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Archive for the ‘libri’ Category

J. D. Salinger

January 29th, 2010 1 comment

Luca

Foto | NYT

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Concita

October 28th, 2009 1 comment

Il libro l’ho letto tempo fa, ma ve ne parlo oggi perché ieri sera sono stato ancora una volta sorpreso dalla bravura di Concita De Gregorio, capace di sopportare gli urli di La Russa senza perdere il filo e senza cedere alla tentazione di alzare il volume della voce.

Insomma, tempo fa ho letto Malamore. Esercizi di resistenza al dolore, una raccolta di storie di donne raccontate da Concita De Gregorio.

E’ un libro che gli uomini dovrebbero leggere.

Si parla di donne, ma si parla soprattutto dei soprusi degli uomini.
Che iniziano con non tirare l’acqua dello sciacquone del bagno e magari finiscono nel tentare di zittire con la violenza verbale una brava giornalista in diretta televisiva.

Mentre la guardavo ieri prendersi in faccia gli urli di La Russa, ripensavo a quanto sarebbe stato utile al ministro leggere il suo libro.

Non sarebbe mai troppo tardi per ammettere quanto le donne abbiano da insegnarci.

Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo. Brucia ma non si bruciano. Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”. Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte. Portano i figli in braccio per giorni in certe traversate del deserto, dei mari sui barconi, della città a piedi su e giù per gli autobus. Le donne hanno più confidenza col dolore. È un compagno di vita, è un nemico tanto familiare da esser quasi amico. Ci si vive, è normale. Strillare disperde le energie, lamentarsi non serve. Trasformarlo, invece: ecco cosa serve. Trasformare il dolore in forza. È una lezione antica, una sapienza muta e segreta: ciascuna lo sa.
Maria Malibran, leggendario mezzosoprano, che impara a nascondere le lacrime durante le terribili lezioni di canto inflitte dal padre. Denise Karbon che scia ingessata, Vanessa Ferrari che volteggia con una frattura al piede. La prostituta bambina che chiude gli occhi e pensa al prato della sua casa nei campi. La giovane donna che si lascia insultare e picchiare dal suo uomo perché pensa che quella sua violenza sia una debolezza: pensa di capirne le ragioni, di poterle governare, alla fine. Le migliaia, milioni di donne che vivono ogni giorno sul crinale di un baratro e che, anziché sottrarsi quando possono, ci passeggiano in equilibrio: un numero da circo straordinario, questo di cercare di addomesticare la violenza – la violenza degli uomini – qualche volta andando a cercarla, persino. Perché è un antidoto, perché è un prezzo, perché il tempo che viviamo chiede uno sforzo d’ingegno per conciliare la propria autonomia con l’altrui brutale insofferenza.
Le storie che ho raccolto sono scie luminose, stelle cadenti che illuminano a volte molto da lontano una grande domanda: cosa ci induce a non respingere, anzi a convivere con la violenza? Perché sopporta chi sopporta, e come fa? Quanto è alta la posta in palio? Alcune soccombono, molte muoiono, moltissime dividono l’esistenza con una privata indicibile quotidiana penitenza. Alcune ce la fanno, qualche altra trova nell’accettazione del male le risorse per dire, per fare quel che altrimenti non avrebbe potuto. Sono, alla fine, gesti ordinari. Chiunque può capirlo misurandolo su di sé. Sono esercizi di resistenza al dolore.

Ve lo consiglio, davvero.

Luca

Il Di Pietro di Filippo Facci

October 12th, 2009 10 comments

A me appassionano le contro-storie.
Quelle che raccontano le storie da un altro punto di vista, quello meno popolare.

Domani esce per Mondadori “Di Pietro – La storia vera” scritto da Filippo Facci.
Si parla di Mani Pulite, degli anni delle inchieste, degli avvisi di garanzia e dei suicidi in carcere.
Io che nel 1993 avrei voluto vedere tutti i corrotti ed i corruttori, veri o presunti, in carcere, oggi vorrei saperne di più.

Sulla figura di Di Pietro credo si siano dette tante cose, ma sono convinto che se ne nascondano anche molte altre.
Filippo Facci, nemico giurato di Di Pietro, lavora a questa biografia praticamente da 15 anni.
Il fatto che in rete non si trovi quasi nessuna notizia del libro che esce domani può essere un indice di quanto sia difficile parlar male dell’ex-magistrato di Mani Pulite.

una biografia decisamente non autorizzata che per 528 pagine scava in un passato che lo stesso Di Pietro tende misteriosamente a dissimulare: dai pascoli molisani all’emigrazione in Germania, dalla sorveglianza di armamenti della Nato a una laurea conseguita in soli trentadue mesi, dal ruolo di agente dell’anti-terrorismo a quello di viaggiatore in scenari da spionaggio internazionale, dalla stretta amicizia con una combriccola di potenti al suo averli passati per le manette uno per uno

Su Macchianera sono state pubblicate alcune parti del libro, tra cui il fuori-capitolo nel quale Facci racconta la sua vita di giovane giornalista negli anni di Mani Pulite.

