Giorgio Gaber appartiene a tutti noi

Gli spot della nuova Fiat 500 sono belli.
Tra i personaggi che “ci legittimano per essere autentici e veri” vengono mostrate una serie di icone, alcune delle quali veramente impegnative.
Povero Gaber…
L’uomo più anticonformista usato per vendere quella che sarà l’automobile più conformista.

GaberFiat500

Voglio essere onesto.
Gli spot della nuova Fiat 500 sono belli.
Molto belli.
Il piano di Giovanni Allevi, la voce di Ricky Tognazzi e le scene di Nuova Cinema Paradiso sono una fusione molto azzeccata.
Come è azzeccato lo slogan: “La Fiat 500 appartiene a tutti noi”.

Tra i personaggi che “ci legittimano per essere autentici e veri” vengono mostrate una serie di icone, alcune delle quali veramente impegnative.

Vorrei dire soltanto una cosa.
Accetto tutto, anche che per pubblicizzare una automobile vengano utilizzate le icone di Giovanni Paolo II e di Madre Teresa di Calcutta.
Ma Giorgio Gaber no!
Lui si che appartiene a tutti noi.
Altro che la Fiat 500.

Quando ieri sera ho visto apparire il suo faccione su Canale 5 ho avuto un moto di stizza.

Sergio Marchionne comincia a starmi antipatico come Steve Jobs.
Così come la sua idea di paragonare la 500 all’iPod.

Povero Gaber…
L’uomo più anticonformista usato per vendere quella che sarà l’automobile più conformista.

Luca

Se fossi Gaber

Se fossi Gaber oggi mi verrebbe da cantare queste parole:

Va la mia realtà
come la vita che mi sfugge
ed io mi aggrappo come un naufrago qua e là.
Il mio destino è questo affanno
questa corsa verso il vero per scoprire
quel mistero che da sempre è la realtà.

Noi crediamo ancora ai grandi ideali, ai grandi schieramenti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alla gente onesta, agli uomini efficienti…
La realtà è più avanti!
Noi crediamo ancora alle facce nuove, ai partiti giusti…
Siamo di destra, siamo di sinistra
siamo democratici, siamo progressisti…
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro.
La realtà è più avanti!
Siamo sempre indietro…

La realtà è un uccello che non ha memoria
devi immaginare da che parte va.

La realtà è un uccello, da “E pensare che c’era il pensiero”, 1993

Luca

Ci siamo

Tratteniamo il fiato.
Fra qualche ora sarà tutto finito.
Giusto il tempo di ascoltare le ultime cazzate e poi questa campagna elettorale ci saluterà.
Con grande gioia di tutti.

Non ne possiamo veramente più.
Questi toni da vigilia dell’apocalisse sono ridicoli.
A volte mi sembra che manchi l’aria.
Come mancava al Signor G.

Lasciateci aprire le finestre,
lasciateci alle cose veramente nostre
e fateci pregustare l’insolita letizia
di stare per almeno dieci anni senza una notizia.

Luca

Foto lucacicca