Difficile riuscire a spiegare per un cattolico quanta vergogna, imbarazzo e rabbia provochi lo scandalo della pedofilia nella Chiesa.
Non voglio addentrarmi troppo e non voglio trovare spiegazioni sociologiche.
Vorrei soltanto buttar giù alcune piccole osservazioni.
Tutto quello che poteva essere fatto per peggiorare lo scandalo è stato fatto. Un certo Gesù di Nazareth ci aveva invitato ad essere chiari e non ambigui. Tentare di mantenere il silenzio per non indurre le persone a fare del qualunquismo sui preti è stato il motivo principale che ha spinto le persone a fare del qualunquismo sui preti.
Un prete pedofilo non lo si denuncia al vescovo, si denuncia alle forze dell’ordine.
Un prete pedofilo non lo si sposta di sede, lo si denuncia e lo si interdice dal suo ruolo.
Prendere soldi per tacere le violenze fatte sui propri figli è credo un abominio peggiore della violenza stessa.
Questi sono i miei punti fermi sulla questione.
Poi possiamo ragionare sulle strumentalizzazioni, le esagerazioni e robe del genere.
Possiamo dissentire sul sillogismo prete:pedofilo.
Ma la Chiesa deve rifarsela soltanto con se stessa per non aver saputo proteggere i più piccoli e per aver protetto gli aguzzini.
Sono le 6:35.
Pioviscola ed è buio.
Scendo dalla macchina ed entro nell’edicola per comprare il giornale.
Mentre il signore mi porge il quotidiano, mi cade l’occhio su Il Giornale di oggi.
Pensavo di aver letto male.
Magari il sonno, sai com’è, potevo aver invertito qualche parola.
Il titolo in realtà è quello.
Che se poi vai a leggere l’articolo di Alessandro Tornielli non c’è scritto niente di tanto forte da giustificare un titolo di prima pagina come quello.
Vorrei capire cosa c’è dietro questo accanimento di Vittorio Feltri.
E penso che Ruini potrebbe tranquillamente ritirarsi e smettere di renderci la vità così difficile.
Il commento più interessante sulla beatificazione di Pio XII l’ho letto su La Stampa e l’ha scritto Arrigo Levi.
«Non dimentichiamo – hanno detto i portavoce degli ebrei romani – il treno di 1021 deportati del 16 ottobre ’43 che partì verso Auschwitz da Roma nel silenzio di Pio XII».
Sul piatto della bilancia della memoria ebraica quel silenzio pesa ancora. E come potrebbe non pesare? Anche se su un altro piatto pesa la consapevolezza che anche a Roma, dopo quella giornata tremenda, «i religiosi cattolici furono i principali attori dell’occultamento degli ebrei», e che in tutta Italia «la carità cristiana fu dispiegata durante la guerra in maniera non specifica nei confronti degli ebrei, ma sicuramente in maniera speciale, per motivi di quantità e di particolare allarme per le loro vite»
Ma ammetto che io mi colloco fra «i molti» che ritengono non solo probabile ma sicuro che il Papa, dopo l’indimenticato silenzio del 16 ottobre ’43, approvò e stimolò l’opera di salvataggio degli Ebrei, non solo a Roma ma in tutta Italia, non solo ad opera di parroci di campagna ma di vescovi e autorevoli cardinali.
Esito a giudicare le scelte del Papa di quei tempi tra parlare e tacere. Se il Papa avesse pronunciato una pubblica condanna dell’olocausto ebraico avrebbe compiuto un eroico atto di martirio, coinvolgendo tutta la Chiesa. Ma gli ebrei italiani vittime della Shoah sarebbero stati molti più di ottomila.
Penso che sarebbe stato saggio rispettare con una più lunga attesa, prima di aprire la strada alla beatificazione di Pio XII, i sentimenti degli Ebrei sopravvissuti e dei loro discendenti, e lasciare più tempo agli storici. Ma auspico che, nel tempo che manca alla data prevista per la visita del Papa, le autorità cattoliche ed ebraiche trovino modo di ricomporre quel clima di comprensione, di dialogo, di fiducia, che si è costruito in questi anni; e che quindi la visita si possa fare in atmosfera serena.
Insomma, aspettare ancora qualche anno forse sarebbe stata una scelta prudente e più rispettosa nei confronti della comunità ebraica.
Scientology sta piano piano prendendo piede anche in Italia.
Sono furbi e sanno usare molto bene i mezzi di comunicazione.
C’è un’associazione che si chiama Youth for Human Rights International che promuove i diritti umani attraverso una serie di video molto ben fatti, come quello che ho messo qui sopra.
Ne hanno fatto uno per ogni articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.
Ci sono cardinali che a volte tentano di sostituirsi al loro Principale, decidendo chi entrerà o non entrerà nel regno dei cieli.
Il Cardinale Barragan ha rilasciato un’intervista discutibile al sito integralista Pontifex.
Tra le altre, ha detto anche queste cose:
Trans e omosessuali non entreranno mai nel Regno dei Cieli, e non lo dico io, ma San Paolo.
