Parliamo di blog

Sabato scorso a Riva del Garda, durante la BlogFest 2009, sono stati premiati i migliori blog italiani.
Candidati e vincitori sono stati proposti dai lettori di Macchianera.net che è come se un premio giornalistico fosse organizzato da Cuore o da Il Vernacoliere, ma forse è anche meglio così.

In assoluto, secondo me, il premio più azzeccato è quello dato ad Alessandro Gilioli (miglior blog giornalistico), in quanto il suo blog sta diventando veramente bello ed importante.
Il premio più tempestivo è sicuramente quello dato a Beppe Grillo per il miglior blog andato a puttane, proprio nel giorno della presentazione del suo nuovo partito.
Ma la poca simpatia della italica blogosfera per Beppe Grillo è cosa nota e non nuova.

Il post più bello dell’anno è “19 marzo, la festa di mio papa’. Un post che nessuno leggera’ fino in fondo. Peccato.” di cloroidrato di sviluppina.
E anche su questo, concordo.
Per il resto la solita sana autocelebrazione blogettara che non fa mai male.

Luca

A telecamere spente

Alessandro Gilioli, autore del blog premiato come miglior blog giornalistico dell’anno, racconta cosa succeda a telecamere spente in un talk show politico ad esempio di La7.

Stamattina sono stato (immagino per l’ultima volta) tra gli ospiti di Omnibus, il bla bla di politica in onda all’alba su La7. Qualche backstage e qualche nota a caldo.

1. Fuori onda, Pierluigi Battista ha scommesso con gli astanti «la sua reputazione» sul fatto che il Lodo Alfano verrà approvato dalla Consulta. Non ho idea di quali fonti abbia Battista, ma curiosamente non ha ripetuto la scommessa in onda. Mi limito ad aggiungere, per chi non lo sapesse, che Battista è uomo piuttosto potente a Roma e con ottime conoscenze nei giri «giusti», diciamo.

2. Sempre fuori onda, Battista ha sostenuto che se il risarcimento di 750 milioni stabilito dal tribunale civile diventasse esecutivo, «Mediaset chiuderebbe». SIngolare tesi, anch’essa stranamente non ripetuta in onda. Intanto perché si parla di Finivest – non di Mediaset – che peraltro ha in cassa liquidità per oltre un miliardo di euro, e poi perché Mondadori in 18 anni di proprietà abusiva del Cavaliere ha fruttato 1,2 miliardi di utili netti, quindi mezzo miliardo in più del risarcimento stabilito. E comunque per non pagare il risarcimento in questione bastava non corrompere il giudice, mi pare.

3. Per aver fatto notare a Battista queste cose in diretta (senza alcun attacco personale nei suoi confronti) l’editorialista del Corriere mi ha detto che io sono «l’Emilio Fede di De Benedetti». E’ la consueta arma dei manganellatori: in assenza di argomentazioni, vai con l’attacco personale, umiliante, all’olio di ricino – sei un servo del tuo padrone. L’idea che uno abbia idea proprie, non insufflate da padroni, neppure li sfiora, forse perché loro non ne hanno mai avute. Comunque, ho chiesto in diretta a Battista di non insultarmi, lui mi ha risposto che “Emilio Fede” non è insulto, io gli ho risposto che invece sì, poi il conduttore ci ha fermati. Mi piacerebbe fare querela (ovviamente non la farò) solo perché un tribunale della Repubblica possa stabilire che “Emilio Fede” è un insulto.

4. Il medesimo Battista, che fuori onda mi dava del tu, in onda mi ha chiesto di dargli del lei. Boh.

5. Tra i presenti, si è discusso venti minuti su quanto era stato sgarbato Di Pietro con Napolitano, e nessuno che avesse un’idea del fatto che lo scudo fiscale estingue reati che prevedevano fino a sei anni di carcere, quindi ha effetti di amnistia, e per fare una legge di amnistia ci vuole una maggioranza qualificata di due terzi del Parlamento, che invece non c’è stata, quindi Napolitano avrebbe avuto ottimi motivi per rinviare la legge alle Camere per un secondo esame. Non mi sembrava un concetto difficile né da capire né da comunicare in tivù, dove invece il centro della discussione è stato il mancato bon ton di Di Pietro.

6. A un certo punto ho fatto capire che a mio avviso, anche per raggiunti limiti d’eta, Napolitano non è più lucidissimo. Mi riferivo peraltro a un video appena mandato in onda, durante il quale era piuttosto evidente un certo obnubilamento. Il conduttore mi ha tirato le orecchie nella pausa, credo che abbia paura del reato di “vilipendio del capo dello Stato”. Non ho vilipeso nessuno, ma in ogni caso vorrei sollevare se possibile La7 da ogni responsabilità prendendomela per intero (io ormai mi sa che me la sono giocata, ma non vorrei che per causa mia non invitassero più a parlare – nemmeno loro – nessun altro di questo giornale).

Luca

Mal di schiena

Ricordate tutte le volte che Berlusconi si è defilato giustificandosi con il mal di schiena?
Ecco, probabilmente non era vero.

Alessandro Giglioli ha collegato i mal di schiena presidenziali ufficiali con quanto scrive oggi il Corriere.
Il risultato non è sorprendente:

Boh, che strano. Se uno va a guardare i giornali in archivio, scopre che il 17 dicembre scorso il premier non è uscito da Palazzo Grazioli, per via di uno strappo alla schiena procuratosi durante la ginnastica mattutina.[…]
Poi però se uno legge il Corriere di stamattina scopre che il 17 dicembre scorso a Palazzo Grazioli lui non è uscito, ma in compenso è entrato Gianpaolo Tarantini, in una macchina con i finestrini oscurati, e sul sedile posteriore c’erano tre signorine[…].

Incorreggibile.

Luca

Oggi non sciopero

Oggi Alessandro Gilioli ed altri blogger hanno lanciato l’iniziativa dello sciopero dei blog per protestare contro il decreto Alfano.

Gli scioperi gratuiti a me non hanno mai convinto.
Troppo facile mettere un banner nel blog.

L’iniziativa mi sembra poi esagerata, soprattutto dopo che l’esame del decreto Alfano è stato rimandato a data da destinarsi.
Insomma, si sciopera per una legge che potrebbe non essere mai approvata.

Ma, soprattutto oggi non sciopero, per rispetto a chi vive in paesi dove la libertà di espressione è davvero una chimera o dove ti sparano addosso se scendi in strada a manifestare.

neda

Luca

Foto | The Big Picture (AFP/Getty Images)

Glielo dico con simpatia

Gabriella Carlucci fa i suoi migliori auguri al figlio di Alessandro Gilioli.
Lui un po’ se la prende:

Come impressione a caldo sull’incontro che c’è stato oggi alla Camera sulla legislazione per la Rete posso solo dire che la Carlucci non sta affatto bene.

No, dico davvero: aggredisce, urla, s’incazza con chiunque, a un certo punto mi ha augurato che mio figlio venga adescato dai pedofili su Facebook (giuro). Poi ha raccontato che lei passa le sue giornate alla polizia postale cercando di rintracciare chi la insulta on line. Mamma mia, mi dispiace.

Lo so che bisogna ridurre i costi della politica, ma una distribuzione mirata di benzodiazepine alla Camera sarebbe molto opportuna. Io non ho capito com’è che la mandano in giro. No davvero, non è questione di destra o di sinistra, è questione di Tso. Va beh. […]

Gabriella Carlucci.
In parlamento.
Ancora non me ne faccio una ragione.

Luca