L’autolesionismo dei sindacati

L’editoria è in crisi, la gente non compra più i giornali, le edicole se la passano male.
Mancano proposte certe del governo sulla regolamentazione del settore.
E quindi, che si fa?

Si proclama un bello sciopero il 24, 25 e 26 Febbraio.
Si, proprio in quei giorni lì, nei giorni delle elezioni.

C’è un’unica saggia eccezione, quella della FENAGI (Confesercenti), che non aderirà.

La Fenagi, pur riconoscendo la necessità di una azione di forte visibilità della categoria al fine di far emergere lo stato di crisi del settore, trova sbagliato e controproducente chiamare alla chiusura le edicole proprio nei giorni nel quale si svolgono le elezioni politiche
Nel panorama generale dell’informazione, le rivendite di giornali, data la tutela che la Costituzione attribuisce al prodotto editoriale anche nella fase della vendita, sono sempre state riconosciute come elementi importanti per la garanzia di una diffusione capillare e pluralista del prodotto quotidiano e periodico. Mettere in gioco il profilo di pubblica utilità della rete di vendita, malgrado le conferme avute anche dallo stesso Governo Monti che non ha abrogato le leggi a tutela della stampa, è un grave errore.

Per fortuna che c’è sempre qualche saggia voce fuori dal coro.

Luca

Caro Marchionne, questa volta abbiamo preso appunti

obama e marchionne

Mi pare che non sia stato dato troppo seguito alle parole dette ieri da Marchionne; forse perché le ha dette in occasione del Quattroruote Day, che fa un po’ ridere, ma sono parole che sono pietre.

Ve le riassumo:
Le promesse fatte per l’Italia saranno mantenute, entro 3-4 anni tutti i dipendenti FIAT saranno impiegati nelle fabbriche e finirà la cassa integrazione. Entro il 2016 saranno presentati 17 nuovi modelli e 7 aggiornamenti su modelli esistenti. I due anni di cassa integrazione straordinaria richiesti per lo stabilimento di Melfi sono necessari per ristrutturare gli impianti in vista della produzione della 500x e della omologa Jeep. La stessa cosa era successa a Grugliasco, dove la fabbrica è stata chiusa un anno per permettere di far partire la produzione delle nuove Maserati. Ancora nessun investimento su Mirafiori.

Marchionne ha poi detto:

Alla fine, dopo tutta questa caciara gli unici a non chiudere certamente siamo noi.

Insomma, buone notizie dalla FIAT.

Noi abbiamo preso appunti. Se poi cambi idea, caro Sergio, non ti incazzare con noi.

Luca

Foto | Quattroruote

La disoccupazione giovanile, Mc Donald’s, la CGIL

Nei giorni in cui vengono diffusi i dati sulla disoccupazione giovanile, che è salita al 37%, Mc Donald’s lancia una campagna pubblicitaria che promuove il suo brand annunciando il reclutamento di 3000 giovani nei prossimi 3 anni.

La CGIL si è molto sdegnata, accusando Mc Donald’s di mentire, ed evidenziando che quei posti sono soprattutto part time e prevedono il lavoro festivo.
La solita questione se sia meglio avere tutto, avere niente o avere un compromesso tra le due cose.

Francesco Costa, giornalista del Post, in Dicembre aveva pubblicato un reportage sul Sole 24 Ore nel quale raccontava la sua esperienza di 3 giorni di lavoro in un Mc di Milano.
Oltre ai dettagli tecnici, interessantissimi per noi amanti del junk food, ha spiegato come funziona il lavoro nei ristoranti e quali siano le possibilità di carriera.

McDonald’s ha 16mila dipendenti in Italia. Di questi l’81 per cento ha meno di 35 anni e il 79 per cento ha un contratto part-time (si può scegliere anche tra turni orizzontali, spalmati su tutti i giorni della settimana, o turni verticali, soltanto nel weekend). I crew hanno in media 28 anni, i manager 31, i direttori di ristorante 35. Un direttore di ristorante gestisce negozi delle dimensioni di una media impresa italiana: 35 dipendenti, almeno due milioni di euro di fatturato. In McDonald’s si entra con un contratto di apprendistato da 36 mesi – niente contratti a progetto – e tutti mi dicono che salvo disastri nel 90 per cento dei casi il contratto si trasforma a tempo indeterminato.