In tutto questo la situazione si era fatta ancora più complicata perché la sede romana dell’«Avanti!» vedeva nella redazione milanese un avamposto craxiano – ciò che era – e man mano che decresceva il potere di Craxi cresceva anche il tentativo di isolarci e di toglierci peso. Io formalmente neppure esistevo: non avrei potuto neanche stare in redazione; il direttore di allora, su cui non esprimo un’opinione perché non ho l’immunità parlamentare, si chiamava Roberto Villetti e ogni tanto telefonava da Roma per sincerarsi che io fossi rimasto a casa o scrivessi comunque da fuori, quando invece in redazione praticamente ci dormivo. A un certo punto, in un periodo in cui peraltro non arrivava più una lira perché le tangenti erano finite – questo l’avrei appreso poi – Villetti prese a togliermi anche la firma dagli articoli: ma neppure sempre, a giorni alterni, quando capitava. Pensai di aggirare l’ostacolo ricorrendo alla doppia firma col mio caporedattore milanese, Stefano Carluccio, un amico: ma a un certo punto il direttore risolse togliendo solo la mia firma e lasciando quella di Carluccio sotto articoli che però avevo scritto io.

Nell’insieme: lavoravo da abusivo per il giornale dei ladri, ero disprezzato dai colleghi e da chiunque in quel periodo sapesse dove scrivevo, completamente gratis, in teoria non potevo neppure entrare in redazione e sotto i miei articoli c’era la firma di un altro.

Però c’era la salute.

Credo che sia un libro che possa valer la pena leggere.
La realtà è sempre più complessa di quanto non sembri a prima vista.

E pensare che Di Pietro possa essere un angelo del paradiso a me pare ingenuo.

Luca

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Questa estate vanno molto i mostri selvaggi

August 24th, 2009 No comments

Di solito in ferie ci si rimette in pari con le cose da fare, si smaltisce la pila di libri da leggere, si leggono giornali e riviste.
Ecco, io non ho letto quasi niente, praticamente nessun quotidiano, mi sono disinteressato delle cretinate dette dal leader cretino della Lega ed ho ignorato o quasi la rete.

Ho letto soltanto il numerone estivo di Internazionale.
Ed ho letto, credo un cinquantina di volte ed a voce alta questo, che in casa mia è decisamente il successo dell’estate.

NelPaeseDeiMostriSelvaggi

A fine Ottobre uscirà l’adattamento cinematografico (con sceneggiatura di Dave Eggers, non so se mi spiego), ma temo che sia un po’ troppo audace per i miei figlioletti.

Luca

Generación Y si rifugia a La Stampa

May 14th, 2009 3 comments

Il blog di Yoani Sánchez, della quale vi ho parlato giorni fa, da oggi è ospitato sul sito de La Stampa.

Una bella mossa da parte del quotidiano più vivace che abbiamo attualmente in Italia.

Nel frattempo in molti si stanno adoperando perché Raul Castro cambi idea e conceda ad Yoani la possibilità di venire in italia a presentare il suo libro alla Fiera di Torino.
Se volete, potete firmare l’appello sul sito della Fiera del Libro.

Luca

Si, è lo stesso Cirri

May 8th, 2009 No comments

Sono stato per anni un abituale ascoltatore di Caterpillar.
Mi ricordo bene di aver ascoltato la prima puntata, credo cinque secoli fa.
Oggi Caterpillar è condotto da Massimo Cirri e Filippo Solibello.

Ho scoperto nei giorni del terremoto che Massimo Cirri è uno psicologo che tuttora esercita la sua professione e l’ho sentito parlare “seriamente” di come sia possibile sostenere psicologicamente le persone che sono state vittime di un disastro naturale.

In questi giorni è uscito il suo libro.
Si chiama “A colloquio – Tutte le mattine al Centro di Salute Mentale”.
Lo pubblica Feltrinelli.
Dicono che sia molto bello.

Luca

Via | Luca Sofri

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Come ho perso la guerra

April 19th, 2009 No comments

Filippo Bologna è un trentenne della provincia senese che, come tanti di noi, prova a combattere la sua battaglia ideale contro il degrado e lo svilimento del nostro territorio e della sua storia.
Ovviamente la battaglia la perde.

Come ho perso la guerra è il primo romanzo di Filippo Bologna e ve lo consiglio caldamente.

