Ancora sullo sciopero. Poi anche basta

Marco Campione e Francesco Costa ricordano come nel 1997 D’Alema guidasse un partito che ambiva ad accompagnare la sinistra italiana nel ventunesimo secolo e come in quegli anni si tentò di scardinare il conservatorismo della sinistra sindacale.
Nel 1997 D’Alema parlava così:

Non chiedo certo al sindacato di legalizzare il lavoro nero, il lavoro precario, il sottosalario. Sarebbe assurdo. Ma penso che noi dovremmo preferire essere lì con quei lavoratori e negoziare quel salario (per miglioralro) e negoziare i loro diritti, anziché stare fuori da quelle fabbriche con in mano una copia del contratto nazionale di lavoro.

Ecco, oggi il PD è fuori dalle fabbriche a sventolare il contratto nazionale di lavoro.

Tirate voi le conclusioni.

Luca

Renzi risponde (a Repubblica forse)

Ieri Matteo Renzi è stato ad Arcore da Berlusconi a chiedere conto dei soldi promessi per Firenze.
Repubblica deve ovviamente sempre buttare tutto sul ridicolo vedendo possibili inciuci ovunque.
Non riescono proprio a non dividere il mondo tra amici e nemici di Berlusconi.

Un’amicizia nata nella difficoltà, di quelle che possono prolungare i loro effetti ben oltre l’emergenza. Del resto non è da oggi che il Cavaliere tiene d’occhio quel ragazzo (classe 1975) così “promettente” e di successo, come piacciono a lui.
[…]
Da allora i due hanno continuato a seguirsi a distanza. Nel frattempo Renzi ha traslocato dalla provincia al comune, mentre Berlusconi ha fatto in tempo a perdere (2006) e rivincere (2008) le elezioni. Renzi è anche il dirigente che ha proposto di “rottamare” gli attuali capi del Pd, a partire da D’Alema, Veltroni e Bersani. Un “coraggio” che, in privato, Berlusconi non ha mancato di lodare.
[…]
Insomma, da una parte c’è un leader in cerca di giovani, che non vuole lasciare la sua eredità a quei “signori attempati”, “professionisti della politica che a cinquant’anni dovrebbero solo dedicarsi ai libri di memorie”. Dall’altra c’è un sindaco molto ambizioso che vuole fare politica rompendo gli schemi. E poi l’incontro di ieri ad Arcore, dove nemmeno i sindaci Pdl di Roma e Milano riescono più a farsi ricevere.

Matteo Renzi deve aver letto l’articolo su Repubblica ed ha raccontato in una nota su Facebook il suo incontro con Berlusconi ad Arcore:

Ieri ho incontrato Silvio Berlusconi, che mi ha gentilmente fissato l’appuntamento che gli avevo chiesto qualche settimana fa. Ho chiesto al Presidente del Consiglio di mantenere gli impegni per Firenze che il PDL si era preso in campagna elettorale, a partire dalla legge speciale. Per me un impegno in campagna elettorale va rispettato, sempre. Dieci giorni fa ho corso persino una Maratona per dimostrarlo (e ancora mi fanno male le gambe, ma avevo dato la mia parola).
[…]
Giusto o sbagliato, questo è il mio Paese. Lotterò fino all’ultimo giorno di campagna elettorale perché il centrosinistra torni a vincere, torni a sperare, torni a sorridere. Perché il Governo cambi. E lo farò giocandomi fino in fondo. Ma non sarò mai tra quelli che vivono di nemici e che gridano ai complotti. Finché il Governo è guidato da Berlusconi, io parlo con lui e con i suoi ministri. Anche quelli con cui faccio una fatica terribile…
Le ricostruzioni dei giornali sono molto divertenti: Berlusconi non mi ha detto che gli assomiglio né abbiamo parlato di rottamazione, come è ovvio. Abbiamo discusso delle questioni concrete che riguardano Firenze.
Qualcuno mi ha detto che non dovevo andare ad Arcore. Io gli incontri istituzionali del Comune li faccio in Palazzo Vecchio. Se il premier invece riceve nella sua abitazione, io vado nella sua abitazione e alla fine ringrazio dell’ospitalità. Vorrei essere chiaro: per Firenze, che è la mia città, quella per la quale ho giurato sulla Costituzione di fare bene il mio lavoro, io vado ad Arcore anche tutti i giorni se serve.
Buona giornata a tutti.
Matteo

Un giorno riconosceremo a Repubblica il male fatto al PD nella battaglia contro Berlusconi.
Perché se D’Alema e Veltroni si devono fare da parte, bisognerebbe che facessero lo stesso Scalfari e la sua band.

Luca

Walter non vuol fare meno danni di Massimo

veltroni e d'alema

Girano in questi giorni voci piuttosto concrete, anche se da confermare, secondo le quali Veltroni potrebbe fare un gruppo parlamentare autonomo, separandosi di fatto dal PD.
Si, lo so che sembra fantapolitica, ma pare che i veltroniani ci stiano pensando davvero.

L’effetto sul PD sarebbe probabilmente dirompente, e Veltroni lo sa.

Certo, è chiaro a tutti, e per primo allo stesso ex segretario, che la decisione di creare dei gruppi autonomi avrebbe dei contraccolpi inevitabili nel partito. Il nome di Veltroni è legato indissolubilmente al Pd. Lui ne è stato il primo segretario, lui ne parlava anni e anni fa, quando quel progetto veniva visto come un azzardo irrealizzabile dai suoi colleghi dei Ds. La mossa di Fini è niente in confronto, piuttosto sarebbe come se dal Pdl prendesse le distanze Silvio Berlusconi.

La speranza e che nella scontro finale Veltroni-D’Alema, i due si uccidano a vicenda e qualcuno, più saggio, riesca a prendere il loro posto.
Non se ne può più.

Luca

Vendola

Non ho seguito le vicende pugliesi e non so cosa sia meglio per la Puglia, ma la grande vittoria di Vendola alle primarie manifesta l’ennesimo distacco tra il PD ed il suo elettorato.
La base del PD non vuole l’alleanza con l’UDC e vota contro le decisioni della segreteria.
Questa è una lettura.

Altra lettura è che gli elettori tendono a preferire l’uomo piuttosto che il partito, ed hanno votato Vendola che non è nemmeno del PD e guida il partito più scalgagnato della storia della politica in Italia.
Come dire: fate il partito che vi pare, ma se mettete l’uomo giusto noi lo votiamo.

Altra lettura è che tutto quello che D’Alema pensa, costruisce, elabora è un fallimento.
E questo è sicuro.

Luca

Per il blog de iMille