Sono stato berlusconiano per 30 secondi in vita mia

Il Corriere pubblica oggi una spettacolare intervista di Aldo Cazzullo a Francesco De Gregori.

Sono d’accordo con la quasi totalità delle cose che dice.
Non so se sia un buon segno.

Basta con l’ansia di non avere nemici a sinistra; io ho sempre avuto nemici a sinistra, e non me ne sono mai occupato. Ho votato Pci quando era comunista anche Napolitano. Ma viene il momento in cui la realtà cambia le cose, bisogna distaccarsi da alcune vecchie certezze, lasciare la ciambella di salvataggio ed essere liberi di nuotare, non abbandonando per questo la tua terra d’origine. Non ce la faccio più a sentir recitare la solita solfa “Dì qualcosa di sinistra”. Era la bellissima battuta di un vecchio film, non può diventare l’unica bandiera delle anime belle di oggi. Proviamo piuttosto a dire qualcosa di sensato, di importante, di nuovo. Magari scopriremo che è anche di sinistra.

L’intervista, poi finisce così.

Ma il mio amore per l’Italia, e per gli italiani, non è in discussione. Sono stato berlusconiano solo per trenta secondi in vita mia: quando ho visto i sorrisi di scherno di Merkel e Sarkozy.

Luca

Il solito Papa amico dei fascisti e dei torturatori. Ma anche no

Il Post ha messo insieme, come sempre in modo molto dettagliato, molte notizie riguardanti i legami tra la chiesa argentina, ed in particolar modo quelli di Papa Francesco, con la feroce dittatura militare che controllò il paese sudamericano dal 1976 al 1983.
I desaparecidos, le torture, i dissidenti politici buttati dagli aerei, le donne violentate, fatte partorire per dare i figli in adozione e poi gettate anche loro vive dagli aerei. Questo per capire di cosa parliamo quando diciamo “feroce” dittatura militare.

Un minuto dopo l’elezione a Papa, tutti gli italiani erano già diventati espertissimi della storia argentina e la condanna è stata scritta nel giro di 10 minuti. Il nuovo Papa è stato un complice dei generali.

Ecco, non è proprio così.
La gerarchia argentina fu sicuramente complice del regime, come scrivono sul Post:

Durante gli anni della dittatura, quindi, si procedette tra le coraggiose prese di posizioni di alcuni sacerdoti – la minoranza, che a volte pagava con la vita – e la maggioranza e i massimi vertici della Chiesa, che aiutavano in silenzio nel migliore dei casi ed erano apertamente conniventi con la dittatura nei peggiori. E più si sale nella gerarchia, più il rapporto con il potere era stretto.

Per quanto riguarda Bergoglio, l’accusa principale, mossa nel libro Il volo. Le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos di Horacio Verbitsky sarebbe quella di aver agevolato l’arresto di due sacerdoti. Ma anche qui, la verità è forse diversa.

L’episodio centrale su Bergoglio riguarda il rapimento di due sacerdoti appartenenti all’ordine dei gesuiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics. Questi vennero rapiti nel maggio del 1976 da militari della marina argentina e rilasciati dopo sei mesi di torture nella famigerata caserma dell’ESMA di Buenos Aires. Secondo Horacio Verbitsky, l’allora capo dei gesuiti ritirò la sua protezione nei confronti dei due sacerdoti, dando in questo modo un assenso più o meno implicito al loro rapimento. Le accuse sono mosse da Verbitsky sulla base di alcune dichiarazioni di Jalics, che dopo il rilascio si spostò in un monastero tedesco.
Il primo punto problematico è che l’ordine di Bergoglio a Yorio e Jalics di abbandonare la loro missione nelle villas miserias è del febbraio del 1976, un mese prima del colpo di stato militare. Inoltre, quel “via libera” che sarebbe implicito nell’ordine non è supportato da nessun documento che testimoni di contatti diretti tra Bergoglio e i militari.

Bergoglio ha parlato raramente di questi fatti, ma quando l’ha fatto, ha sempre negato categoricamente.

