C’era una volta il PD

L’emergenza neve forse vi ha distratto da un avvenimento piuttosto importante.
La morte del Partito Democratico.

Perché l’intervista di qualche giorno fa di Bersani a Repubblica sancisce questo: la fine del PD.
Non si può pensare che l’elettorato sia disposto a votare un pastrocchio fatto insieme a Fini e Casini.
Senza considerare il fatto che Fini e Casini difficilmente riusciranno a stare insieme.

Bersani decide di rinunciare all’alleanza con Vendola e Di Pietro per andare con il centro.
Decide poi di rinunciare alle primarie per togliere qualsiasi potere decisionale alla base.

In quest’ottica si posiziona benissimo la candidatura di Fassino a Torino.
Che è come dire che anche Torino ce la siamo giocata.

Non so veramente che dire.
E se continuiamo così rischio di non saper più nemmeno chi votare.

Io Bersani ce lo voglio vedere in un circolo del PD andare a spiegare ad un vecchietto dell’ANPI che alle prossime elezioni ci presentiamo insieme all’ex-delfino di Almirante.
Ce lo voglio vedere.

Luca

Grazie, infilatemi pure il dito nella piaga

L’Italia è al tracollo.
Più che di questione morale qui dovremmo capire se esista ancora la possibilità di credere in una politica senza corruzione.

Dispiace dirlo, ma il disastro attuale del PD, va ascritto anche a Veltroni che si dimostra incapace di combattere i poteri forti all’interno del suo partito.
Waltere non è riuscito ad allontanare Bassolino, ha continuato a dare fiducia alla Jervolino, accetta che Cioni si candidi alle primarie del Comune di Firenze.
Va tutto bene.
Anzi, vanno tutti bene.

Il politico capace deve essere in grado di scegliere a chi affidare le amministrazioni.
Altrimenti si arriva a questo punto.

La questione morale è stata snobbata dalla dirigenza del PD, soprattutto da Fassino e D’Alema, ma i fatti dimostrano che è stato commesso un grave errore.

E’ evidente che ora la riforma della giustizia verrà fatta.
Non perché ce ne sia bisogno, o magari si, ma soltanto perché c’è da salvarsi il culo.
Come fossimo i peggiori berluschini.

Poi mi dicono che sono disfattista.
Non sarà mica soltanto colpa mia!

Luca

Votare o non votare?

Domenica ci sono le primarie del PD.
Io non ho ancora deciso se andare a votare.
Non so nemmeno per chi voterei.
So che non voterei per Veltroni.

Nella riflessione, mi ha aiutato leonardo, uno che scrive spesso cose intelligenti:

Se vincesse la Bindi, ci troveremmo una donna al comando – certo, non quel tipo di donna che trovi da Vespa in tacco e mini. Piuttosto davanti in fila alla coop. O a un consiglio di classe. O a una marcia della pace. Per esempio io l’ho incontrata lì. Non guidava uno spezzone: girava tra la gente, l’aria di chi cerca qualcuno. Lungo il circo massimo il soundsystem mandava Fossati, mi sono voltato e ho pensato, toh, c’è la Rosi. Per fortuna non l’ho detto a voce alta. Nello stesso momento, lo spezzone di Fassino veniva bloccato e contestato da un drappello di noglobba. La Bindi invece andava in giro tranquilla. È da una vita che fa così. Tutto intorno pallottole e fango, e lei neanche uno schizzo. Magari è fortuna, eh.

Se vincesse la Bindi, la segreteria andrebbe a un cristiano praticante – ma aspetta, questo è già successo, Fassino non è quello che ha studiato dai preti e se ne vanta? La differenza è che la Bindi non si è mai vergognata di ammetterlo. Ma cosa c’è di peggiore di un cristiano coerente? Un cristiano convertito di fresco. Quelli alla Rutelli, per intenderci. Perché Rutelli sta con la Bindi, no? No? Con chi sta? Con Veltroni? Ah.

Lasciamo stare la fede. Il problema è che se vincesse la Bindi, sarebbe il segno che i democristiani hanno vinto, maledetti. Quegli untuosi alla Fioroni, che quando meno te lo aspetti ti sbloccano un finanziamento alle scuole cattoliche… ma aspetta, neanche Fioroni sta con la Bindi. Sta con Veltroni. Pure lui. Però.

In ogni caso come faremmo noi laici a votare una segretaria che sotto il tailleur veste un cilicio… no, sbaglio anche stavolta. Quella in cilicio è la Binetti. Non sta con la Bindi neanche lei. Sta con… Veltroni.

Ci devo pensare bene. Se la Bindi vincesse un bel po’ di democristiani storici e di ritorno si ritroverebbe con le ossa rotte. Messa in questi termini è piuttosto interessante.

Se la Bindi vincesse, magari si riparlerebbe di DiCo. Era una proposta sua.

Insomma, non so se andrò a votare, ma se lo facessi è probabile che la mia scelta sarebbe Rosy.
Anche se l’unico modo per aiutare il PD sarebbe l’assenteismo.

Dopo chiedo un consiglio al mio consulente politico: mio figlio.
A due anni ne capisce già molto più di me.

Luca

Veltroni Day After

Ieri è stato il Veltroni Day.
Il buon Walter ha sfoderato 95 minuti di comizio, nel quale ha detto cose che condivido nel 95% dei casi.
Quindi tutto bene?
No.
Le idee sono buone, ma sono irrealizzabili.

Ieri è stato il Veltroni Day.
Il buon Walter ha sfoderato 95 minuti di comizio, nel quale ha detto cose che condivido nel 95% dei casi.

Quindi tutto bene?
No.
Le idee sono buone, ma sono irrealizzabili.

La domanda a cui Veltroni dovrebbe rispondere è quella più banale: “Con quale maggioranza parlamentare pensa di portare avanti questo suo programma? Con quella composta da gente come Fassino, D’Alema, Rutelli, Mastella, Russo Spena e Diliberto?”

Sarebbe necessario un ricambio della classe dirigente, ma la questione è talmente inflazionata che mi viene il vomito.

Meglio riderci su con Zoro.

Le cose importanti
– Ha finito?
– No papà, sta ancora a parlà.
– Aveva detto n’ora.
– O so, s’è allungato… mo chiude.
– E che dice?
– E che dice papà, e solite cose, come e dice lui.
– Ma de Chivu ha detto niente?
– Macché, gnente de gnente.

Luca

Veltroni come l'iPhone

Oggi sono due gli argomenti importanti.
La discesa in campo di Veltroni e l’attesa per la commercializzazione dell’iPhone.
Insomma, temo che Veltroni e iPhone pari siano.
Due prodotti pensati per avere un grande impatto mediatico, ma anche destinati a non cambiare nulla nell’esistente.

Oggi sono due gli argomenti importanti.
La discesa in campo di Veltroni e l’attesa per la commercializzazione dell’iPhone.

Reputo l’iPhone un gadget per fighetti, inutile e costosissimo.
Penso anche che il fiasco del cellulare targato Apple potrebbe rappresentare l’inizio di una fase discendente per l’azienda di Steve Jobs.

L’attesa per l’intervento di Veltroni potrebbe essere altrettanto mal riposta.
Non perché io abbia niente contro il sindaco di Roma, ma perché sono convinto che non potrà dire niente di così sconvolgente e rivoluzionario.

A meno che non intenda far cadere Prodi già domattina e che non voglia rompere con D’Alema e Fassino.

Insomma, temo che Veltroni e iPhone pari siano.
Due prodotti pensati per avere un grande impatto mediatico, ma anche destinati a non cambiare nulla nell’esistente.

Luca