Noi stiamo qui a fare le nostre belle discussioni sull’opportunità o meno di tenere i crocifissi di legno appesi alle pareti e ci dimentichiamo dei crocifissi di carne e ossa, i destinatari veri e prediletti del messaggio di quel signore morto in croce che si faceva chiamare Gesù.
L’altro giorno un altro di questi crocifissi si è impiccato in carcere.
Aveva diciassette anni, era marocchino e si chiamava Yassine El Baghdadi.
Era da tre mesi in galera in attesa di processo.
Insieme ad un amico aveva scassinato la biglietteria di una stazione.
Yassine sarebbe comunque uscito di galera, perché sarebbe stato affidato ad una comunità di recupero.
Perché allora tenerlo tre mesi in carcere?
A diciassette anni.
Per un tentativo di furto, poi.
I cristianoni fanno battaglie epiche per riportare i crocifissi nelle aule delle scuole (dove magari non ci sono più da anni) e si scordano di ciò che conta veramente.
Siamo talmente ottenebrati dalle nostre convinzioni e dalle nostre sicurezze da non essere nemmeno più in grado di riconoscere i veri crocifissi.
Come duemila anni fa.
Mica siamo cambiati.
La famiglia ha diffuso le foto scattate al corpo dopo l’autopsia.
Non ve le linko.
Sono terribili.
Dopo averle viste non è possibile più aver dubbi sul fatto che questa creatura sia stata massacrata di botte e sia stata lasciata morire senza assistenza.
Ecco la conferenza stampa che si è tenuta stamani a Roma e che l’ottima Radio Radicale ha trasmesso e resa disponibile sul suo sito.
Su Repubblica, un tempo giornale progressista ed attento ai diritti delle persone, si prende in giro il provvedimento con cui il governo intende sfoltire un po’ le carceri.
Come un giornale di destra qualunque si parla di “indulto mascherato” per raccontare come il governo intenda far scontare a casa o in strutture controllate gli ultimi 12 mesi della pena dei detenuti (di certi detenuti, ovviamente).
A me pare una cosa giusta e ragionevole.
Siamo stati anni a dimostrare come non sia vero che l’indulto abbia fatto aumentare i reati ed ora che il governo migliora la condizione di alcuni carcerati ci mettiamo ad invocare il ritorno alle galere.
Ma guarda te se mi tocca difendere il governo Berlusconi.
Nessuno ne parla (almeno fino al prossimo indulto), ma la situazione delle nostre carceri è vergognosa.
Un giornale ha fatto una piccola inchiesta sulla situazione carceraria italiana.
Non è Il Manifesto e nemmeno L’Unità.
Repubblica non la prendiamo nemmeno in considerazione che sono troppo presi dalle puttane governative.
L’inchiesta l’ha fatta L’Avvenire (in tre puntate: 1, 2 e 3).
La capienza delle carceri italiane è calcolata in 43.167 detenuti. La capienza “tollerabile” – cioè quella oltre la quale non c’è più spazio nemmeno per terra, quella oltre la quale è impossibile stipare altra gente – è calcolata in 63.623 persone. Il numero di persone detenute oggi nelle carceri italiane è quello nel titolo del post (63.460). Tanto per parlare di certezza della pena.
Di queste 63.460 persone, 31.306 sono imputate in attesa di processo. Delle 30.186 condannate, a 19.604 rimangono meno di tre anni da scontare. I condannati per reati gravi, che scontano una pena da dieci anni fino all’ergastolo, sono 3.186. L’assurdità abominevole del sistema carcerario italiano è tutta qui.
Recent Comments