Il meraviglioso buco nero che fu San Patrignano

Ho letto La collina, romanzo scritto da Andrea Delogu insieme ad Andrea Cedrola.

La Collina racconta la storia di Andrea, bambina nata a San Patrignano.
E’ un romanzo, ma è soprattutto un racconto della vita dentro la più famosa comunità di recupero italiana.
Nel libro, San Patrignano è chiamato “La Collina” ed i nomi dei personaggi sono cambiati, ma è di quello che si parla.
Andrea è la figlia di Walter Delogu, autista ed uomo fidatissimo di Muccioli che poi è diventato uno dei suoi principali accusatori.

Perché in molti abbiamo un’idea forse un po’ vaga di ciò che è stato San Patrignano.
Comunità che ha salvato molte persone dalla droga, in anni in cui l’eroina era davvero un dramma sociale, ma lo ha fatto con metodi illegali e degradanti; botte, reclusioni forzate, stupri, umiliazioni pubbliche.
E San Patrignano ha causato tanti lutti, tanti suicidi ed un omicidio accertato, quello di Roberto Maranzano, massacrato di botte e poi portato fino a Napoli dove fu gettato in una discarica per inscenare un omicidio da collegare ad un regolamento di conti camorristico.

Muccioli nasce come una specie di santone, che mostrava in giro delle stimmate che si era autoprocurato sulle mani, e San Patrignano all’inizio è una specie di comunità apostolica, con 12 discepoli. Santone, ma anche guaritore, tanto che distribuiva ai ragazzi un beverone che doveva essere una cura per l’aids ed in realtà gli distruggeva il fegato.

I genitori dei tossici chiedevano a Muccioli di salvare i loro ragazzi dall’eroina e dalla strada.
E lui lo faceva. Ad ogni costo.
Creando un posto accogliente, su una collina, che nei ricordi di Andrea Delogu è ancora un posto magnifico.

Poi c’è tutto un racconto sulla ricchezza di Muccioli, sulla “Reggia” (così la chiamavano) dentro la quale viveva a San Patrignano, sulle macchine di lusso, sui cani e sui cavalli di razza, che se non erano buoni venivano soppressi, sull’orso preso da un circo (anche quello soppresso), sui voti truccati per favorire i politici amici, sulla corruzione dei poliziotti che coprivano le violenze.
E c’erano sopratutto queste, le violenze appunto. Perché era impossibile fuggire da San Patrignano.
Se lo facevi, prima o poi ti riprendevano e ti punivano.

La Collina ha una scrittura un po’ faticosa per i miei gusti, ma la storia è bellissima e ve la consiglio.

Andrea Delogu, che probabilmente avrete già rivisto in tv (io l’ho sentita per anni nei podcast di Macchiaradio), oggi ha 30 anni ed è stata poco tempo fa alle Invasioni Barbariche, dove ha raccontato un po’ della sua storia.

Luca

Amnistia, indulto, Renzi e Civati

Non mi sono piaciute per niente le parole di Matteo Renzi, contro amnistia ed indulto.
Sono una presa di posizione adottata in modo cinico sulla pelle dei detenuti.
Senza contare che, essendo ormai più di metà dei parlamentari del PD diventati renziani, è anche una forte presa di posizione politica che renderà impossibile l’approvazione di questi due atti in parlamento.
(Nota a margine: leggetevi questa lettera scritta da un normale cittadino finito per errore in carcere a San Vittore per farvi un’idea di come si viva nelle prigioni italiane).

Sulla questione, Pippo Civati scrive una riflessione articolata, facendo anche delle proposte concrete.
Civati e Renzi sembrano essere d’accordo su una cosa.
Per liberare le carceri, non bastano gesti di clemenza adottati a posteriori, ma bisognerebbe fare in modo che alcuni reati meno gravi non fossero puniti con il carcere.
Entrambi, sia Renzi che Civati, si scagliano contro la legge Bossi-Fini (immigrazione) e Fini-Giovanardi (droga).