Ora mi vedete così, ma il mio nonno li frustava i contadini. Anche se non ce lo vedo. Ho ancora una foto nel portafogli, una foto di un tempo lontano, molto prima che cominciasse come è cominciata e che finisse come è finita. E’ una foto ritagliata a forma di ovale, con la grana dell’immagine che stinge al verde, quel verde dei tetti di rame quando si ossidano. E nell’ovale c’è lui: i gambali lucidi e la maremmana di fustagno, la doppietta a tracolla, i baffi e il cappello con la tesa, che monta un cavalla bianca e guarda dritto avanti a sé. Senza né parlare né muoversi. Fermo, con la pancia in dentro e il petto in fuori, l’aria ingabbiata nei polmoni, lo sguardo fiero, come un soldato in parata, e mi sembra di sentire il ronzio stizzito del suo pensiero rivolto al fotografo che indugia ancora prima di scattare: Forza giovanotto, Forza. Che ho furia.

Luca

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Il bambino con il pigiama a righe

April 8th, 2009 1 comment

Stamani, sul bus, ho finito di leggere un libro.
Si intitola “Il bambino con il pigiama a righe”.

E’ una storia che parla di bambini, ma i bambini non lo possono leggere.
Non lo capirebbero.
Non hanno ancora sentito parlare di certe brutture.

“Il bambino con il pigiama a righe” è una storia incredibile.
Una delle più belle che abbia mai letto.

L’ha scritta John Boyne.

A Dicembre è uscito in Italia l’adattamento cinematografico.
Non l’ho visto, ma guardando il trailer si capisce che probabilmente non sono riusciti a rispettare il libro.
O meglio, non devono essere riusciti a fare quello che fa il libro.
Descrivere senza far vedere.

Se avete due ore di tempo ed un po’ meno di 10 € da spendere, vi consiglio questa storia.

Luca

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Si, ma come è morto Pinelli?

January 21st, 2009 No comments

L’avevo promesso e l’ho fatto.
Ho comprato e letto il libro di Adriano Sofri sulla morte di Pinelli.

L’ho trovato molto documentato (non ne dubitavo), quindi piuttosto noioso (idem), ma anche sorprendente.

Sono rimasto sorpreso nel capire che nemmeno Sofri ha capito cosa sia successo veramente in quella stanza della questura di Milano.
Nel leggere il libro credevo che Sofri avrebbe cercato di dimostrare che Pinelli fù gettato dalla finestra.
Non è così. Anche lui non è giunto ad una conclusione certa. E lo dice.

Io, come Sofri, non riesco a credere all’incidente, cioè che Pinelli sia caduto per un malore.
Non credo neppure al suicidio, perché non mi sembra che ci fossero i presupposti (ma mi potrei sbagliare).
Non resta che l’omicidio, ma mi sembra impossibile che qualcuno, a mente fredda, con il clima che c’era in quei giorni a Milano, abbia deciso di fare una cosa del genere.

Eh allora?

Ecco, è la stessa domanda che mi sono fatto alla fine del libro.

Insomma, se volete sapere qualcosa in più sulla morte di Pinelli, leggetevi il libro di Sofri.
Ma se volete sapere come diavolo ha fatto a cadere da quella finestra, beh potete risparmiarvi la fatica.

Pinelli è morto.
Il commisario Calabresi anche.
Questo è tutto quello che possiamo dire.

Luca

La notte che Pinelli

January 9th, 2009 2 comments

Un anno fa lessi il libro di Mario Calabresi e mi piacque così tanto che ve ne consigliai la lettura.

Oggi, o meglio fra qualche giorno, esce per Sellerio “La notte che Pinelli”, un libro di Adriano Sofri sulla storia di Giuseppe Pinelli, la cui morte fu ascritta al commissario Calabresi che per questo verrà poi ucciso sotto casa.

È la vecchia storia del ferroviere anarchico che venne giù dalla finestra del quarto piano della Questura di Milano. Quarant’anni fa, più o meno. Quelli che allora c’erano, ciascuno a suo modo, credono di saperla. Be’, non la sanno. In nessuno di quei modi. Figurarsi quelli che non c’erano. Figurarsi una ragazza di vent’anni, di quelle che fanno le domande. Anch’io credevo di saperla. Poi ho ricominciato daccapo.

Leggerò il libro di Sofri e cercherò di capire qualcosa di più di questa triste storia, nota come “Caso Calabresi”.
Ve lo consiglio pur senza averlo letto.
Che delle storie bisognerebbe sempre conoscere i vari punti di vista.
E quello di Adriano Sofri è sicuramente quello più informato.

Temo ondate polemiche di gente che nemmeno leggerà il libro.
Ed è proprio per questo che credo sia importante leggerlo.

Potete leggere una parte del primo capitolo sul blog di Luca Sofri.
C’è anche un gruppo su Facebook, per discuterne e ragionarci sopra.

Luca