Tanto per dirvi come è andata a finire

Tempo fa anche su questo blog si è svolta un’accesa discussione circa la polemica sorta tra Luca Sofri e Marco Travaglio sul taglio dell’intervista a Vauro ed alla Borromeo che sarebbe dovuta andare in onda a L’Era Glaciale.

Anche il titolare di questo blog si è attirato le reprimende dei seguaci di Travaglio che hanno urlato alla censura nonostante si cercasse di spiegare come la par condicio, pur essendo una legge orribile, vada rispettata.

Insomma, la celebre intervista andrà in onda domani.
Lo dice Daria Bignardi:

Domani alle 24.15 va in onda su Rai Due, come promesso dal direttore Marano (non certo da me che non ho facoltà né di tagliare né di mandare in onda nulla) l’intervista a Vauro e Borromeo che era stata tolta dall’Era Glaciale prima delle elezioni in quanto violava le regole imposte dalla par condicio. Sembra tardi, ma va in onda alla stessa ora in cui sarebbe stata trasmessa se fosse rimasta là dove doveva andare. Considerato che fino al 22 giugno vigeva la par condicio (ballottaggi e referendum), mi sembra che ventitre giorni dopo la fine della par condicio non sia male. Chi vuole la guardi, e se mi vedeste strana tenete conto che stavo cercando di difendere meglio che potevo, come impongono le regole della par condicio e del giornalismo, visto che non c’era contraddittorio, il leader del Pdl.

Luca

Sto con Luca Sofri

Ammetto che Luca Sofri si sarebbe potuto risparmiare alcuni epiteti nel suo post contro Marco Travaglio, ma nella sostanza ha ragione lui.

Lo so che in Italia ci sono tante persone che pensano che Travaglio sia preparatissimo ed abbia sempre ragione, ma non è così.
Sulla questione dell’intervista all’Era Glaciale tagliata da Marano, è ovvio che non poteva essere messa in onda in regime di par condicio.
Travaglio finge di non conoscere la legge sulla par condicio quando dice che sono stati intervistati dei ministri senza contraddittorio; il contraddittorio infatti è richiesto soltanto quando viene intervistato un opinionista. Quando si intervista un politico questo deve essere solo; l’importante è che alla fine della campagna elettorale i vari schieramenti e partiti abbiano avuto un tempo di esposizione equilibrato.

La par condicio finisce dopo i ballottaggi di domenica e per quella data la trasmissione sarà finita, ma non è detto che RAI DUE non decida di mandarla in onda.
Non è vero come dice Travaglio che, siccome nell’intervista si parlava male di Berlusconi, allora si può mettere in onda perché i ballottaggi sono per le amministrative.

Insomma, Travaglio in questo caso dice un mare di cretinate (e non è la prima volta), ma non è abituato ad avere persone che lo contraddicono in modo puntuale.
La sua risposta a Luca Sofri ha il tono squadrista di chi pensa di dover avere sempre ragione.
E poi conclude con il cattivissimo gusto di farsi beffe di chi, suo malgrado, con un certo giustizialismo ha pagato direttamente.

Il poverino conclude: “Poi uno si chiede come abbia fatto (Travaglio) a perdere una querela da Cesare Previti”. Purtroppo gli sfugge la differenza fra una querela (ramo penale) e una causa per risarcimento danni (ramo civile). La prossima volta, prima di avventurarsi su terreni tanto impervi, questo piccolo analfabeta potrebbe rivolgersi a chi, in famiglia, di penale deve intendersi per forza.

Non è facile essere contraddetti quando ci si è creati l’immagine di quello preparato che non sbaglia mai.
A Marco Travaglio farebbe bene un bel bagno di umiltà.

Luca

Posso salutare mammà?

Trovo “strano” che Sonia Alfano ringrazi Gioacchino Genchi per la sua elezione al parlamento europeo.
Non che abbia niente contro di lui, ma a me sembra un personaggio a dir poco “fumoso”.

