Che fine ha fatto Giuseppe D’Avanzo?


Giuseppe D’Avanzo, giornalista di punta di Repubblica, autore di inchieste importanti come quella su Abu Omar, ed anche autore delle sfinenti dieci domande a Berlusconi, sono tre mesi che non scrive più niente.
Il suo ultimo pezzo è datato 26 Febbraio 2010.

Sul Giornale, e capirete che l’affidabilità è quella che è, avanzano ipotesi di frizioni con il direttore Ezio Mauro e con la linea del giornale troppo indulgente con il PD.

Dicono sul Giornale che Carlo Bonini, coautore di molte delle sue inchieste, sarebbe finito in un’intercettazione in cui chiedeva di avvisare un giudice romano che era finito nell’inchiesta sulla Protezione Civile e la cosa non avrebbe ovviamente fatto piacere a D’Avanzo.

Ma il grande fustigatore del caso Abu Omar non ha gradito scoprire che una collega del suo giornale è stata intercettata dai Ros mentre avvertiva il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro che era sotto inchiesta a Perugia per gli appalti dei grandi eventi. E ammetteva candidamente: «Mi chiama Bonini e mi fa… “Guarda, forse si deve verificare se Achille è raggiunto da qualcosa, avvertilo subito”». D’Avanzo bastonava il porto delle nebbie mentre la sua vecchia spalla faceva il doppio gioco. Lui che aveva fatto cacciare due colleghi al tempo di Pollari Pompa e Mancino, ora si ritrovava avvolto nell’omertà su uno scandalo analogo scoppiato in casa propria.

Luca


Citazione del giorno

bavaglio post-it

Fa piacere quando vedi che altri hanno avuto la tua stessa sensazione.
Matteo Bordone sull’iniziativa dei Post-IT lanciata da Repubblica contro la legge bavaglio:

Se sostieni davvero che la legge ribattezzata “bavaglio” sia una grave lesione della democrazia, una cosa così importante, devi dimostrarlo nei tuoi gesti. Se ti fai la fotina col cellulare, e hai un post-it attaccato in faccia con scritta sopra una cosa a pennarello, e tutti i tuoi amici fanno la stessa cosa, e c’è una gara a essere uniti nel giuoco della difesa democratica, tutti insieme, italiauno, allora stai giocando col fuoco, fai passare una sfilata di cretini per una cosa importante. Fai passare una cosa importante per una sfilata di cretini.

E ho il sospetto che questo sia un punto troppo fondamentale perché nessuno ci abbia pensato. Si fa finta di niente, nel casino. Ma non è «niente», Ezio Mauro. Il come non è mai niente. Il come è fondamentale. Sempre.

Luca

Si tranquillizzi, signor Presidente

Contro chi ha pensato che si trattasse soltanto di gossip, anch’io mi unisco a quelli che hanno visto nell’affaire Noemi un caso anche politico.
Non per il fatto che la ragazza coinvolta fosse minorenne, ma perché abbiamo conosciuto il lato debole e ricattabile del nostro Presidente del Consiglio.

Un premio lo merita Repubblica, quotidiano che non leggo quasi più, ma che devo dire che sulla questione delle dieci domande al Premier ne ha fatto una questione di interesse nazionale e non ha mollato la presa.
Quando pensi di avere ragione è giusto insistere finanche a sembrare ossessivi.

Oggi, alla vigilia delle elezioni, un editoriale non firmato (quindi ascrivibile al direttore Ezio Mauro) conclude la questione.
E lo fa con una rabbia giusta e condivisibile:

Poi la denuncia di un complotto internazionale, con la stampa straniera impegnata in una campagna “anti-italiana”: a Berlusconi non viene in mente che sono i suoi comportamenti il vero danno per l’Italia. Infine la minaccia a Repubblica: “perderà molti lettori”. Si tranquillizzi, signor Presidente. La sua ira e il suo silenzio, da soli, spiegano la nostra funzione e le nostre domande.

Luca

Rompete le righe!

FestaAlemanno

Ora che il camerata Alemanno ha conquistato il Campidoglio, l’opera di Waltere si è compiuta.

Il fallimento è completo.

Non che voglia dire che si debba pensare ad un avvicendamento alla guida del PD, ma credo che la strategia del nuovo partito vada un po’ ripensata.

La sconfitta di Roma è emblematica.

Ha tristemente ragione Jena, oggi su La Stampa.

A questo punto nessuno può negare che il Partito democratico sia stato la grande novità politica della sinistra italiana.

La candidatura di Rutelli è stata un suicidio.
Il tentativo di arruffianarsi la Chiesa ha dato come al solito i suoi frutti avvelenati.

Questo paese avrebbe bisogno di aiuto, ma gli italiani forse non vogliono essere aiutati nel modo che vorrei io.

Forse ci dobbiamo semplicemente rassegnare all’idea che l’Italia sia un paese di destra.

La fine del tunnel, se fine c’è, è molto lontana

Luca

Foto Repubblica.it