La possibile roadmap del PD

Pippo Civati suggerisce al PD un piano per affrontare le prossime elezioni.
Il piano è abbastanza convincente, soprattutto per il meccanismo di scelta dei candidati:

Se si vota con la presente legge elettorale il Pd deve rendere meno porcelloso il Porcellum, facendo le primarie soprattutto per scegliere i candidati al Parlamento. Una grande iniziativa politica, spiegata bene ai cittadini, che avranno finalmente la possibilità di scegliere i loro candidati nonostante la legge più schifosa che ci sia. Nel 2008 lo proposi e mi risposero che non c’era tempo. Poi ho visto fare primarie decise in una settimana o dalla sera alla mattina e forse questa volta è il caso che ci pensiamo sul serio.

Molto meno convincenti sono i tre candidati premier, tra i quali c’è da augurarsi che le primarie non le vinca il più giovane.

In secondo luogo, è il caso che i tre candidati premier – Bersani, Vendola e Chiamparino, in ordine di apparizione – si parlino. Subito. Sono in vacanza? Si telefonino. Concertino le mosse future. E Di Pietro abbassi i toni, perché è il momento di non fare gli spiritosi. E telefoni anche lui a chi deve telefonare. Se siamo un’alleanza, dobbiamo dimostrarlo, perché ho rivisto un clima, in questi giorni, da 2006-2008.

Per il resto, sottoscrivo l’invito finale di Pippo e mi chiedo quando succederà che lui o qualuno del partito si decida a dargli un ruolo di primo piano.
Ma ormai ce lo chiediamo ogni volta e rischiamo di diventare patetici.

Il problema è quello della credibilità ed è per questo che servono generosità (nei comportamenti), un linguaggio che tutti capiscano e non buono per gli uffici stampa, e scelte rivoluzionarie sui temi nostri e su quelli altrui. Bisogna rischiare, insomma. E passare all’attacco. Impensabile? Forse, ma necessario. E se fossi un big del Pd, lascerei le famiglie al mare, sceglierei un posto piacevole e simbolico, dove costruire una war room all’americana. Perché ad Arcore, la sera, le luci sono accese. E ci si sveglia presto.

Luca

E ancora con queste primarie

A suo tempo espressi la mia delusione per la mancata candidatura di Pippo Civati alla segreteria del PD.
Tramontata l’ipotesi Chiamparino si scelse di appoggiare Ignazio Marino in un ipotetico ticket con Civati.

In quanto principale promotore della terza mozione, in aggiunta alle altre due, formatisi in tempi precedenti all’apertura della stagione congressuale, devo dire che avrei voluto muovermi in uno schema che avevo chiamato «Chiamparino, Marino, Piombino», aggiungendo – con un simbolo e con la sua forza politica – la battaglia del cosiddetto territorio a quelle che abbiamo poi sviluppato. Lontani da Roma (nel senso del politicismo) e vicino alle persone. Chiamparino si è sfilato e il ‘vuoto’ in quel campo non abbiamo saputo recuperarlo.

In realtà il ticket non c’è mai stato davvero e molte delle istanze provenienti da iMille e da tutti quelli che vi hanno più o meno ruotato intorno sono state coperte ed offuscate dalla campagna elettorale di Marino che è apparsa monotematica (leggi laicità) ed ha sempre più forzato i toni strizzando più di un occhio al modo di intendere la politica di Di Pietro.

Pippo Civati si chiede dove abbia sbagliato.
Per me il suo unico errore è stato quello di non candidarsi anche a costo di andare incontro ad un insuccesso, ma è facile pretendere che gli altri facciano cose mirabolanti quando noi ce ne stiamo rintanati nel nostro comodo guscio.

Quindi Civati non si deve rimproverare niente.
Marino non gli ha permesso di avere maggiore visibilità e questo è andato credo a discapito soprattutto di Marino stesso:

Avrei dovuto insistere perché la mozione desse visibilità a un gruppo dirigente esteso e rinnovato, ma ero parte in causa (lanciato nel ticket con Marino, che poi si è parecchio ridimensionato, non mi pareva gentile insistere e non ho insistito per avere più visibilità). Il nostro candidato, però, è parso al grande pubblico molto solo (sempre meglio che male accompagnato, penserà qualcuno…) e questo non gli ha giovato.

Ora che Rutelli con il suo codazzo se ne è andato costruire un Partito Democratico potrebbe essere perfino più facile.

Luca

Pronto Lingotto, mi sentite?

Non avendo potuto partecipare di persona alla riunione del Lingotto, anche se mi sarebbe piaciuto, mi sono fatto un’idea di quello che è stato detto ascoltando il grosso degli interventi.

Butto giù due appunti delle cose che mi sono venute in mente.
Roba sconclusionata, lo so.

L’idea che mi sono fatto è: “Che bella gente e che belle idee”.

Su tutti mi sono piaciuti Civati, Oleg Curci e Francesco Costa; quest’ultimo dice molte cose che potrei dire io.
Tra Franceschini e Bersani, il primo è sembrato aver ascoltato maggiormente le istanze dell’assemblea. Bersani a me è parso assai chiuso nel suo fortino, perfino scocciato di dovere interloquire.

Chiamparino una spanna sopra gli altri due, molto più concreto. Proprio la sua concretezza, però lo farà rinunciare alla eventuale candidatura alla segreteria.

Riccardo Spezia de iMille dice bene la sua sulla necessità di organizzare il partito in modo efficiente ed ha ragione Sandro Gozi a chiedere che i circoli stiano nelle zone di frontiera, dove ci sono i problemi veri.

Ignazio Marino parla da tre metri sopra il cielo e non mi convince per niente. Fa un comizio e lo fa nel posto sbagliato.
Anche Debora Serracchiani parla troppo alto. Sbaglia nel non sentire la necessità di un leader. Fa un po’ la predica, ma la fa alle persone sbagliate.
La Melandri a me fa cascare le braccia ogni volta che la sento, ma è una antipatia mia, tutta personale. Dice cose vuote e lo fa urlando, in modo inappropriato.
Ricordiamoci che su quattro governi di centro-sinistra lei è stata ministro quattro volte. Smettiamo di darle un credito che non merita.

I big hanno ricevuto troppi applausi gratuiti, sembrava di essere a Ballarò.

Ho sentito interventi con un acceleratore sempre a tavoletta sulla questione omosessuale, perfino troppo. Paola Concia mi è sembrata esagerata nella sua denuncia contro la misoginia del PD. Molto più convincente e coinvolgente l’intervento di Cristiana Alicata che ha picchiato forte sull’omofobia e lo ha fatto in modo appassionato ed intelligente.

E’ mancata purtroppo l’indicazione di un candidato alla segreteria.
Pippo Civati sembrerebbe a tutti la persona giusta, ma non credo che si candiderà.
Ci sono le idee ed anche la persone, ma manca l’ariete, il leader, la persona che possa portare lo stendardo.
Se non lo troviamo credo che tutti gli sforzi saranno inutili.

La mia promessa di iscrivermi al partito nel caso di un candidato terzo resta tuttora valida.
Non mi interessa scegliere tra Franceschini e Bersani.

Luca

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