Oggi Mario Calabresi fa una lucida ed intelligente analisi sul presente e sul futuro del giornalismo, arrivando alla fine a dire la cosa forse più scontata, ma anche più realistica.
E cioè che l’informazione vera si paga e, senza i giornali, sui blog e sui social network ci sarebbe poco di cui scrivere e di cui discutere.
Ma nel momento in cui ci troviamo a ripensare l’informazione del futuro, alle nuove piattaforme su cui diffonderlo, dobbiamo fare prima di tutto i conti con l’idea diffusa che l’informazione debba essere gratis. In molti lettori, soprattutto i più giovani che sono cresciuti con Internet e con la «free press», manca la percezione che alla base della catena alimentare dell’ecosistema dell’informazione occorre un «plancton» che qualcuno deve produrre, altrimenti tutto il sistema muore.
Io non sono convinto che le notizie su Internet si possano semplicemente far pagare, perché ciò accada bisogna creare una vera informazione multimediale che sappia mettere insieme approfondimento e accuratezza dello scritto con grafici, video e audio. Per sopravvivere occorre tenere presente la regola delle «3 C» introdotte dal web: «Condivisione, comunità, conversazione» e sapere aprirsi ogni giorno di più. A queste, il giornalismo porta in dote le sue «3 C» storiche e irrinunciabili: «Contenuti, credibilità, creatività».
E questa carta su cui mi state leggendo? Non scomparirà, a patto che sia capace di continuare a convincervi. Per farlo deve smettere di inseguire l’intrattenimento della televisione o la velocità della rete e darvi il senso compiuto di quanto è accaduto ogni giorno, conquistandosi il diritto di continuare a essere una persona di famiglia.
Gli scioperi gratuiti a me non hanno mai convinto.
Troppo facile mettere un banner nel blog.
L’iniziativa mi sembra poi esagerata, soprattutto dopo che l’esame del decreto Alfano è stato rimandato a data da destinarsi.
Insomma, si sciopera per una legge che potrebbe non essere mai approvata.
Ma, soprattutto oggi non sciopero, per rispetto a chi vive in paesi dove la libertà di espressione è davvero una chimera o dove ti sparano addosso se scendi in strada a manifestare.
Vittorio Zucconi sospende l’attività del suo blog su Repubblica.
Impossibile star dietro alle centinaia di commenti quotidiani, tra cui una buona parte ingiuriosi e offensivi.
Quando hai un blog molto seguito e commentato, o paghi qualcuno per moderare i commenti, oppure i commenti li chiudi.
Se avessi i soldi e conoscessi l’inglese sufficientemente bene prenoterei il Kindle DX oggi stesso.
Si lo so, il profumo della carta, il fascino della stampa.
Ma vuoi mettere avere un affaretto con dentro tutti i quotidiani, le riviste, i blog ed i libri che ti interessano?
Sono tanti anni che provano a far entrare nel mercato gli e-book reader, con risultati pessimi.
La seconda generazione di Kindle presentato ieri da Amazon potrebbe essere forse il punto di non ritorno.
E potrebbe essere una delle soluzioni per risolvere la crisi dei quotidiani.
Questo negli USA, o comunque nei paesi anglofoni.
Per noialtri ci sarà da aspettare.
Andrea Beggi spiega perché negli ultimi tempi abbia parzialmente abbandonato il suo blog a favore di strumenti più immediati come FrienFeed, Twitter e Tumblr.
Andrea è uno dei blogger storici in Italia, uno che scriveva post quando in Italia quasi tutti ignoravano l’esistenza di questo strumento.
Ora ritiene più facile condividere e commentare le cose che gli interessano o che interessano i suoi amici tramite altri strumenti.
Il blog lo riserva a riflessioni o commenti tecnici che richiedono più tempo e più spazio.
Strano che in tutto questo Andrea nemeno nomini Facebook che, evidentemente, non ama e non usa per seguire le discussioni nella rete.
Io invece penso che, soprattutto dopo l’ultimo aggiornamento, Facebook sia destinato a soppiantare tutti gli strumenti che citavo all’inizio, proprio perché fa da solo tutto quello che fanno loro.
E riuscire a seguire tutte le discussioni in un unico luogo è una facilitazione non da poco.
Ora non resta che convincere ad usarlo tutti i “vecchietti” della rete che sono ancora titubanti.
L’ignoranza porta a pensare cose pericolose.
Il Senatore Gianpiero D’Alia propone un emendamento che porterebbe l’Italia al livello, forse, della Birmania.
Per non farla troppo lunga, se ad esempio un imbecille mette su YouTube un video che inneggia alla mafia, si oscura direttamente YouTube.
Avete capito bene.
Un esempio ancora più bello.
Uno di voi mi minaccia in un commento su questo blog.
Io non cancello il commento, perché non sono permaloso.
Il mio blog può essere oscurato.
Questa è gente pericolosa.
Non sanno di cosa parlano.
Di seguito l’intervista telefonica fatta da Alessandro Gilioli al Senatore D’Alia.
L’audio purtroppo è terribile.
A. Gilioli: Lei è conscio del fatto che se in Italia si chiude YouTube e Facebook siamo peggio della Birmania?
D’Alia: Guardi, io non sono per chiudere né Facebook né YouTube: io sono perché Facebook e YouTube rispettino le vittime di mafia, del terrorismo e degli stupri.
A. Gilioli: E se non le rispettano?
D’Alia: Se non le rispettano non possono avere il rispetto dello Stato.
A. Gilioli: Quindi vanno chiusi.
D’Alia: E’ evidente.
Ora, io ho spesso criticato fortemente Beppe Grillo, almeno nell’ultimo anno. La storia che Google censuri Beppe nei suggerimenti di ricerca, a me però pare grave.
E soprattutto stupido.
Se in Italia Google “censura” un comico, non ci possiamo poi stupire se in Cina fornisce al governo i nomi dei dissidenti.
Mi auguro che Google Italia (visto che la censura c’è soltanto nella versione italiana del motore di ricerca) corregga quanto prima la questione.
A meno che non ci siano motivazioni tecniche legate ai tanti (forse troppi) link al blog di Beppe, che potrebbero sembrare ai crawler di Google come un tentativo truffaldino di accrescere il pagerank.
In questo caso non si capisce però perché questo avvenga soltanto nella versione italiana.
Insomma, Google Italia, dateci una spiegazione, grazie.
Ci sarebbero tante cose che vorrei dire e di cui vorrei parlare.
Vorrei espormi la mia fosca previsione per la partita di stasera, vi vorrei dire perché il nano di arcore sia un pazzo a volerci trascinare in una guerra contro l’Iran, vi vorrei dire che sono contento che la visita di Bush dal Papa sia l’ultima e vorrei spiegare perché sette anni siano troppi per la carica di Presidente della Repubblica, ma non ne ho voglia.
Stimolato da una discussione iniziata da Montemagno su Twitter, ho deciso di includere nel blog la trasmissione dell’intervento in diretta di Marco Travaglio sul blog di Beppe Grillo.
La discussione, priva di contenuti politici, è: “Riuscirà Casaleggio Associati a far funzionare la diretta in streaming utilizzando Stickam?
Secondo me il servizio funzionerà in modo decente.
Avete mai trovato irraggiungibile il blog di Beppe Grillo?
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