Otto anni dopo

Otto anni dopo non trovo ancora parole migliori per commentare l’11 Settembre.
Le scrisse sul Corriere Tiziano Terzani in risposta ad Oriana Fallaci.

Il nostro di ora è un momento di straordinaria importanza. L’orrore indicibile è appena cominciato, ma è ancora possibile fermarlo facendo di questo momento una grande occasione di ripensamento. È un momento anche di enorme responsabilità perché certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell’odio che dorme in ognuno di noi ed a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l’uccidere.
[…]
Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. È una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilità di nulla, tanto meno all’inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta.

Luca

Altri 11 Settembre

Internazionale89
Giovanni De Mauro oggi su Internazionale.

Ci riuscirono in cinquemila. Nascosti nei bagagliai delle macchine, attraverso tunnel sotterranei, a bordo di mongolfiere, dentro vecchie radio, calandosi con delle carrucole, all’interno di casse per concerti, addirittura con un minisommergibile. Alcuni bambini vennero lanciati, come palloni, oltre i quattro metri di quel muro lungo 155 chilometri. In ventotto anni, oltre tremila persone furono arrestate mentre cercavano di scappare. Le stime delle vittime, invece, sono incerte: si va da un minimo di 98 a un massimo di 943, a seconda delle fonti. Chiunque vada oggi a Berlino dovrebbe visitare il museo del checkpoint Charlie. Delle tante forme di coercizione tipiche di ogni dittatura, la limitazione della libertà di spostamento è forse una delle più intollerabili. A vent’anni di distanza sembra quasi incredibile che a due passi da noi, nel cuore dell’Europa, le persone non potessero attraversare liberamente una frontiera. Ma ancora più incredibile è che oggi c’è una nuova frontiera invalicabile, ed è la nostra.

Luca

Le conseguenze del complottismo

Siamo ormai abituati a sentire le più stravaganti teorie complottistiche sull’undici settembre.
Le torri le hanno buttate giù con l’esplosivo, sul pentagono non è caduto nessun aereo, e così via.

Per rispondere ai teoremi complottistici finisce che vengono tolti dalla segretazione anche atti che forse era meglio tenere riservati.
Se volete ora potete pure sentirvi le urla dei piloti del volo United 93 mentre vengono uccisi dai terroristi.

Sottoscrivo il commento di John sul blog undicisettembre:

L’ascolto ci ha consentito di capire il motivo per cui quella registrazione è stata tenuta segreta nel corso di questi 8 anni, e ci lascia estremamente sconcertati che infine sia stata rilasciata. All’inizio del file audio, le comunicazioni di routine vengono interrotte per due volte dalle grida provenienti dalla cabina di pilotaggio dello United 93. Grida disperate dei piloti che venivano uccisi, probabilmente sgozzati. L’ultima parte del file audio permette di ascoltare uno dei dirottatori che annuncia ai passeggeri che a bordo dell’aereo c’è una bomba, lo stesso stratagemma utilizzato negli altri voli per tenerli buoni e seduti.
[…]
Così ora sappiamo quali orrori sono memorizzati nel nastro CVR, e ne abbiamo una testimonianza diretta. Ne avremmo fatto volentieri a meno.

Gli enti che hanno rilasciato quella registrazione su richiesta FOIA (la FAA) avrebbero fatto meglio a mantenerla riservata. Non crediamo sia giusto che un domani i figli di quei piloti debbano convivere con la consapevolezza che su Youtube chiunque possa ascoltare le urla dei propri padri mentre venivano sgozzati.

Magari troveremo qualcuno che tenterà di dimostrare che quelle grida in realtà sono state registrate in un secondo momento.
E avanti così.

Luca

Via | Paolo Attivissimo

Impossibile non ricordarsi del 9/11

Tutti gli americani di una certa età dicono di ricordarsi dov’erano e cosa facevano quando Kennedy è stato assassinato a Dallas.
Tranne uno: Kennedy.
(Tullio Avoledo, Lo stato dell’Unione e ioguido)

Per noi, uomini e donne degli anni 2000, l’evento di riferimento è senza dubbio l’11 Settembre.
Difficile non ricordarsi cosa stavamo facendo quando gli aerei colpirono le due torri.
Hanno ragione Eio, Livefast e Manteblog.
Per me il ricordo è ancora più indelebile.
Ero in viaggio di nozze e mentre il primo aereo colpiva il bersaglio, noi ce ne stavamo beatamente sopra la Torre Eiffel.
Il fatto di essere all’estero rese ancora più angoscioso l’evento.
E ci fece venire ancora più voglia di famiglia.

Luca

Il mio 9/11

Il giorno 11 di Settembre del 2001 rimarrà nei miei ricordi per un bel po’ di tempo.
Non soltanto perché fu il giorno dell’Attacco all’America, ma anche perché in quei giorni mi trovavo a Parigi in luna di miele.
Dopo una settimana trascorsa in Olanda, avevamo preso il treno da Amsterdam ed eravamo arrivati a Parigi.
Il giorno 11, tra le altre cose, andammo a visitare la Torre Eiffel.
Alla fine della discesa, trovammo sotto la Torre l’esercito schierato. “Chissà cosa è successo”, ci chiedemmo. Ma la cosa non ci sconvolse più di tanto, e la giornata continuò in modo spensierato.

Solo al nostro ritorno in albergo, scoprimmo cosa era accaduto.
Accesi la TV, e l’immagine prese forma sulla frequenza della CNN.
Vidi quelle immagini, registrate, di grattacieli in fiamme, e di aerei che ci finivano dentro. Ancora. Ed ancora.
E vedemmo il volo infinito delle persone che si buttavano dalle finestre del WTO.
La differita delle immagini non mi permetteva di capire la cronologia degli eventi.
Soltanto dopo un po’ capimmo cosa era realmente successo.
E rimanemmo sconvolti. Come tutti.

Il primo istinto fu quello di chiamare casa. Perché ti viene naturale sapere come stanno i tuoi cari quando vedi morire le persone. L’essere lontani da casa ci rese malinconici.
La serata trascorse in albergo, a vedere e rivedere quegli aerei che si infilavano nelle torri.

Il giorno dopo lo passammo a visitare il Louvre, con grandi file fuori della piramide a causa dei controlli. Noi entrammo subito, perché avevamo la carta dei musei.

Qualche giorno dopo riprendemmo l’aereo per l’Italia. Io ero terrorizzato. Come sempre.
Perché l’aereo mi fa paura. Un po’ di più in quei giorni.

Tornammo a casa felici di iniziare la nostra nuova vita, nella nostra nuova casa.
Quel 9/11 ci fece sembrare la nostra casa, ancora più casa nostra.

Mai avrei pensato che in nome di quel 9/11 tante e tante morti sarebbero state sacrificate.
Sull’altare della bush-democrazia.

Luca