Di legge elettorale, preferenze, Renzi, Cuperlo e Berlusconi

Matteo Renzi ha in questo momento una unica priorità.
Fare presto.
Se nei primi 2-3 mesi della sua segreteria, prima delle elezioni europee, non porta a casa qualche risultato, finirà per essere fagocitato dalle sabbie mobili che avvolgono la politica italiana.

Avete tutti gridato a gran voce la necessità di cambiare la legge elettorale.
Sono 20 anni che in TV e sui giornali i commentatori ne parlano.
Ora perfino la Consulta ci ha imposto di cambiarla.
Bene, cambiamo la legge elettorale.

Una legge elettorale rispetto ad un’altra non cambia niente nell’assetto politico.
Niente.
Pure le preferenze, che sono un altro mantra venuto alla ribalta negli ultimi anni, sono uno specchietto per le allodole.
Per essere candidato, bisogna che il tuo partito ti scelga, per cui le liste elettorali sono comunque liste di nominati.
Fingendo poi per un attimo di non conoscere tutte le controindicazioni legate al voto di scambio che le preferenze si portano dietro in un paese di disonesti come il nostro.

Se proprio la legge elettorale dobbiamo cambiarla, e dobbiamo farlo perché ce l’ha ordinato la Consulta, il PD deve trovare degli interlocutori. E Renzi ne ha parlato con Berlusconi che, fino a prova contraria, è stato votato per 20 anni da una gran parte di italiani e controlla una parte significativa del parlamento.
Berlusconi è pregiudicato? Lo sappiamo, ma questo è il paese che ci ritroviamo, dobbiamo prenderne atto.
Del resto, quando abbiamo dovuto farci insieme un governo, non ci siamo stracciati le vesti.
Cuperlo, Fassina e gli altri, in questo mi sono sembrati a dir poco incoerenti.

Chi oggi critica Renzi, ieri ha costruito le larghe intese con Berlusconi, non ha cambiato la legge elettorale in passato e non l’avrebbe cambiata nemmeno a questo giro.
Aspettate un attimo.
Se Renzi riesce a portare in fondo le riforme che ha promesso, allora avrà avuto ragione lui.
Se non ci riesce, avrete avuto ragione voi.
E potrete tornare a promettere di fare grandi riforme, senza far niente per i prossimi venti anni, cosa che avete dimostrato di saper fare in modo mirabile.

Ma aspettate un paio di mesi.
Noi vi abbiamo aspettato per 20 anni.

Luca

Riflessione sul PD del giorno

Francesco Costa ha tristemente molta ragione.

…fin dalla sua fondazione il Partito Democratico si basa sul sostegno del gruppo dirigente e del “corpaccione” degli iscritti al candidato apparentemente più forte, a prescindere dalle sue posizioni politiche. Ma è deprimente: ci sono persone, tante, che in questi sei anni sono sempre state in maggioranza, sempre dalla parte del segretario, chiunque fosse, qualunque cosa facesse. Oggi dicono che “tocca a Renzi” e quindi stanno con Renzi, ignorando le loro responsabilità nel disastro, facendo sì con la testa davanti a cose che ieri contestavano; parlano del disastro allargando le braccia, come se fosse qualcosa che gli è capitato, come se fosse un temporale; domani diranno che “tocca al prossimo” e staranno col prossimo, adeguandosi. Altri invece dicono che Bersani fu troppo timido, che bisogna proseguire su quella strada ma facendo di più, mostrando di essere fuori dalla realtà: se Bersani avesse vinto le elezioni avrebbero detto che era una vittoria della sua linea e bisognava proseguire su quella strada ma facendo di più, siccome Bersani ha perso dicono che bisogna proseguire su quella strada ma facendo di più. E aggiungono però che bisogna “ricostruire”.