E su quest’ultima, Matteo Renzi è poco chiaro.
Perché, se la sua posizione contraria ad indulto ed amnistia è, e spero di sbagliarmi, una scelta elettorale, una posizione più morbida sui reati connessi alla droga, gli potrebbero costare ancora di più in termini di consenso sullo stesso bacino elettorale.
Su questi due argomenti, immigrazione e lotta alla droga, Renzi deve essere più chiaro. Se vuole provare a farsi capire anche al suo elettorato di sinistra.

Sul tema della Fini-Giovanardi, Pippo Civati, che sui temi dei diritti è due passi avanti a Renzi, mi sembra molto più centrato.

Per selezionare efficacemente la popolazione carceraria bisogna impegnarsi a conoscerla. Il carcere è la casa degli ultimi. Per renderla più vivibile bisogna agire sui reati degli ultimi. Un quarto dei detenuti è in carcere per reati connessi all’utilizzo/spaccio di sostanze stupefacenti. E’ indispensabile superare l’ottuso rigore della legge Fini-Giovanardi e, soprattutto, investire sulle strutture socio-riabilitative come centri dove scontare la maggior parte della pena. I reati in materia di stupefacenti necessitano, in linea di massima, di una risposta in termini di assistenza più che di carcere.

Matteo Renzi invece, quando parla di cambiare la legge Fini-Giovanardi, cosa ha in mente?
Ce lo faccia sapere, che qui c’è ancora da capire per chi votare alle primarie.
E, da queste parti, siamo pronti a tollerare tutto, tranne l’intolleranza.

Luca

Foto | Le Murate, antico carcere di Firenze, ora trasformato in zona residenziale e commerciale.

Il braccio violento di quella che chiamiamo legge

Capita che tu fumi della marijuana.
Si, è proibito, ma lo fanno in tanti.
Tutti quelli che conosci, o quasi.

Una notte sei davanti alla TV.
Senti bussare con forza alla porta.
E’ la polizia che ti dice di aprire.
Tu apri.
Quelli entrano armati fino ai denti.
Sparano ai tuoi due cani.
E ti arrestano.

Tutto questo davanti a tua moglie e a tuo figlio di 7 anni.

Tutto questo perché avevi in casa un po’ di marijuana.

Il Post racconta la piega violenta che ha preso la lotta alla droga negli USA.
Dove i corpi speciali fanno irruzione nelle case di privati cittadini, uccidendo cani e terrorizzando bambini.

Tutto questo in nome del rispetto della legge.

Luca

Avrei scommesso su Gasparri

Ero sicuro che qualcuno l’avrebbe chiesto.
L’ha fatto Alessandra Mussolini.

Chiediamo inoltre che tutti i cantanti partecipanti al Festival della canzone italiana si sottopongano ad un test anti-doping.
Il Festival e’ ormai un”istituzione’ e deve rimanere un veicolo di valori sani e trasparenti; anche la canzone italiana deve essere pulita!

Il tenutario è ovviamente contrario all’esclusione di Morgan.
Siamo in un paese libero, e non mi risulta che a nessuno possa essere impedito di dire cretinate.

Luca

Operazione riuscita

Morgan ha smentito l’intervista rilasciata a Max nella quale avrebbe dichiarato di essere un abituale consumatore di crack.
Da Max confermano tutto, tanto che l’intervista sarebbe stata registrata a casa di Morgan a cui sarebbe stato fatto anche un servizio fotografico.

Il bel paese si è indignato e chiede che Morgan non vada a Sanremo.
Che poi mi dovete spiegare perché una persona che si droga non dovrebbe poter cantare in un festival canoro.

In ogni caso, l’operazione è riuscita.
Siamo tutti a parlare di Morgan.

Anche se non parleremo più della sua canzone.
Peccato, perché chi l’ha ascoltata dice che sia molto bella.

Sarà la sorpresa più clamorosa di tutta la manifestazione ovvero Morgan che ha prodotto “La sera”, un pezzo complesso e magnifico, totalmente fuori registro dai cliché abituali, una sorta di opera in terzinato che ricorda il sinfonismo di Bindi. Una vera pazzia ma non priva di un suo decadente e perverso fascino.

Luca