L’Italia raccontata da Marco Imarisio

Il Saggiatore ha pubblicato una raccolta degli articoli scritti per il Corriere da Marco Imarisio, uno dei cronisti più bravi che abbiamo.
Italia ventunesimo secolo. Volti e storie dagli anni dell’abisso è il racconto degli ultimi 15 anni italiani, da Genova a Novi Ligure, da Marco Pantani alla Costa Concordia, i fatti che hanno segnato la nostra storia recente, raccontati da chi li ha vissuti sul posto.

I nostri giorni non sono più nostri, la memoria è pulviscolare – o è cemento, talvolta – e dunque eccoli qui, questi nostri giorni affranti. Solcare un quindicennio, così vivo, così morto, attraverso lo sguardo di Marco Imarisio significa rivivere tutto quello che è accaduto – a casa nostra, dietro l’angolo, a centinaia di chilometri di distanza – con gli occhi di chi c’era. Con lo sguardo di chi è lì mentre i fatti accadono, si sfilacciano. Con l’orecchio di chi vede davanti a sé il presente che implode, e va a tuffarsi negli interstizi del piccolo accadimento, che invaderà, come un ronzio universale, le nostre vite quotidiane, fatte di corse forsennate, di corsi e ricorsi storici, privi di storia. Sono i giorni nostri, è il secolo nostro, ancora in fieri, e qui lo riviviamo, grazie al cronista, e al suo sguardo, ai suoi pezzi scritti su un pc da un albergo di provincia, dal corridoio di un ospedale, in una sala d’attesa di una stazione, in macchina, per strada, al riparo, sotto una pensilina: perché, anche oggi, ancora di più, bisogna fare presto, inviare il pezzo, catturare il dettaglio e farlo esplodere davanti al lettore.

(dalla Nota Introduttiva di Andrea Gentile)

Perché che ci piaccia oppure no, la cronaca entra a far parte della vita di un paese ed influenza in qualche modo il sentimento comune, il modo stesso che utilizzeremo per approcciare i fatti della vita.
Marco Imarisio è un cronista eccezionale, le sue cronache sono racconti.
Ve lo consiglio.

Luca

La rovina profetizzata dalla scelta di un nome

Il nuovo piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi prevede il taglio del personale di 8000 unità.
Il Corriere spiega:

Altre 150 filiali verranno chiuse entro il 2017 oltre alle 400 di cui è prevista la chiusura entro la fine dell’anno – e già contenute nel precedente piano del 2012 – per risparmiare circa 440 milioni di euro, «grazie anche alla ristrutturazione dell’obbligazione “Chianti Classico”.

Obbligazione “Chianti Classico”.
Ecco.

Luca

Sono stato berlusconiano per 30 secondi in vita mia

Il Corriere pubblica oggi una spettacolare intervista di Aldo Cazzullo a Francesco De Gregori.

Sono d’accordo con la quasi totalità delle cose che dice.
Non so se sia un buon segno.

Basta con l’ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d’origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa “Dì qualcosa di sinistra”. Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l’unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra.

L’intervista, poi finisce così.

Ma il mio amore per l’Italia, e per gli italiani, non è in discussione. Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy.

Luca

RCS, il Corriere della Sera, il salotto buono che fu e che forse non sarà più

Il Foglio qualche giorno fa ha pubblicato un racconto spettacolare di Paola Peduzzi sulla situazione che sta vivendo il Corriere della Sera, con la crisi di RCS, la mobilità dei suoi giornalisti e l’insopportabile, ma quanto mai probabile abbandono della sede di Via Solferino.
Un cambio di sede che nella redazione del Corriere è vissuta come una deportazione.

Se non capisci che muoversi da Via Solferino è una deportazione, non puoi capire nulla del Corriere della Sera”. La “deportazione” è il trasferimento della redazione del giornale più influente d’Italia, diretto da Ferruccio de Bortoli, dalla storica sede nel centro di Milano alla periferia nord-est della città, via Angelo Rizzoli, tre palazzi e una torre ideati da Stefano Boeri a due passi dal parco Lambro. Là c’è già un bel pezzo di Rcs Mediagroup, ci sono i periodici con la loro triste fama di essere un buco nero di perdite (“Ora che l’azienda ha annunciato che venderà o chiuderà dieci testate, secondo te chi è che vorrà più metterci un euro di pubblicità, in questi zombie?”), i Libri, la pubblicità, i new media e gli uffici di staff. C’è ancora tanto spazio, un palazzo intero, quanto basta per ospitare i giornalisti del Corriere e della Gazzetta dello Sport. Ma loro non si vogliono muovere.

Un racconto come quelli che si leggono sul New Yorker, che raramente si trovano sulla stampa italiana.

Ve lo consiglio.

E’ curioso che soltanto in poche conversazioni sia emersa la figura del lettore, nonostante sia cruciale per il futuro dei media, tradizionali e no. Sono soprattutto i più giovani a citare “i miei venticinque lettori” di manzoniana memoria, e questo è l’happy end di una storia fatta di scivoloni, di un mondo che si sfalda, di caste da smantellare, in cui i Padroni dell’Universo del giornalismo non vogliono perdere i loro privilegi e i Padroni dell’Universo della finanza non vogliono perdere le loro rendite di posizione e nemmeno fare gli editori: è la scarsa qualità del progetto editoriale del Corriere per il futuro il vero problema da risolvere.

Luca

Via | Christian Rocca