Genchi è quello che, si vocifera, abbia le prove che il mandante delle stragi mafiosi del 1992 fosse Berlusconi (tramite Dell’Utri).
Non lo si dice direttamente, ma è quella la questione.
L’inchiesta di Caltanisetta archiviata sui mandanti occulti delle stragi mafiose avrebbe trovato dei punti di contatto con l’inchiesta “Why Not” di De Magistris che avrebbero svelato quello che non si può dire.
Genchi avrebbe i tabulati telefonici in cui qualcuno si riferisce a Berlusconi come il mandante occulto delle stragi di Capaci e di Via D’Amelio.

De Magistris, intervistato dalla Bignardi qualche tempo fa lanciò dei segnali in questo senso (al minuto 24 dall’intervista), ma l’intervistatrice non approfittò dell’assist:

Un politico deve essere punto di riferimento per la magistratura coraggiosa ed in Italia soprattutto bisognerà far luce sulle stragi mafiose del 92

Io sono un tipo sospettoso, ma il saluto a Genchi della Alfano a me non è piaciuto per niente.
Dopo aver salutato Genchi la Alfano definisce Berlusconi “Pidduista, corruttore, frequentatore di minorenni, amico e frequentatore di mafiosi”.
Insomma, si fa un gran calderone, ci si mette dentro tutto e non si capisce più niente.

Diteci quello che sapete, sporgete regolare denuncia, oppure tacete.
Con le mezze frasi, dette e non dette, non fate altro che aumentare la nebbia su fatti che ancora oggi non riusciamo a spiegarci.

Io, per quanto vale (cioè niente), non ci credo a Berlusconi come mandante.
Dimostratemi che mi sbaglio, invece di andare a fare la bella vita al parlamento europeo.

Abbiamo bisogno di verità, non di mezze verità.

Luca

Se proprio volete sapere come è andata

Daria Bignardi spiega per filo e per segno com’è che venerdì scorso Marano le ha tagliato l’intervista fatta a Vauro e Beatrice Borromeo.

La settimana scorsa leggo che sta per uscire un libro di Vauro e Travaglio con Beatrice Borromeo per Chiarelettere, intitolato Italia Anno Zero. […] Li invitiamo. Il direttore Marano non fa commenti. Non li fa mai, non li ha fatti nemmeno quando ho invitato per tre settimane di seguito Debora Serracchiani, Dario Franceschini e Massimo D’Alema, tre del Pd. Sa che entro la fine del programma devo invitarne altrettanti di centrodestra e si fida che lo farò. Lo conosco da poco, ma sembra una persona che si fa un punto d’onore di difendere l’autonomia di chi lavora nella sua Rete.
In teoria in periodo preelettorale solo i politici possono parlare di politica, non gli altri ospiti. Di solito, una battuta o due ci stanno, poi si parla d’altro. Ma la settimana scorsa eravamo tutti ipnotizzati barra rincoglioniti dalla vicenda Lario-Berlusconi, una di quelle storie che dici «no, non sta succedendo veramente». La sera prima ne aveva parlato anche Annozero: una puntata in cui non erano uscite notizie clamorose, ma si erano fatte un po’ di domande. Quando ho davanti a me Vauro e Borromeo, ovviamente comincio da lì, dalla sera prima. Loro partono in quarta e non ci vanno leggeri. Dicono quello che dicono molte persone e lo fanno con molta foga. […]A un certo punto Beatrice dice qualcosa sul fatto che «lavorare ad Annozero era difficile, c’erano pressioni». Credo che questo faccia saltare la mosca al naso a Marano, che dice sempre di spendersi parecchio per Santoro (ma io ad Annozero non ho mai lavorato, bisognerebbe chiedere a Santoro come stanno le cose). Insomma, in un modo o nell’altro, per ventotto minuti si parla di Berlusconi, del caso Noemi, di che cosa ha detto Veronica, e della condizione dell’informazione italiana. […]
Quando chiudo la puntata, mezz’ora dopo, il direttore Marano mi comunica che ha tagliato l’intervista a Vauro e Borromeo perché ha violato pesantemente la par condicio. È agitato e seccato, dice che è la prima volta che deve fare una cosa del genere. […]
Sempre che ancora vi interessi sentir parlare di Noemi eccetera, quel che è stato detto lo potrete sentire dopo le elezioni, quando sarà trasmessa, ma non aspettatevi chissà che. Io poi spero che avremo altro di cui discutere, dopo le elezioni. Ma non ci conto molto.

Luca