Si può dire che il Partito Democratico va ricostruito solo al prezzo di dire che Bersani e i suoi hanno fallito: che nel migliore dei casi hanno snobbato il partito e nel peggiore dei casi lo hanno distrutto, che per questo vanno giudicati severamente e che da questo bisogna trarre delle conclusioni, cambiare direzione, fare cose diverse rispetto a quelle di prima. Si può cambiare idea, naturalmente: basta dirlo, spiegare di aver avuto torto. Ma non si possono sostenere entrambe le posizioni. Difendere le azioni di Bersani e del suo gruppo dirigente si può fare solo al prezzo di rinunciare alla retorica sulla “ricostruzione” del Partito Democratico e presentarsi onestamente come quelli della continuità: quelli per cui le cose sono andate bene fin qui e quindi è il caso di proseguire su quella strada. Buona fortuna.

Luca

Diana. Sesto Fiorentino. Firenze. Italia

Gianni Cuperlo racconta la storia di Diana, ragazza conosciuta a Sesto Fiorentino che, una legge sull’immigrazione barbara, continua a non voler considerare italiana.

Ecco, questo credo sia uno dei post più belli che mi sia capitato di mettere qui sopra. E non per merito mio. La premessa è questa. Alla vigilia dell’ultimo voto per le regionali, nei miei giri toscani, sono tornato a Sesto Fiorentino. Il Pd aveva fissato una chiusura della campagna elettorale nel tardo pomeriggio. Io ho preso un treno da Firenze e alla stazione di Sesto è venuta a prendermi una ragazza molto giovane. Siamo saliti in macchina per raggiungere la casa del popolo e io, come mi capita, l’ho riempita di domande. Che faceva, se studiava o lavorava e il clima della campagna elettorale e cose cosi’. Lei rispondeva, con gentilezza, intelligenza, in un italiano bello, colto, scorrevole. Poi a un certo punto le ho chiesto su cosa aveva dato la tesi e lei ha motivato il tema spiegandomi che non era italiana ma albanese e si trovava in Toscana da quando aveva sei anni. Allora le ho chiesto alcune altre cose, per capire e perché ero affascinato da quel suo tragitto. Non abbiamo avuto molto altro tempo, mi ha invitato a un incontro (che faremo in autunno) presso la sua facoltà e io le ho chiesto se aveva voglia e piacere di scrivere un racconto della sua storia. Diana me lo ha mandato, le ho chiesto il permesso di pubblicarlo. Vorrei lo leggeste.

“Caro Gianni, … (continua)

Luca

Per sconfiggere il qualunquismo

I politici sono tutti uguali.
Sono tutti ladri.
Destra, sinistra, è la stessa cosa.
E così via con le cose qualunquiste.

L’altro giorno le assenze del PD alla camera ci hanno fatto arrabbiare.
E’ bene però mantenere la calma, per non regalare anche gli ultimi voti disponibili a Di Pietro.
Gianni Cuperlo, deputato del PD, spiega un po’ meglio come è andata:

Al voto finale sullo “scudo” era doveroso esserci, questo è scontato. Parlo dei deputati dell’opposizione.[…] Detto ciò, penso anch’io che loro non sarebbero andati sotto comunque. La gestione dell’Aula avrebbe consentito alla maggioranza di precettare un pacchetto di ministri e sottosegretari, ma non è questo il punto. Il punto è che questa gogna mediatica degli assenti fa riflettere. E’ persino banale scrivere che se uno sta all’ospedale si dovrebbe dedurre che non è in condizione di stare altrove. Mi limito a parlare di tre miei compagni di banco, vale a dire persone che conosco più da vicino. Dario Ginefra (siede nel banco sotto il mio, sul lato destro) stava a letto da quattro giorni, da inizio legislatura ha una percentuale di presenze al voto superiore al 95 per cento. Lucia Codurelli (siede a sei o sette posti di distanza sulla mia stessa fila) è una parlamentare rigorosa, ha fatto l’operaia per quasi tutta la sua vita lavorativa e da quando è alla Camera è tra le presenze più costanti e serie. Sergio D’Antoni (siede davanti a me) era ricoverato al Sant’Orsola di Bologna (a lui auguri di una guarigione veloce). Ho citato i tre che mi sono prossimi fisicamente. Bene, chiedo: adesso dovrebbero essere “sanzionati espulsi radiati puniti dimessi….”? Perché stavano male? Mi direte, e gli altri? E quelli che erano a un convegno? Ok, l’ho detto. E’ stato un errore. Era giusto, necessario, essere in Aula. Ma forse meriterebbe stabilitre una qualche proporzione tra le parole e le persone, nel senso della storia delle persone.