Non si nasce omosessuali, ma lo si diventa. Per varie cause, per motivi di educazione, per non aver sviluppato la propria identità nell’adolescenza, magari non sono colpevoli, ma agendo contro la dignità del corpo, certamente non entreranno nel Regno dei Cieli. Tutto quello che consiste nell’andare contro natura e contro la dignità del corpo offende Dio.
Tra le molte risposte che sono arrivate, vi segnalo quella di Cristiana Alicata, che mi pare colga nel segno.
Le chiedo di riflettere seriamente sulle parole che ha pronunciato. Sull’effetto che possono fare sui giovani gay e lesbiche. Su chi si scopre altro rispetto al proprio corpo. Le chiedo di esercitare l’amore cristiano. Non la pietà. No, grazie, quella non la vogliamo. E comunque non la eserciti con noi, adulti gay e lesbiche e transessuali. Ma con quei giovani che magari frequentano anche i suoi oratori e chissà che grado di dolore staranno provando, ora, davanti alle sue parole.
Andiamoci piano con le parole e con le condanne.
Cardinale, lasci cadere quella pietra che tiene in mano.
Non è che fossimo tutti scemi.
Quando accusano i cattolici della mia generazione di essersi fatti irretire dalla fisicità e dalla capacità comunicativa di Giovanni Paolo II si scordano della sostanza.
Si scordano che quel Papa, nonostante le sue rigidità, ci ricordò che essere cristiani è soprattutto una cosa bella e piena di speranza, che rivaluta e non sacrifica l’uomo.
Quando, nell’omelia del suo funerale, senti l’allora cardinale Ratzinger, parlare di una Chiesa sola, sballottata in mezzo al mare in tempesta dei tempi moderni, restai di sasso.
Non si potevano trovare parole più inadeguate per il funerale di Papa Wojtyła.
Questo pensai.
Dispiace, ma è così.
La cosa che ci manca è la speranza.
Non eravamo scemi a seguire Papa Wojtyła.
Avevamo i nostri buoni motivi.
Gli Svizzeri non vogliono che vengano costruiti minareti.
Si sono scandalizzati quasi tutti e giustamente.
Sarei curioso di sapere cosa pensano quelli dell’Eurabia e “del diventeremo tutti musulmani” e del “voi non capite che moriremo tutti sgozzati da terroristi islamici” e del “no all’ora di islam a scuola”.
Che poi sono gli stessi che entrano di notte ad inchiodare i crocifissi nelle aule delle scuole.
Arriva il momento in cui le incoerenze diventano non più sostenibili.
Non si può essere intolleranti e cattolici.
E’ proprio impossibile.
Il Senato ha bloccato l’immissione in commercio della RU486.
Non ne capisco niente, ma mi chiedo perché debba essere il parlamento a decidere quali farmaci mettere in circolazione e quali no.
La 194 ovviamente non c’entra niente.
Non è che la RU486 faciliti o banalizzi la possibilità di abortire.
Lo rende più disumano e meno controllato, ma il motivo della bocciatura non è questo.
E’ piuttosto sempre il solito patetico tentativo di compiacere il Vaticano che, purtroppo, si compiace soltanto quando si parla di embrioni e di malati terminali.
Tutto il resto sembra non contare nulla.
Noi stiamo qui a fare le nostre belle discussioni sull’opportunità o meno di tenere i crocifissi di legno appesi alle pareti e ci dimentichiamo dei crocifissi di carne e ossa, i destinatari veri e prediletti del messaggio di quel signore morto in croce che si faceva chiamare Gesù.
L’altro giorno un altro di questi crocifissi si è impiccato in carcere.
Aveva diciassette anni, era marocchino e si chiamava Yassine El Baghdadi.
Era da tre mesi in galera in attesa di processo.
Insieme ad un amico aveva scassinato la biglietteria di una stazione.
Yassine sarebbe comunque uscito di galera, perché sarebbe stato affidato ad una comunità di recupero.
Perché allora tenerlo tre mesi in carcere?
A diciassette anni.
Per un tentativo di furto, poi.
I cristianoni fanno battaglie epiche per riportare i crocifissi nelle aule delle scuole (dove magari non ci sono più da anni) e si scordano di ciò che conta veramente.
Siamo talmente ottenebrati dalle nostre convinzioni e dalle nostre sicurezze da non essere nemmeno più in grado di riconoscere i veri crocifissi.
Come duemila anni fa.
Mica siamo cambiati.
Lotta Studentesca, il movimento giovanile neofascista vicino a Forza Nuova, ha fatto irruzione nella sede dei Radicali Italiani.
Il Coordinatore nazionale di Lotta Studentesca Gabor De Arcangelis ha dichiarato:
Non permetteremo a nessuno di imporre dogmi ultralaicisti in Italia e chi tenterà di rimuovere il crocefisso si troverà di fronte un muro umano guidato da Lotta Studentesca. Con questa iniziativa lanciamo ufficialmente la campagna per riportare i crocifissi nel nostro paese, non solo nelle scuole ma anche negli edifici pubblici.
Mi auguro che la CEI su questa storia del crocifisso non si intestardisca nell’ennesima battaglia già persa in partenza.
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