L’idiozia del taglio dei parlamentari

Il problema dei grillini, non è dato dai grillini in sé, ma dalla dignità che abbiamo dato alle loro idee.
E quando dico “abbiamo dato” intendo “i partiti, l’informazione, noi tutti abbiamo dato”.

Ridurre il numero dei parlamentari può avere un impatto importante sulla effettiva rappresentanza di tutti i cittadini, anche di quelli che votano partiti politici minori.

Lo so, è un ragionamento troppo complesso per poter essere spiegato in una stories su Instagram o perfino su un tweet.
Fa molto più fico poter dire al popolo che la Casta ha ridotto il numero dei suoi rappresentanti e che quindi risparmieremo delle briciole in termine di risorse effettive.

A chi urla contro la Casta una cosa però non doveva sfuggire, ed è questa (cito dal Post):

La riforma è stata votata dal Movimento 5 Stelle, il partito che l’ha più voluta, insieme agli alleati del Partito Democratico, di Italia Viva e di Liberi e Uguali, ma anche dai maggiori partiti di opposizione: Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Tutti i partiti maggiori hanno votato in modo compatto, come non succede quasi mai.
Provate ad indovinare il perché.

Il motivo è semplice: la gente vuole il sangue, il potere finge di darglielo.

Riportare la discussione sulla democrazia ad unica questione di costi è una barbarizzazione voluta dai grillini a cui nessun altro partito è riuscito a rispondere in modo maturo.
E questa è una responsabilità imperdonabile.

Luca

Non esistono politici buoni, esiste forse la buona politica

Non so cosa deciderà il buon Sergio Mattarella.
Tenteranno forse di fare un governo di legislatura, un governo di scopo, un governo di qualcosa.

Per ora accontentiamoci di non avere più Matteo Salvini al governo.
Salvini è pericoloso per tutta una serie di motivi che non vi sto ora ad elencare, ma Salvini è anche un politico molto scarso (come ha ricordato Il Post ieri in un editoriale di quelli che vengono pubblicati una volta ogni tanto e per questo ancora più significativo).
Ha forzato la mano, probabilmente anche mal consigliato, ed è forse rimasto con un pugno di mosche in mano.
Perché la democrazia, per fortuna, ha le sue regole e semplicemente non puoi decidere di andare a votare quando lo vuoi te solo perché hai vinto le ultime elezioni europee (neanche le politiche nazionali, per altro).

L’altro giorno ero in viaggio ed ho potuto ascoltare la parte più significativa del dibattito in Senato.
Vorrei ribadire alcune cose.

  • La presa di distanza di Conte è tardiva e nemmeno molto credibile, perché se Salvini non l’avesse sfiduciato, avrebbe continuato ad avallare tutte le schifezze che ha avallato in questi 14 mesi. E’ stato un presidente che si è fatto portare a giro dai suoi due vice, senza mettere mai niente di suo nell’azione politica. Se davvero riteneva Salvini pericoloso, prendiamo atto che ha fatto finta di niente finché Salvini stesso non l’ha sfiduciato, lasciando evidentemente che il Ministro dell’Interno continuasse ad essere pericoloso per il paese.
  • Salvini è un politico scarso ed anche un oratore pessimo; non so chi gli scriva i discorsi, forse lo stesso che gli gestisce i social, ma il discorso al Senato non aveva né capo e né coda. Era evidentemente rivolto ai telespettatori, non al Presidente ed ai Senatori, e anche questo ci fa capire il suo infimo livello come politico.
  • Parentesi. Il team che gestisce i social di Salvini è guidato da Luca Morisi, che è questo qui:


    Mi sembra basti questo tweet per capire di chi stiamo parlando.