E poi dice la sua su Di Pietro e sul suo fare opposizione:

C’è anche un secondo punto. Ancora stamane ho sentito un giornalista stimabile dire alla tivù che l’unico a fare opposizione è Di Pietro. Ho scritto parecchie volte perché la frase in sé sia una falsità e potrei riscriverlo anche a proposito della settimana di battaglia parlamentare che abbiamo consumato alla Camera da martedì a venerdì della scorsa settimana. Ma lasciamo stare. Però una cosa la voglio aggiungere. La mia opinione è che non solo non è vero che Di Pietro sia l’unico a fare l’opposizione. Il punto è che le parole pronunciate da Di Pietro sul capo dello Stato, gli insulti intollerabili che ha rivolto al Quirinale e le motivazioni sbagliate che ha scelto per giustificarli suonano conferma del suo ruolo. Il leader dell’Italia dei Valori non è oggi il paladino dell’opposizione ma l’espressione di un populismo sovversivo che per guadagnare un pugno di voti sbrega ulteriormente quell’equilibrio istituzionale già sfibrato dalla destra e dai continui strappi del suo timoniere. Tutto qui. Ma forse il fatto in sé meriterebbe almeno altrettanta attenzione rispetto alle assenze di alcuni deputati al voto.

Luca

Babbo Natale non esiste. E se esiste non si chiama Di Pietro

Ascoltando l’intervista di Fazio a Di Pietro ho elaborato una convinzione.
Io alla favola che gli italiani votino Berlusconi perché sono scarsamente informati non ci credo più.
Gli italiani votano Berlusconi, e lo fanno convintamente, perché sono d’accordo con lui.
Molti di quelli che lo votano non si vogliono informare ed è una loro scelta.

Ma non venite a dirmi che non ci sono i mezzi per informarsi, perché non è vero.

In questo Di Pietro è ancora più indietro del PD.
Ed è forse per questo che riesce a prendersi i voti della gente arrabbiata.

Intanto, in parlamento, dove si fanno le leggi vere, il PD è riuscito ad eliminare le ronde dal pacchetto sicurezza e ad affossare il decreto che voleva trasformare i Centri di Permanenza Temporanea in delle vere e proprie carceri.

Il decreto è stato bocciato grazie a 17 franchi tiratori.
L’Italia dei Valori si è astenuta (tranne qualche eccezione).

Lo racconta Gianni Cuperlo:

Finalmente. Oggi abbiamo ottenuto un gran bel risultato. Alla Camera stamattina la maggioranza ha stralciato dal decreto su sicurezza e contrasto alla violenza sulle donne l’articolo 6 sulle ronde (merito del nostro ostruzionismo di ieri). Poi è venuto in discussione l’emendamento sul prolungamento del tempo di detenzione degli immigrati clandestini nei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione, sino a 18 mesi). La discussione è stata piuttosto accesa. Poi noi e l’Udc abbiamo chiesto il voto segreto e la maggioranza è andata sotto. Doppio schiaffo alla Lega e soprattutto una bella vittoria del Parlamento e dello stato di diritto. Aggiungo (e lo dico intenzionalmente con piglio polemico) che l’Italia dei Valori si è astenuta, forse nella speranza di lucrare qualche voto sul capitolo della sicurezza. Ecco, a quelli che imputano al Pd ogni tipo di timidezza e che “Di Pietro, lui sì che fa l’opposizione”, spero siano fischiate le orecchie.

Chissà se gli elettori di Di Pietro sono informati su questo.
Non basta leggere il blog di Di Pietro e di Beppe Grillo per essere informati.

Luca