Rcs ufficializza la vendita di DADA

Aggiornamento
RCS smentisce.

Credo che dovrebbe interessarvi.
DADA è, comunque la si pensi, una delle più importanti internet company italiane.
Ed abbiamo fatto cose anche fighissime.
Quando Internet era una parola che conoscevano in tre, DADA già era lì.

MILANO (MF-DJ)–Rcs ha definito le modalita’ d’uscita dal proprio portafoglio di Dada, la internet company fiorentina quotata a Piazza Affari e attualmente controllata al 50,74%.

I vertici del gruppo guidato dall’a.d. Antonello Perricone, seguendo le indicazioni del business plan che prevedevano la revisione del perimetro d’azione, hanno deciso di disfarsi definitivamente della partecipazione che non viene piu’ ricompresa tra le attivita’ core. Una mossa che secondo indiscrezioni di mercato apprese da MF-Milano Finanza, verra’ con ogni probabilita’ definita all’inizio della prossima settimana, in vista del consiglio d’amministrazione per i dati di preconsuntivo di bilancio fissato per venerdi’ 11 febbraio. E che la cessione sia in dirittura d’arrivo lo conferma indirettamente anche la convocazione, sempre per la stesso giorno, del Cda di Dada che non solo approvera’ in via preliminare i conti dello scorso anno ma prendera’ atto della decisione della controllante. Rcs, che per l’operazione si e’ affidata all’advisor Mediobanca, avrebbe optato per la vendita a un fondo di private equity piuttosto che a un operatore industriale. In pole position per l’acquisizione ci sarebbero Clessidra, promosso da Claudio Sposito, e il competitor americano Carlyle, guidato in Italia da Marco De Benedetti.

Pare che a comprarci sarà il fondo Carlyle. Di Marco De Benedetti. Si, il figlio del sommo.

Luca

Nel Music Store di Google c’è qualcosa che non quadra

Rockol riporta la descrizione fatta da un giornalista di Billboard del futuro negozio di musica digitale di Google.
A parte il prezzo assolutamente concorrenziale dello streaming, la caratteristica rivoluzionaria sarebbe quella di poter ascoltare su tutti i propri device (pc o smartphone) tutto la propria collezione di musica, non solo quella acquistata nel servizio di Google.
Il modello non sembrerebbe economicamente sostenibile, a meno che Google non abbia strappato alle major contratti molto al di sotto degli standard o che non sia riuscita ad infilare l’advertising nel player che stanno sviluppando.
Oppure è tutto vero e iTunes, Amazon e Dada possono iniziare ad arrabbiarsi fortemente con le major.

Rockol riporta la descrizione fatta da un giornalista di Billboard del futuro negozio di musica digitale di Google.

Sono indiscrezioni che vanno prese con beneficio di inventario.
Se i numeri fossero questi, la concorrenza dovrebbe iniziare a preoccuparsi.
E anche parecchio.

La piattaforma si articolerebbe in un negozio di download “alla carta” e in un “digital locker” accessibile da qualunque apparecchio connesso a Internet in cambio di un abbonamento annuo. Per questa seconda opzione, la Web company di Mountain View sarebbe intenzionata a fissare un canone di circa 25 dollari l’anno, da spartire in parti uguali con i titolari dei master[…]
Il digital store avrebbe invece una configurazione tradizionale, consentendo (a prezzi da definire) l’acquisto tanto di album che di singoli brani. Le canzoni acquistate, tuttavia, verrebbero trasferite automaticamente anche sull’account della “cassaforte digitale”.

A parte il prezzo assolutamente concorrenziale dello streaming, la caratteristica rivoluzionaria sarebbe quella di poter ascoltare su tutti i propri device (pc o smartphone) tutto la propria collezione di musica, non solo quella acquistata nel servizio di Google.

La cassaforte digitale renderebbe accessibile “sulla nuvola” tutti i file musicali che il programma rintraccia sul disco fisso dell’utente riconoscendoli come regolarmente licenziati; anche se acquistati da “negozi” concorrenti, copiati da un Cd o persino scaricati da reti peer-to-peer (pillola amara da ingoiare per i discografici, questa: ma forse necessaria se non si vogliono bloccare sul nascere le potenzialità del sistema).

Il modello non sembrerebbe economicamente sostenibile, a meno che Google non abbia strappato alle major contratti molto al di sotto degli standard o che non sia riuscita ad infilare l’advertising nel player che stanno sviluppando.

Oppure è tutto vero e iTunes, Amazon e Dada possono iniziare ad arrabbiarsi fortemente con le major.

Luca

Dal vostro inviato a Sanremo

Stasera su tutti Irene Grandi con la canzone scritta da Francesco Bianconi (credo canti per prima).
Bel pezzo, parte a mille e si allarga in un bel ritornello arioso.

Eppure un tempo ridevi
E mostrandomi il cielo
Mi disegnavi illusioni e possibilità
E la Cometa di Halley ferì il velo nero
Che immaginiamo nasconda la felicità

Poi Malika Ayane con una canzone tutta archi.
Poi Ruggeri che all’inizio pare ostica, invece poi entra in testa.

Poteva vincere Valerio Scanu, ma la canzone è molto piatta e non possono far vincere per due anni di fila Maria De Filippi senza una canzone decente.
Forse Noemi, che viene da X Factor.
O Malika Ayane.

Il resto è roba brutta o molto brutta.
Povia molto sotto tono con un pezzo scialbo e, questa volta, nemmeno orecchiabile e poco adatto alla sua voce; il testo l’avrebbe potuto scrivere un bambino di sei anni.
La canzone di Pupo con il Principe del Menga non è soltanto brutta, ma mi sono vergognato per loro mentre la ascoltavo.
Dio, Patria e Famiglia cantati da due depravati.

La canzone di Morgan è assolutamente fuori dalle righe, roba da Avion Travel, ma ancora più ricercata.
Sarebbe stato sicuramente il premio della critica.
A me mette l’ansia come quasi tutte le cose di Morgan.

Dada offre download e streaming di tutte le canzoni in gara.

Luca

Appesi a Steve

Il mondo dell’editoria e della distribuzione digitale sta vivendo un tale momento di crisi che l’attesa per la presentazione di Steve Jobs di stasera è febbrile, quasi delirante.
Il CEO di Apple non presenterà probabilmente soltanto il nuovo Tablet Mac (iPad, iSlate, iCoso?), ma tutto un sistema di produzione e distribuzione di contenuti che ruoterà intorno ad una piattaforma a cui probabilmente si accederà tramite iTunes.

Da Steve Jobs potrebbe venire quindi una proposta interessante per i produttori di contenuti, per i distributori e per chi dei contenuti poi ne usufruisce.

Insomma, il Tablet Mac potrebbe essere l’hardware, splendido e fichissimo, per presentare un nuovo modo di accesso a musica, film e libri.
Parallelamente potrebbe essere presentato un servizio per ascoltare musica in streaming (iCloud) da iPhone o Computer sullo schema di quella che fa Dada negli USA con il nuovo Play.me.

Di carne al fuoco ce ne è tanta, quindi.
L’impressione è che stasera possa essere impressa una svolta importante nella definizione di un modello sostenibile per la fruizione di contenuti in rete.

Volenti o nolenti, siamo un po’ tutti nelle mani di Steve Jobs.

Luca