  • Matteo Renzi ha fatto un bel discorso, ma ho un appunto da fare ed è questo: se critichi Salvini per i suoi continui riferimenti religiosi, citare il Vangelo per evidenziare la sua mancanza di carità, forse non è propriamente una buona idea. La citazione ci stava ed in quel momento funzionava bene, ma andava evitata.
  • Il PD ha evidentemente fallito la sua azione politica e dover oggi scendere a patti con i grillini ne è la dimostrazione. Sei un partito di minoranza e devi turarti mille volte il naso per cercare di governare questo paese. Quindi non facciamo i bulli, che non è proprio il caso.
  • Se l’alleanza con i grillini è necessaria, che si faccia. Ma io non mi dimentico come ci avete chiamato in questi anni, la merda ed il disprezzo che ci avete buttato addosso. Siete un partito di raccattati, se sosterremo lo stesso governo, questo non cancella niente. Se il PD ha fallito, voi avete fallito 2 volte, visto la quantità di parlamentari che avete ottenuto alle ultime elezioni.

Detto questo, fra poco Mattarella ci dirà cosa vuole fare ed in qualche modo ne usciremo.
E magari questo post sarà già nato vecchio.

Mi servirà per ricordarmi, ancora una volta, che contano le azioni che le persone fanno, non conta l’immagine che le persone si danno.
Conta la politica, non i politici.

Luca

Foto (AP Photo/Gregorio Borgia)

L’idraulico che mi ha aperto gli occhi sul destino del PD (e dell’Italia)

Qualche giorno fa mi ha fatto visita un idraulico per un lavoretto.
Mentre, sdraiato sotto il lavello, bestemmiava tutte le divinità conosciute, ha iniziato a parlarmi della sua visione del mondo.
L’ho ascoltato quasi in silenzio, indeciso se provare a dire la mia o se lasciar perdere.
L’amico idraulico ha diligentemente elencato più o meno tutte le idiozie e le falsità sciorinate negli ultimi anni dalla propaganda leghista e grillina.

Ha anche snocciolato alcune perle di saggezza:

  • “vengono da noi e violentano le nostre donne”
  • “i magistrati che rimettono in libertà gli spacciatori dovrebbero essere gambizzati”
  • “dovremmo accogliere i bambini denutriti e non questi ventenni nerboruti”
  • “vorrei entrare nella redazione di Repubblica e sparare come si faceva negli anni settanta”

Ovviamente non poteva mancare la questione Bibbiano così come quella di Carola Rackete.
Naturalmente la premessa era stata: “Mio nonno era un partigiano, la mia famiglia è di sinistra”. Perché il bello dei fascisti è che si vergognano di esserlo.

La conclusione è stata: “Nessuno mi aveva mai reso così fiero di essere italiano come Salvini”.

Lo ascoltavo e intanto pensavo tra me e me: “Allora esistono davvero”.

Dopo un po’ devo dire che mi sono stufato ed ho iniziato a contestare quello che diceva, ma mi sono reso subito conto che era inutile.

In questi giorni di crisi di governo e di geniali tentativi di Calenda e di Matteo Renzi di distruggere l’opposizione in Italia sono giunto ad una conclusione drastica che è in parte scaturita dalle riflessioni fatte dopo il colloquio con l’idraulico che bestemmia come un turco, ma che affiderebbe l’Italia al cuore immacolato di Maria.

La conclusione è che il PD dovrebbe, per una volta, tirarsi fuori e far schiantare l’Italia contro il muro.
Se appoggiasse un governo istituzionale, tecnico, del Presidente, o chiamatelo come volete, passerebbe per l’ennesima volta come il partito delle tasse e dei sacrifici e Salvini e i Grillini passerebbero all’incasso alle prossime elezioni.
E invece, visto che gli italiani vogliono Salvini e Di Maio, facciamoli lavorare. Permettiamogli di distruggere i conti pubblici, di far aumentare l’IVA, di rifar finire sotto attacco speculativo i titoli di stato e di devastare le banche che di titoli di stato sono infarcite.

Facciamogli finire il lavoro che hanno iniziato. Che lo portino fino in fondo.
Gli italiani se lo meritano.
O almeno la maggioranza di loro.

Poi, una volta che il Napalm si sarà disperso, vedremo cosa sarà rimasto.
A quel punto, chi vorrà davvero far ripartire la nostra democrazia, se non avranno distrutto anche quella, si organizzerà.
E sono sicuro che i fascisti torneranno nelle fogne dove si sono nascosti per sessant’anni e che Salvini e Casaleggio hanno fatto uscire allo scoperto.

