Menare le mani

L’aggressione di Delio Rossi ad un suo giocatore dovrà essere punita molto severamente dalla Federazione

padre padrone

La prima cosa che ci insegnano da piccoli è che menare le mani è sbagliato, non si picchiano gli altri bambini.
Non si picchia nessuno.

Parrebbe una regola di buon senso, di civiltà.
Eppure a questa regola troviamo sempre mille deroghe.

Matteo Bordone ha scritto una cosa molto bella qualche giorno fa sulla violenza contro le donne e su come il mondo maschile giustifichi con strani giri logici le botte date alle proprie mogli e fidanzate.

La violenza è sempre sbagliata.
Però.
Se mi provochi, allora ne possiamo parlare.

I ragionamenti che tentano di giustificare l’aggressione di Delio Rossi a Ljajic ricalcano esattamente questa logica perversa.
La violenza è sempre sbagliata, ma non sempre.

Eppure nello sport il fallo di reazione è la cosa peggiore che un giocatore possa fare.
La violenza è ancor più sbagliata quando viene usata come risposta ad un altro gesto violento.

In virtù di questo e dell’esempio che dobbiamo dare ai bambini e ai ragazzi che praticano sport, la Fiorentina ha fatto benissimo ad esonerare immediatamente Delio Rossi.

La Federazione ora farà bene a squalificarlo.
Non per qualche giornata o per qualche mese, ma per qualche anno.

Le persone non si picchiano.
Il giocatore ventenne e sbruffone, così come il figlio che si ribella, non si prende a botte.

L’immagine più brutta dell’episodio di ieri è stata quella di Ljajic che, dopo aver preso i pugni, si è messo a sedere buono in panchina, con l’allenatore che faceva cenno all’arbitro che era tutto a posto.
Ecco, questo è inaccettabile.
La ragione non sta mai nel mezzo, ad una provocazione odiosa non si risponde con la violenza.

Se non siamo d’accordo nemmeno su questo, allora vorrei capire su cosa dovremmo esserlo.

Luca

Tristi storie della nostra triste Italia

Linkiesta ci ricorda quale sia spesso il destino delle collaboratrici di giustizia in Italia.

Maria Concetta Cacciola, 31 anni. Santa Buccafusca, 38. Lea Garofalo, 35 anni. Donne di Calabria che hanno deciso di collaborare con la giustizia, ma non ce l’hanno fatta. Le prime due si sono tolte la vita allo stesso modo, ingerendo acido muriatico; la terza uccisa e sciolta nell’acido. L’ultima è stata Maria Concetta Cacciola che si è uccisa ieri a Rosarno. Oggi i quotidiani parlano della vicenda, ovviamente nelle pagine interne. A onor del vero c’è anche chi brilla per l’assenza, come Repubblica. In fin dei conti aveva solo provato, come le altre, a schierarsi con lo Stato. E ha perduto. Che vuoi che sia. Una notizia di cronaca.

Luca

Essere donna oggi

donne afgane
Women in Afghanistan have a near total lack of economic rights, rendering it a severe threat to its female inhabitants. An Afghan soldier uses a wooden stick to maintain order among women waiting for humanitarian aid at a World Food Programme WFP distribution point in the city of Kabul, December 14, 2001. The U.N. (WFP) started its biggest ever food distribution in the Afghan capital, handing out sacks of wheat to more than three-quarters of the war-ravaged city's population. (Damir Sagolj/Reuters)

The Big Picture ha pubblicato una splendida galleria di immagini per documentare i posti più pericolosi in cui vivere se si è donna.

Luca

Donne al volante

È evidente che la campagna Women2drive richiama la nostra attenzione non soltanto sulla condizione femminile, ma sullo stato complessivo dei diritti umani in Arabia Saudita.

Poco lontano da noi c’è un paese in cui per le donne è proibito guidare l’automobile.
Si, lo so che sembra uno scherzo, ma in Arabia Saudita la situazione delle donne è questa.

Il mese scorso una donna ha sfidato questo divieto e si è fatta due settimane di carcere.

Da questo episodio è nata la campagna Women2drive di cui parla Europa che invita domani le donne saudite a compiere un atto di disobbedienza civile mettendosi a guidare un’auto.

L’Arabia Saudita è anche il posto dove nei primi sei mesi del 2011 sono state messe a morte 27 persone, la maggior parte delle quali tramite decapitazione in piazza.

È evidente che la campagna Women2drive richiama la nostra attenzione non soltanto sulla condizione femminile, ma sullo stato complessivo dei diritti umani in Arabia Saudita.

L’occidente non potrà continuare per sempre a chiudere gli occhi.

Luca