivolge ai Grillo-Travaglio.
La mia riflessione è arrivata ad una conclusione.
A pochi giorni dalla scadenza del tesseramento per il PD ho deciso che la tessera non la farò.
Inutile nascondersi, la scelta dei piombini di sostenere Ignazio Marino mi ha deluso.
Non per i temi della laicità che mi vedono spesso d’accordo con Marino, ma perché non lo ritengo adatto a ricoprire il ruolo di segretario di un grande partito.
In un confronto pubblico, due vecchie volpi come Bersani e Franceschini il povero Marino se lo mangiano a colazione e non sputano nemmeno le ossa.
La gaffe di qualche giorno fa sul caso del presunto stupratore seriale che era il coordinatore di un circolo del PD lo dimostra.
Non si possono sparare certe affermazioni senza pensare alle conseguenze.
Una volta scoppiata la polemica Marino ha poi fatto quello che secondo me non doveva fare: ha cercato di motivare la sua dichiarazione, mentre avrebbe soltanto dovuto chiedere scusa.
Continuo ad essere convinto che sarebbe stato giusto candidare Civati, ma non conosco le situazioni e magari lui non era disponibile.
Ci voleva un candidato dei piombini, non un candidato che agli occhi di tutti è principalmente il candidato di Goffredo Bettini, tanto che Marino i piombini non mi sembra che li abbia mai nemmeno nominati.
Insomma, alle primarie voterò Marino, ma non chiedetemi di tesserarmi e di appoggiare la sua candidatura con entusiasmo perché proprio non ce la faccio.
Prendere la tessera di un partito è una scelta importante.
La mia partecipazione per ora si ferma qui.
Un sostegno esterno ed attento.
Niente di più.
Dopo due giorni di isolamento mediatico sono tornato e cerco di capire se la terza via per la segreteria del PD sia stata segnata.
La terza via c’è ed è quella di Ignazio Marino in tandem con Pippo Civati.
Entusiasmo per il secondo, qualche perplessità per il primo.
Mentirei se dicessi che sono entusiasta della scelta, ma aspetto a dire la mia compiutamente.
Intanto la terza via c’è ed è credibile.
Ed è già qualcosa.
La terza via è possibile, c’è spazio, e ci sono le persone giuste per rappresentarlo. Ce n’erano molte, al Lingotto, sabato scorso. Ce ne sono tante nel resto del Paese. Vi chiedo però di mantenere la calma, proprio quella che non ha avuto Bersani (quando si candidò a febbraio, per capirci) e quella che non ha avuto Franceschini (presentandosi come nuovista assoluto, senza ovviamente potersi liberare dei propri apparati). Cerchiamo di fare la cosa giusta, come ripeto da ore, in solitudine. E per una volta, fidatevi di noi.
Alla vigilia del ritrovo del Lingotto, i tanti simpatizzanti dei piombini iniziano a fare richieste e ad esprimere auspici.
Luca Sofri pubblica la mail di Marco che, tra le altre cose, chiede che dalla riunione di Sabato esca il nome di un candidato alla segreteria del PD.
Mi associo a Marco.
Spero che non si faccia lo stesso errore che fecero iMille quando deciso di sostenere Veltroni tramite la lista della Melandri.
E’ ovvio che il candidato dei piombini non vincerà (è importante che i capoccioni del partito non si allarmino), ma esprimere un candidato è l’unico modo per farsi sentire e per continuare a portare avanti le proprie istanze.
Se candidato deve essere, come dice Marco, penso che Giuseppe Civati possa essere la scelta giusta e consequenziale del dibattito che si è avuto in rete in questi anni (mesi), anche se lui pare che non ne voglia sapere.
Credo che ne possiamo trovare anche un altro, basta che sia un nome rappresentativo delle istanze piombinesche e che non sia stato bruciato precedentemente (quindo Scalfarotto forse non andrebbe bene).
Proviamoci e poi vediamo cosa succede.
Se candidate Civati (o un altro) giuro che mi tessero al PD.
Non chiedeteci però di scegliere tra Franceschini e Bersani.
In questo caso la tessera la prendo al sexy shop per comprare un frustino a nove code ed infliggermi pratiche sadomaso.
Sembra che sabato prossimo al Lingotto di Torino ci sarà un sacco di bella gente.
Gente che, semplicemente, sogna di veder nascere un Partito Democratico che ritorni finalmente a fare politica, a far riscoprire alle persone l’amore per la buona politica. Civati anticipa lo spirito dell’incontro del Lingotto:
[...] Noi andremo per la nostra strada, quel sentiero difficile su cui ha viaggiato la nostra carovana, verso quella piazza politica a cui tanti aspirano da troppo tempo. Una politica rinnovata nelle parole, nelle scelte, nel metodo. Una politica fatta di qualità, di trasparenza e, soprattutto, di coraggio. In Italia non c’è. E tutti noi sappiamo quanto ci vorrebbe.
I giornali per ora si limitano a fare il toto-nome che uscirà (se uscirà) sabato prossimo e semplificano il tutto parlando di giovani del PD.
Qui la questione è molto più grossa di un conflitto generazionale o di un ricambio di dirigenti.
Qui si vuol provare a fare per davvero un partito democratico.
Varrà la pena esserci al Lingotto.
Se non con il corpo, almeno con la nostra attenzione.
Domenica scorsa a Riotorto, località vicina a dove io spesso vado al mare (ma penso che la location non sia stata scelta per quel motivo), mentre voi sonnecchiavate sul prato, un manipolo di giovani vecchi del PD si sono trovati per discutere.
L’incontro sembra essere stato fruttuoso.
Questo nucleo di menti volenterose che non si arrendono alla morte del PD sono la vera speranza del PD.
Forse non loro, ma i loro figli.
Insomma, se qualcosa di buono succederà nel futuro nel PD, secondo me il merito lo dovremo cercare anche e soprattutto nel gruppo che ha trascorso tre giorni vicino a Piombino.
Poi abbiamo comunicato a tutti – interessati o preoccupati – che esistono un pensiero e un lavoro dentro al PD distanti dalle semplificazioni verticistiche e dalle eredità più deludenti dei partiti che lo hanno preceduto. Sono un pensiero e un lavoro diffusissimi in tutta Italia, che hanno una visibilità troppo ridotta, e che vorremmo cercare di aggregare, tenere in contatto, rendere fruttuosi. Infine abbiamo discusso di molte cose, e di molte avremmo potuto ancora discutere. Dal federalismo fiscale al testamento biologico, dai congedi di maternità al servizio pubblico Rai, dal funzionamento dei circoli al parlamento europeo, dal codice etico del PD ai luoghi comuni di destra e sinistra sull’immigrazione. Abbiamo cominciato a costruire e sintetizzare un investimento di idee comuni, di cui questo elenco è solo una piccola parte. Il Partito Democratico e le persone che gli sono vicine hanno capacità e ambizioni straordinarie che hanno molto bisogno di essere organizzate, coordinate e sfruttate. Soprattutto con i tempi che corrono, fuori e dentro al PD. Per quel che riguarda il dentro, vogliamo come molti altri che si faccia il congresso a ottobre, che non è più tempo di vivere provvisori. Ottobre del 2009.
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