Bergoglio ha fatto pochi riferimenti alle accuse contro di lui, negando sempre ogni comportamento scorretto e chiamando la ricostruzione di Verbitsky “calunnie”. Ha detto che, al contrario, negli anni della dittatura operò segretamente «fin dalla notte del rapimento» per ottenere il rilascio del due gesuiti dall’ESMA, così come di altri arrestati dai militari. In un libro autobiografico pubblicato nel 2010, El Jesuita, ha scritto: «Ho fatto quello che ho potuto con l’età che avevo [40-47 anni, NdR] e le poche relazioni con quelli che contavano, e ho supplicato per le persone sequestrate».

A sostegno dell’innocenza di Bergoglio si è espresso anche Adolfo Pérez Esquivel, oppositore della dittatura argentina e premio Nobel per la pace.

Ci furono vescovi che furono complici [dei militari], ma non Bergoglio, che non aveva legami con la dittatura.

Quindi, le cose non sarebbero propriamente come sono state presentate da alcune frettolose analisi.
Aldo Cazzullo in un’articolo del 2005 nel quale raccontava la storia di Bergoglio, raccontò la vicenda in ben altro modo.

Nella prova terribile della dittatura militare, Bergoglio si mosse per salvare preti e laici dai torturatori, ma non ebbe parole di condanna pubblica che del resto non sarebbero state possibili se non a prezzo della vita, e tenne a freno i confratelli che reclamavano il passaggio all’opposizione attiva. Due di loro lasciarono i gesuiti, e subito dopo furono prelevati dalla polizia politica. Un’infamia alimentata dai nemici di Bergoglio indicò in lui l’ispiratore del sequestro; era vero il contrario: il Provinciale andò di persona da Videla per chiedere la liberazione dei due religiosi, e agli atti della giunta militare risulta la richiesta di un passaporto per loro.

Vorrei fare anche una nota a margine.
Siamo tutti bravi ad invocare scelte eroiche da parte degli altri.

Eppure anche noi abbiamo avuto una dittatura e sappiamo quanto sia facile poter discernere tra chi appoggiò il regime e chi lo contrastò, mentre non consideriamo mai la maggioranza della popolazione che, semplicemente, provò a fare del proprio meglio pur non avendo il coraggio di lasciarci le penne.

Luca

A proposito di impresentabili. Giuseppe Mussari

Gad Lerner nel suo blog si fa una domanda, che a Siena se la stanno facendo in molti.
Com’è possibile che Giuseppe Mussari possa continuare ad essere il presidente dell’ABI?

Cosa aspetta l’Abi, cioè l’Associazione bancaria italiana, a rimuovere dalla sua presidenza Giuseppe Mussari? “Il Fatto” di stamane riferisce dei conti truccati al Monte dei Paschi di Siena nel 2009, sotto la sua gestione, per coprire d’intesa con la banca giapponese Nomura una perdita di 220 milioni. Pochi giorni fa si era saputo di un derivato farlocco (Santorini) venuto alla luce anni dopo. Senza contare l’inchiesta sul maxi-pagamento di Antonveneta per cui si parla di aggiotaggio e ostacolo agli organismi di vigilanza. E ancora le indagini senesi su bilanci a dir poco opachi che stanno costando al Mps una nazionalizzazione di fatto, a carico dei contribuenti.
Ce n’è abbastanza per chiederci come possano i banchieri italiani aver nominato loro presidente questo signor Mussari, e quale possa essere oggi la reputazione dell’organismo in cui sono associati. In fatto di impresentabili, i banchieri non hanno nulla da invidiare ai politici.

Certamente la massoneria non c’entra niente, visto che Mussari sostenne, in una celebre intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo, che a Siena non contava niente.

Luca

Quanto conta la massoneria a Siena?

Aldo Cazzullo chiede al Presidente del Monte dei Paschi di Siena Giuseppe Mussari quanto conta la massoneria a Siena

Oggi sul Corriere c’è una inchiesta di Aldo Cazzullo su Siena, sulla crisi del Monte e sul declino di una città intera.
Il passaggio più interessante dell’intervista che si vede nel video è quando il giornalista pone una domanda piuttosto secca al dimissionario Presidente del Monte dei Paschi:

Cazzullo: “E quanto conta la massoneria a Siena?”
Mussari: “Niente”

Ecco, tanto tanto ci avesse pensato tre secondi, magari gli avremmo anche potuto credere, ma se rispondi così d’istinto, allora sei in malafede.

Luca