Sul metodo Stamina (ancora)

Matteo Bordone, sottolinea la responsabilità di alcuni personaggi pubblici che hanno sostenuto il metodo Stamina che, qualche giorno fa, ha ottenuto nuove prospettive di vita.

Quando il cosiddetto “metodo STAMINA” si rivelerà quello che è, come diversi sieri e cure miracolose simili in passato, torneremo alla scienza. In quel momento – tra non più di sei mesi – vorrei sinceramente sentire Davide Parenti (autore delle Iene), Giulio Golia (presentatore delle Iene) e Rosario Fiorello chiedere scusa. Vorrei sentirli chiedere scusa per avere sostenuto con forza e spirito partigiano il cosiddetto “metodo STAMINA”. Non basterà la buona fede, non si potrà dire: «Abbiamo provato. Purtroppo le nostre speranze non sono bastate». Dovranno dire che hanno sbagliato, hanno sbagliato di grosso, sono stati irresponsabili e populisti. Dovranno chiedere scusa e usare la propria immagine per sostenere la scienza, quella noiosa col camice nei laboratori e nelle corsie, quella che lavora per conto di milioni di medici e infermieri e pazienti che lottano quotidianamente contro le malattie. Fare finta di niente non sarà ammesso.

Perché altrimenti – dico a voi e a tutti quelli che faranno come voi – è facile. Molto facile. Tanto i malati non siete voi, i medici non siete voi, le speranze, i soldi e la fatica quotidiana non sono le vostre.

Luca

Twitter non è cosa per VIP

Linus fa una riflessione interessante sull’utilizzo orizzontale o verticale di Twitter, partendo dal caso di Fiorello

Linus scrive oggi una cosa molto interessante sull’utilizzo di Twitter da parte dei VIP.
Lo fa partendo dal caso di Fiorello, autentica star su Twitter, che qualche giorno fa ha eliminato il suo account.
Probabile che ci sia dietro una storia di minacce o di offese.
Secondo me entro poco anche Jovanotti farà la stessa cosa.

Mi fa sorridere in questi giorni leggere i commenti e le supposizioni sull’improvviso abbandono di Twitter da parte di Fiorello. So bene qual è il motivo ma non è certo compito mio raccontarlo, come so di tanti altri amici e colleghi ormai indirizzati sulla stessa strada. A parte la presa di coscienza che a un certo punto sia impossibile avere una vita piena e al tempo stesso trovare il tempo per “sfamare” il social network, quello che porta tutti a stancarsi è il confronto costante e opprimente con la massa anonima. Sembra un particolare stupido, dal di fuori si può pensare che un personaggio pubblico sia abituato a ricevere qualche critica in mezzo a mille complimenti, ma è una visione superficiale. Chiunque abbia un minimo di sensibilità può sopportare anche l’insuccesso ma non la cattiveria. Specie se anonima e soprattutto gratuita.
È la classica metafora del dito medio, a chiunque sia stato su un palco è successo almeno una volta di essersi innervosito per l’unico idiota, magari ubriaco, che per farsi bello in mezzo a una platea non trova di meglio che insultare. E da quel momento in poi, se non si è Sgarbi, non si riesce quasi a vedere nient’altro.
Twitter è così, un grande canale per comunicare in orizzontale, cioè tra gente “normale”, molto ipocrita e pericoloso quando lo si usa in verticale. A meno che non se ne faccia un uso “di plastica”, con qualcuno che scrive per conto tuo. Oppure che lo si usi per scrivere solo banalità, come fanno molti.
A me, personalmente, di sapere cosa fa Rihanna non frega nulla.

Linus coglie perfettamente nel segno quando distingue tra l’uso orizzontale e quello verticale dei social network.
Per anni Twitter è stato uno strumento utlizzato da gente normale, per comunicare, per informarsi, per sapere cosa pensano gli altri.
Poi sono arrivato i VIP, lo hanno monopolizzato, lo hanno fatto scoprire ai giornalisti e lo hanno trasformato in un’altra cosa. L’uso verticale di cui parla Linus.
Nel frattempo, gli utenti normali, continuavano ad utilizzarlo nello stesso modo, quello orizzontale.

Ora, quando i VIP si saranno stufati, Twitter tornerà al suo stato originale.
E i VIP che continueranno ad usarlo, magari lo faranno con un po’ più di attenzione.
In modo orizzontale, questa volta.

Luca