Vi dirò perché la celebrata autobiografia di Andre Agassi non mi è piaciuta

Se c’è un libro di cui avevo sentito parlar bene da quasi tutti, questo è Open, l’autobiografia di Agassi.

Non è la solita autobiografia di uno sportivo, è proprio un bel libro.
Così dicono tutti, Alessandro Baricco in testa, che non è proprio l’ultimo arrivato.

Ecco, per me Open è un libro fastidioso.
E’ una lagna più o meno continua, lunga quasi 500 pagine, di un uomo costretto a giocare a tennis contro la sua volontà da un padre estremamente severo.

Mentre lo leggi, quasi non capisci che stai leggendo la storia di uno che è stato a lungo numero uno al mondo, che ha vinto tutto, che è stato un uomo copertina, corteggiato da tutti, pubblicitari in primis.
Ti sorbisci i lamenti di quest’uomo sofferente e ti auguri che finisca presto, perché inizi a soffrire pure te.

La parte iniziale e quella finale del libro si salvano.
Nel mezzo è tutta una lamentazione.

Ecco, ve lo volevo dire, che poi magari lo leggete e vi chiedete come mai siete gli unici ad aver trovato Open fastidioso.
Non siete gli unici.

Luca