L’Italia raccontata da Marco Imarisio

Il Saggiatore ha pubblicato una raccolta degli articoli scritti per il Corriere da Marco Imarisio, uno dei cronisti più bravi che abbiamo.
Italia ventunesimo secolo. Volti e storie dagli anni dell’abisso è il racconto degli ultimi 15 anni italiani, da Genova a Novi Ligure, da Marco Pantani alla Costa Concordia, i fatti che hanno segnato la nostra storia recente, raccontati da chi li ha vissuti sul posto.

I nostri giorni non sono più nostri, la memoria è pulviscolare – o è cemento, talvolta – e dunque eccoli qui, questi nostri giorni affranti. Solcare un quindicennio, così vivo, così morto, attraverso lo sguardo di Marco Imarisio significa rivivere tutto quello che è accaduto – a casa nostra, dietro l’angolo, a centinaia di chilometri di distanza – con gli occhi di chi c’era. Con lo sguardo di chi è lì mentre i fatti accadono, si sfilacciano. Con l’orecchio di chi vede davanti a sé il presente che implode, e va a tuffarsi negli interstizi del piccolo accadimento, che invaderà, come un ronzio universale, le nostre vite quotidiane, fatte di corse forsennate, di corsi e ricorsi storici, privi di storia. Sono i giorni nostri, è il secolo nostro, ancora in fieri, e qui lo riviviamo, grazie al cronista, e al suo sguardo, ai suoi pezzi scritti su un pc da un albergo di provincia, dal corridoio di un ospedale, in una sala d’attesa di una stazione, in macchina, per strada, al riparo, sotto una pensilina: perché, anche oggi, ancora di più, bisogna fare presto, inviare il pezzo, catturare il dettaglio e farlo esplodere davanti al lettore.

(dalla Nota Introduttiva di Andrea Gentile)

Perché che ci piaccia oppure no, la cronaca entra a far parte della vita di un paese ed influenza in qualche modo il sentimento comune, il modo stesso che utilizzeremo per approcciare i fatti della vita.
Marco Imarisio è un cronista eccezionale, le sue cronache sono racconti.
Ve lo consiglio.

Luca

Un naufragio ed il primo giorno di libertà

Con il garbo che lo contraddistingue, Adriano Sofri ha terminato di scontare la sua pena senza fare proclami.
Una politica debole e codarda non ha mai voluto scegliere cosa fare di lui, fino alle ultime penose messe in scena del Ministro Castelli (si, Castelli è stato Ministro della Giustizia).
Sofri avrebbe meritato la grazia, come molti altri direte voi, si come molti altri.
Ma lui sicuramente la meritava.

Ora è libero e la prima cosa che ha fatto è stata quella di andare all’Isola del Giglio per raccontare quello che succedeva là.
Il suo articolo è molto bello.

Leonardo tiene le mani sprofondate nelle tasche e parla col mento dentro il colletto, come un lupo di mare. Ha un suo battellino a remi, ha dieci anni, fa la quarta. “La mamma mi dice: ‘Oh, apri la finestra’. C’era il saluto della nave”. Al Giglio – spiega la mamma – il suono della sirena si dice “tufare”: la tufa era la conchiglia in cui soffiare. “Ho salutato. Loro erano in pericolo, noi non ce eravamo accorti, aspettavamo i tre fischi. Poi abbiamo capito e l’allegria è finita. Hanno buttato l’ancora, i megafoni dicevano Calma, i passeggeri urlavano. Il babbo è uscito con la barca ad aiutare. Il babbo è pescatore, meccanico e ormeggiatore. Quando hanno cominciato ad arrivare le scialuppe ero già sulla punta del molo. Arrivavano zuppi. La mamma mi ha detto: adesso tu vai a letto. Ma adesso io non avevo sonno. Portavamo le persone alla chiesa, abbiamo distribuito l’acqua, il tè e le coperte. Piangevano, volevano andare a casa, non si capivano. I bambini piccoli li mandavamo all’hotel Bahamas o all’asilo”.

Luca

E la cialtroneria che è sempre del prossimo

Sulla tragedia della Costa Concordia si stanno dicendo molte cose, quasi tutte per cercare di dimostrare quanto fossero cialtroni ed inadeguati il capitano e l’equipaggio.
Sulle responsabilità del capitano la magistratura indagherà.
Sulla preparazione dell’equipaggio per ora si può solo far notare che un transatlantico con cinquemila persone a bordo si è rovesciato di notte, a gennaio, e sono morte cinque persone.
Portare in salvo cinquemila persone in due ore è stata un’impresa abbastanza degna di nota per un equipaggio di incompetenti.

Un membro dell’equipaggio ha scritto al Post spiegando, con parole colorite, come siano andate le cose.

Luca