Luca

Nella foto il Colonnello Kilgore che in Apocalypse Now pronuncia la celebre frase: “Il napalm, lo senti? Non c’è niente al mondo che abbia questo odore. Mi piace l’odore del napalm al mattino. Una volta abbiamo bombardato una collina, per dodici ore, e finita l’azione siamo andati a vedere. Non c’era più neanche l’ombra di quegli sporchi bastardi. Ma quell’odore… sai quell’odore di benzina? Tutto intorno. Profumava come… come di vittoria. Un bel giorno questa guerra finirà”.

Forse non è un soltanto un problema di libertà di espressione, ma anche di consapevolezza di sé

La strage di Parigi ci ha scosso a tutti e non potrebbe che essere così.
Non è un 11 Settembre, come molti dicono.
Il nostro 11 Settembre lo abbiamo già avuto.
Ne abbiamo avuti due a dire la verità e sono stati gli attentati di Londra e di Madrid.

Non possono però non farci paura persone capaci di imbracciare dei kalashnikov per reagire alla pubblicazione di alcune vignette.
Ci fanno paura queste persone, perché a nessuno di noi verrebbe mai in mente di uccidere nostri simili che offendono le nostre idee.
Non credo, ad esempio, che a nessuno sia mai venuto in mente di uccidere i redattori del Vernacoliere quando scherzano sulla Chiesa e sulla pedofilia.
Siamo immersi in una società in cui tutti dicono tutto.
Siamo abituati alle idee più strane e alle teorie più bislacche.
Figuriamoci se ci potremmo offendere per una vignetta.

Eppure, forse sarebbe giunto il momento di offenderci per qualcosa.
E quel qualcosa è la critica violenta al nostro modo di vivere ed alla nostra decisione di considerare la libertà di espressione un bene primario.
Il nostro offenderci finisce per definire un limite alla libertà di espressione stessa, ma è un limite che forse sarebbe necessario pretendere.

Lo dice molto bene Beppe Severgnini oggi sul Corriere.

La minaccia, tuttavia, è più interna che esterna. Non mi riferisco all’orrore di ieri a “Charlie Hebdo”. La minaccia non sono i fucili mitragliatori. La minaccia è la nostra sufficienza, la nostra indolenza. L’impegno che non mettiamo, l’orgoglio che non mostriamo. Abbiamo creato uno spazio di libertà che non ha uguali sul pianeta, e quasi ci vergogniamo.
E quando usciamo dal nostro sonnambulismo democratico, spesso, combiniamo disastri. Pensate, ieri, alle semplificazioni bellicose dei neo-con USA e dei loro reggicoda europei, che applaudivano guerre sbagliate. Pensate, oggi, allo spazio conquistato dal Front National in Francia e dalla Lega in Italia. Vogliamo che l’orgoglio dell’Europa finisca in quelle mani? O in quelle di Vladimir Putin, che da lontano, per i suoi scopi, foraggia e incoraggia?
Non sarebbe meglio ricordare chi siamo e cos’abbiamo costruito? Di cosa abbiamo paura? Chiediamo, a chi vuole un passaporto europeo, di impegnarsi solennemente a rispettare e difendere la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Esiste. Parla di dignità, di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di cittadinanza, di giustizia. Ha lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati.
Quanti lo sanno? Se la risposta è “Quasi nessuno”, avete la misura del nostro problema.

A me non interessa capire se sia colpa dell’Islam, delle religioni in generale o di chissà che altro.
Certamente è molto ipocrita dire che l’Islam non c’entri nulla.
Se fondamentalisti cattolici andassero in giro per il mondo a buttar giù grattacieli, a metter bombe nei treni o a sgozzare civili inermi, me ne vedrei bene dal farmi fotografare con la scritta “Not in my name”, pretendendo di assolvere la mia religione.
È cretino pensare che le religioni, l’Islam in questo momento storico, non c’entrino niente.
Sforzarsi di adempiere alla volontà di un essere superiore ti può portare abbastanza facilmente a valutare male il peso reale delle tue azioni.

