Se il New York Times si schiera con Snowden

Il più importante ed autorevole quotidiano del mondo, il New York Times, ha pubblicato un editoriale non firmato con il quale si schiera a favore di Snowden, chiedendo ad Obama di farlo rientrare in patria.

Quando qualcuno rivela che il governo ha regolarmente e deliberatamente violato la legge, quel qualcuno non dovrebbe temere di passare il resto della sua vita in prigione per decisione del medesimo governo.

Mi pare una presa di posizione ragionevole.
Anche considerando che Snowden espresse le sue preoccupazioni sull’operato della NSA ai suoi superiori, senza ottenere nulla.

Luca

Via | Il Post

Immagine | Wikipedia

La nostra privacy vale un nuovo 11 settembre?

La sentenza che ieri ha definito legittimo lo spionaggio messo in atto dalla NSA sulle telefonate dei cittadini americani non è sconvolgente; viviamo tempi difficili, gli USA non hanno ancora superato lo shock degli attacchi dell’11 settembre e già il Patrioct Act aveva ristretto le libertà personali in nome della sicurezza.

Quello che Snowden ha messo in luce è però qualcosa di diverso e di più importante dell’ambito su cui si espresso ieri il giudice federale americano. Grazie alle rivelazioni di Snowden oggi infatti sappiamo che un’agenzia di spionaggio americana aveva messo sotto controllo le comunicazioni di tutti i cittadini del mondo, per di più con la collaborazione delle maggiori Internet company come Google, Apple e Microsoft.
Queste operazioni erano portate avanti all’insaputa dei paesi amici degli USA.

Non sono tra quelli che vedono del marcio in qualsiasi operazione di intelligence messa in atto dai governi e sono disposto a credere che tutta l’attività della NSA sia stata rivolta a garantire la sicurezza dei cittadini per prevenire possibili attacchi terroristici.
Però per me è mancato qualcosa.
È mancato un accordo tra gli USA e gli altri paesi, ed è mancato sopratutto un patto tra i governi e i loro cittadini.

Sono dispostissimo a rinunciare ad una parte dei miei diritti e ad una fetta della mia privacy se questo può aiutarci ad evitare nuovi lutti e nuove stragi.
Ma avrei preferito che qualcuno me lo chiedesse.

Siamo tutti abbastanza scafati per sapere che anche le faccine che inseriamo nelle nostre chat su WhatsApp possono finire nei log di qualche agenzia di spionaggio americana, ma saremmo molto più felici se sapessimo che quegli archivi servono ad evitare nuovi 11 Settembre.
Se il fine è questo, siamo perfino grati che Google e gli altri abbiano passato i nostri dati all’NSA.

Ma se tutto questo avviene di nascosto, prendendo accordi sottobanco con le internet company, spiando anche i capi di stato di paesi amici, allora mi viene da pensar male.
E io non vorrei pensar male.
Quindi facciamo questo patto.
Io, stato, chiedo a te, cittadino, di darmi accesso alle tue conversazioni private in cambio di più sicurezza.
Io internet company, collaboro con lo stato per fornire accesso ai dati dei miei utenti che sono informati di questo.
Io, cittadino, cedo una parte della mia vita privata a patto che le informazioni non vengano mai usate per altri scopi che non siano quelli della lotta al terrorismo.

E’ una questione di principio, ed è importante.
Perché i nostri dati, i nostri gusti, le nostre scelte di ogni giorno sono una straordinaria fonte di ricchezza per tanta gente che potrebbe avere a cuore tutto tranne che la sicurezza dei cittadini.
E va bene rinunciare alla privacy, ma che almeno questo serva per evitare danni peggiori.

Luca

Il New Yorker e PRISM

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Mentre Snowden pare si stia dirigendo verso l’Ecuador, la settimana scorsa il New Yorker era uscito con questa copertina.

Definire il confine tra diritto alla privacy e diritto alla sicurezza è un’operazione molto difficile e delicata e la strada che decideremo di perseguire influirà probabilmente la vita nostra e dei nostri figli.
Non è semplicemente una storia di spionaggio, è qualcosa di molto più grande che dovremo sforzarci di capire.

Luca

Edward Snowden. Segnatevi questo nome

edward-snowden

La storia di Edward Snowden è eccezionale.
Questo ventinovenne triste è l’ex assistente tecnico della CIA che ha girato al Guardian i documenti che provano l’esistenza di PRISM, un programma per accedere ai dati personali degli utenti delle maggiori internet companies americane.

Snowden è scappato ad Hong Kong, è chiuso in un albergo e sa di essere probabilmente una delle persone più ricercate dai servizi segreti americani.

Ha girato i documenti al Guardian, per una questione di principio (traduzione del Post).

L’NSA ha costruito un’infrastruttura che le permette di intercettare praticamente tutto. Con la sua capacità la grande maggioranza delle comunicazioni umane è digerita automaticamente senza obiettivi. Se volessi vedere le tue email o il telefono di tua moglie, devo solo usare le intercettazioni. Posso ottenere le tue email, password, tabulati telefonici, carte di credito. Non voglio vivere in una società che fa questo genere di cose… Non voglio vivere in un mondo in cui ogni cosa che faccio e dico è registrata. Non è una cosa che intendo appoggiare o tollerare.

Snowden dice poi una cosa bellissima, che è, se vogliamo, la sintesi di cosa significhi sentirsi cittadini, parte di una comunità.

Penso che lo scandalo che è stato manifestato sia giustificato. Mi ha dato la speranza che, qualunque cosa accada a me, le conseguenze saranno positive per l’America. Non mi aspetto di rivedere casa mia, anche se è quello che voglio.

Fare la cosa che riteniamo giusta anche a costo di mettersi contro tutti gli apparati del paese stesso che vogliamo difendere.
Edward Snowden rischia di diventare il mio eroe.

Luca