Il peso giusto alle cose. Anche a Facebook

Su Facebook hanno rinominato alcuni gruppi (anche espressamente contrari a Berlusconi) in gruppi di sostegno al premier.
Magari vi eravate iscritti al gruppo “Berlusconi dimettiti” ed oggi ve lo ritrovate trasformato in “Sosteniamo SILVIO BERLUSCONI contro i FAN di massimo TARTAGLIA”.
Evidentemente qualcuno si è divertito a fare uno scherzo.

C’è grande sdegno nella rete e c’è chi chiede addirittura il ricorso al garante della privacy.

A me paiono reazioni esagerate.
Ci dimentichiamo forse di una cosa importante, che è la stessa cosa che si dimenticano i giornalisti quando vanno a cercare su Facebook i più torbidi retroscena.
I gruppi su Facebook sono una minchiata, un giochino, un modo per divertirsi con gli amici.
Torniamo a dare il giusto valore alle cose.

Luca

Dateci un’occhiatina

Nei giorni scorsi Facebook ha modificato la propria politica sulla privacy degli utenti.
Probabilmente non ci avete fatto molto caso, ma in uno dei vostri ultimi accessi vi dovrebbero aver chiesto di accettare le nuove impostazioni.

Niente di sconvolgente, ma ci sono state alcune contestazioni.
Nelle opzioni di default all’utente infatti viene suggerito di rendere visibile a tutti le proprie cose.

Insomma, lo so che è noioso, ma un giro a riconfigurare tutte le vostre opzioni sulla privacy potrebbe non essere tempo perso.

Luca

Torturate i redattori

I giornali online ed i telegiornali hanno dato grande risalto alla storia del presunto manifesto leghista che invita a torturare gli immigrati.
Il manifesto è una vignetta di Mauro Biani del 2004 che intendeva prendere in giro la deriva razzista della Lega.

La vignetta era stata ripresa da un militante leghista ed usata per aprire un gruppo su Facebook a cui qualcuno avrebbe iscritto anche Bossi e Cota.
Ovviamente i due non ne potevano sapere niente e appara cretino pensare che due politici navigati avessero potuto fare una sciocchezza del genere.

Le redazioni, invece ci sono cascate ed hanno trovato uno scandalo dove non c’è.

Il problema vero forse è che FaceBook è diventato un tale marasma che è consigliabile non iscriversi a gruppi dei quali poi non seguiamo l’evoluzione.
Domani vi potrebbero “accusare” di essere iscritto ad un gruppo nel quale era stata pubblicata una cosa razzista o diffamatoria.
Forse val la pena lasciarli proprio perdere i gruppi su FaceBook.

Luca

Via | Wittgenstein

Facebook si prende FriendFeed. La sua mente, non il suo corpo.

Alla maggior parte delle persone non fregherà niente, ma Facebook ha comprato FriendFeed.
Traduzione.
Il social network tamarro ha comprato il social network quello fico.

I commenti degli utenti di FriendFeed sono tendenzialmente tutti negativi.
Il tenore è: “Ora dobbiamo trovarci qualcos’altro”.

Il mio pensiero è che dovremo probabilmente trovarci qualcos’altro perché FriendFeed rischia, nel medio periodo, di morire.
Pare ovvio che Facebook si sia comprato non tanto FriendFeed, quanto le 12 persone che lo hanno creato e lo hanno fatto andare avanti in questi due anni.
Tra queste persone ci sono anche alcune menti illuminatissime provenienti da Google, quando Google innovava davvero.
Gente che ha fatto Gmail e roba del genere.

FriendFeed rimarrà tale e quale per un po’.
Poi verrà lentamente abbandonato.
Quando questo succederà qualche altra mente illuminata avrà già creato qualcos’altro per chi non si vuole rassegnare a Facebook.

Non c’è da preoccuparsi.
E’ soltanto l’ennesimo compagno di scuola che è entrato in banca pure lui.

Luca