Jena oggi sulla Stampa riassumeva così:

Allah è grande ma non è autoironico

Quindi, amici musulmani moderati, se davvero esistete, non prendete le distanze dal fondamentalismo, ma iniziate a fare una riflessione seria sul perché la vostra religione abbia così tanti fedeli integralisti.
Di certo non uccidono in vostro nome, ma lo fanno nel nome del vostro stesso Dio.

Per tornare all’attacco terroristico di Parigi, ci sarebbe poi anche da ragionare se, oltre a difendere la libertà di espressione, non sarebbe forse giusto fare qualcosa di più per migliorare la difesa dell’ordine pubblico.
Dovremmo prima o poi poter discutere sull’opportunità di far rientrare nei nostri paesi cittadini che se ne sono stati per mesi in paesi islamici per addestrarsi alla jihad.
Addestrati pure a quello che vuoi, ma qua da noi non ci ritorni.

Perché i redattori di Charlie Hebdo non erano certamente un obiettivo particolarmente fantasioso, visto che il direttore era sotto scorta da due anni.
Quindi, vanno bene le candele e le matite, ma ci farebbe piacere avere anche dei tutori dell’ordine più preparati.
Lo diceva bene ieri Matteo Bordone su twitter.

Perché se non riesci a difenderti dal terrore e non garantisci la sicurezza ai tuoi cittadini, parlare di libertà di satira diventa un passatempo inutile e fastidioso.

Ce la faremo, perché la cultura ed il progresso sociale vincono sul fanatismo ignorante.
Ma saranno ancora anni duri, in cui dovremo sforzarci tutti di non cedere all’irragionevolezza che ci porterebbe in modo istintivo ad innalzare muri.
Partiamo con il ricordarci chi siamo e cosa abbiamo costruito negli ultimi secoli, di quanto siamo andati avanti nel nostro sviluppo sociale in solo pochi decenni.
Partiamo da lì.
Il resto verrà.
Siamo stati anche noi dei tagliagole.
Cesseranno di esserlo anche i musulmani, integralisti o meno che siano.

Luca

Foto | Vice

Il M5S finisce per avere torto anche quando ha ragione

Il Movimento 5 Stelle ieri aveva ragione.
(Questa segnatevela che non succederà più).

Mettere in discussione un decreto che contiene l’abolizione della seconda rata dell’IMU insieme alla riforma della Banca d’Italia è ovviamente una mossa politicamente scorretta.
Niente di irregolare, niente che non sia già successo altre mille volte in passato, ma sicuramente una pratica per la quale un partito politico ha tutte le ragioni di protestare e di fare anche ostruzionismo.
E’ la democrazia, è che Dio la benedica.

La scelta dei capigruppo (e non soltanto della Boldrini) di adoperare la famosa tagliola per chiudere la discussione e portare il provvedimento in votazione è stata una forzatura che, se l’avesse fatta il centro-destra qualche anno fa, oggi Repubblica uscirebbe in edizione straordinaria, con la fascetta a lutto dichiarando la morte dello stato democratico.

Quindi, fin qui il Movimento 5 Stelle aveva ragione.
Ma qui finisce il loro aver ragione.

Tutto quello che viene dopo, le urla, le spinte, il lancio di monetine, l’occupazione dei banchi del governo e poi di due commissioni parlamentari, le offese rivolte alle parlamentari del PD, sono comportamenti fascistelli del tutto inaccettabili e non giustificabili.
La lotta politica si fa in parlamento e la si fa con gli strumenti che la costituzione prevede.

I parlamentari devono rispettare la democrazia e le sue regole.
Ieri la maggioranza ha fatto un’operazione politicamente discutibile, ma l’ha fatto nel rispetto delle regole parlamentari.
I cittadini a cinque stelle, se in quel parlamento vogliono continuare a portare avanti le loro battaglie politiche, devono agire nel rispetto delle regole.
Altrimenti rischiano di passare soltanto per provocatori.
E di quelli, grazie, ma non ce ne facciamo di niente.

Luca