L’informazione e la politica

Oggi, durante Ballarò, Giovanni Floris ha intervistato Berlusconi.
Una bella intervista, come non se ne vedono spesso in Italia, durante la quale l’intervistatore non si è accontentato di recepire le risposte dell’intervistato, ma ha chiesto chiarimenti sulle risposte più sibilline, ha preteso dati concreti, ha incalzato.
Un’intervista alla maniera anglosassone.

Il Corriere, in tutto questo, ha colto la vera sostanza dell’intervista. Che poi sarebbe stato il bacio dato da Berlusconi a Floris.

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Luca

Sulla mistificazione e sul consenso di Berlusconi

L’altra sera ci siamo tutti arrabbiati per l’intervento iracondo di Berlusconi a Ballarò.
Tutti a dirci che non ci si comporta così, che i giornalisti vanno rispettati, che non ci si può sottrarre al confronto.
Nel frattempo, nel paese reale, Berlusconi guadagnava consensi.
Mentre noi imprecavamo sul divano, su altri divani, ben più numerosi, c’era chi è saltato in piedi, ha fatto la ola ed ha acclamato il suo Presidente.

Capiamola questa cosa.
Perché fra tre mesi saremo ancora qui a chiederci come sia stato possibile che Berlusconi, quello che telefona a Ballarò e fa la figura del cretino, abbia rivinto le elezioni.

L’altra sera ci siamo tutti arrabbiati per l’intervento iracondo di Berlusconi a Ballarò.
Tutti a dirci che non ci si comporta così, che i giornalisti vanno rispettati, che non ci si può sottrarre al confronto.
E tutti a pensare che lui, il cavaliere, è ormai alla frutta, che presenta segni di cedimento nervoso e che la sua caduta non può che essere vicina.

Nel frattempo, nel paese reale, Berlusconi guadagnava consensi.
Perché quello che non abbiamo capito è che ai berlusconiani, diciamo il 40 % di quelli che vanno a votare, interventi come quello dell’altra sera piacciono e piacciono un casino.
Il capo che ha il coraggio di telefonare alla trasmissione sinistroide che tratta come cretini quelli che votano a destra non può che non attirare la loro solidarietà, la loro simpatia e la loro ammirazione.

Mentre noi imprecavamo sul divano, su altri divani, ben più numerosi, c’era chi è saltato in piedi, ha fatto la ola ed ha acclamato il suo Presidente.

Capiamola questa cosa.
Perché fra tre mesi saremo ancora qui a chiederci come sia stato possibile che Berlusconi, quello che telefona a Ballarò e fa la figura del cretino, abbia rivinto le elezioni.

Luca

Partiti!

disegno di gipi per il post

Il Post
è online, con un bel disegno di Gipi, con il primo editoriale del direttore

Il Post non fa “reporting” come dicono gli americani: aggreghiamo e raccontiamo informazioni prodotte da altri. In realtà, è quello che già fanno molto anche i media tradizionali (tra notizie di agenzia e riscritture di articoli altrui) che però sono anche produttori di eccellenti storie e news originali a cui dobbiamo metà del merito di quello che farà il Post. Noi facciamo invece prioritariamente la prima delle due cose: ma non ci sottrarremo al racconto di storie inedite e trascurate quando le troveremo, e su questo contiamo molto sulla collaborazione e l’aiuto di tutti (fatico a chiamarli lettori, termine riduttivo: stiamo cercando di fare una cosa tutti insieme, uomini e donne di buona volontà). La separazione tra online e offline, tra giornalismo di carta e in rete, tra redazioni e blog è una sciocchezza di chi vuole costruirla. La linea in terra che ci interessa è quella tra fare le cose bene e fare le cose male.

e con un bel commento di Giovanni Floris sul nostro presidentissimo.

Il Presidente del Consiglio italiano ha pochi poteri, Silvio Berlusconi ne ha troppi. Il paradosso delle riforme istituzionali è tutto qui. È vero, come dice il Premier, che il primo ministro italiano non ha il potere che i suoi omologhi hanno in giro per il mondo, ma è pur vero che nessuna parte del mondo un premier accentra in sé tutti i poteri che accentra Silvio Berlusconi.

Questo è l’impasse su cui è bloccata la Nazione, guidata da un uomo potentissimo ma da un premier debole. Un miliardario, un tycoon televisivo, un uomo molto potente, un primo ministro che però esercita il suo potere in un sistema obsoleto, complicato, bloccato da infiniti contrappesi che hanno ormai un’unica ragione di esistere: servono nel caso che a ricoprire il ruolo di primo ministro arrivi uno come lui.
[…]
La teoria, che ha molti sostenitori, è che fino a che non verranno riformate le istituzioni e fino a che il Presidente del Consiglio non verrà dotato di poteri più incisivi nessuno riuscirà mai a cambiare nulla.

L’uomo più potente d’Italia, insomma, cerca di avere più potere, altrimenti resterà impotente. Sembra impossibile, ma è la nostra quotidianità, ormai da quasi vent’anni: il Presidente del Consiglio che vuole le riforme è un uomo troppo potente per farle.

Luca