Insomma, certo che fare il lavoro dei propri sogni, pagato bene e a tempo indeterminato è probabilmente meglio che non lavorare in un ristorante di Mc Donald’s.
Ma nel 2012, quando più di un terzo dei giovani è disoccupato, sapere che una grande azienda ha la possibilità di assumerne alcune migliaia, a me pare una buona notizia.

Pure il tanto vituperato lavoro festivo è in realtà un’ottima possibilità per studenti universitari.
Quello che poi vorrebbe la CGIL, come spiegato meglio nel comunicato fatto oggi, che sarebbe il lavoro stabile e duraturo per tutti, è un mantra ed un totem allo stesso tempo.
E sulle cose sacre non si può discutere.
E quindi non discutiamone.

Ma, intanto che la CGIL ci fa una riflessione, se vi interessa, trovate qui le posizioni aperte e il modulo per inviare il curriculum.

Perché il Mc Donald’s è il vero ristorante proletario.
Fidatevi.

Luca

Scusa Luca, ma te che lavoro fai?

Se guardate la TV è possibile che vi imbattiate in questo spot.
E’ una campagna pubblicitaria di Register.it che sarebbe l’azienda per la quale lavoro.
Negli ultimi tempi ho lavorato insieme ad altri valorosi colleghi proprio per affiancare e supportare questo spot.

Insomma, alla canonica domanda “Scusa, ma te che lavoro faresti di preciso?”, a questo punto posso rispondere “Hai presente lo spot di Register.it? Ecco, tutto quello che viene dopo”.

Luca

Difendere i diritti delle persone sempre, non soltanto quando lavorano

stazione_empoli

Qualche giorno fa ho anch’io subito gli effetti dello sciopero dei trasporti.
Niente di grave, un viaggio un po’ più lungo del solito, fatto in piedi su un treno molto affollato, ma non sono morto.

Una riflessione però andrebbe fatta, soprattutto perché a pagare gli effetti di questi scioperi sono soprattutto i pendolari che stanno nella stessa barca di chi conduce i mezzi che li portano ogni giorno a lavoro.

Ivan Scalfarotto, raccontando la sua esperienza, fa delle riflessioni che condivido.

Considero assolutamente sacrosanto il diritto di protesta e di sciopero dei lavoratori ferrotranviari. Però non posso fare a meno di pensare che erano lavoratori anche coloro i quali sono rimasti sotto il tunnel della metropolitana. Quale parte politica pensa ai loro diritti? È di destra preoccuparsene? Lo sciopero nasce come uno strumento di pressione nei confronti del proprio datore di lavoro: io non lavoro, la tua azienda non produce; io perdo il salario, tu non guadagni. I lavoratori che interagiscono sul pubblico, però, hanno la possibilità di fare un altro ragionamento: io non lavoro, privo i cittadini di un servizio essenziale, creo allarme sociale, questo allarme sociale è strumento di pressione nei confronti delle autorità e di queste nei confronti dei datori di lavoro.
Il risultato è che l’incolpevole utente (che, ripeto, è a sua volta un lavoratore) dev’essere vessato il più possibile perché urli il più forte possibile. Più gli faccio male, più efficace sarà la mia azione. E sapete cosa c’è? Che a me pare ci sia qualcosa che non torna in questo ragionamento. Anche perché il lavoratore che lavora per una fabbrica di pigiami o in un ufficio interno di un’azienda qualsiasi non ha le stesse chance di far sentire la sua voce attraverso questo meccanismo.

Scalfarotto poi allarga il campo, dicendo che tutta questa voglia di difendere i diritti dei lavoratori spesso si esaurisce nel momento in cui il lavoratore esce dal suo posto di lavoro e lo stesso ardore non si ritrova nella difesa di tutti gli altri diritti.

Credo che sia di sinistra assicurare al cittadino un’equa difesa dei suoi diritti in tutti i momenti della sua vita. Quando lavora e quando torna a casa. Quando mette la tuta blu e quando porta i bambini a scuola o si dispera perché non c’è posto negli asili. Quando timbra il cartellino e vuole il rinnovo del contratto ma anche quando va in ospedale a curarsi o a partorire e quando si preoccupa per le persone che ama. Ce la facciamo a diventare il partito delle pari opportunità per i cittadini? Il partito che fa dell’uguaglianza sostanziale il suo obiettivo? Il partito che premia il merito e non abbandona chi ha bisogno quando ha bisogno, dai lavoratori che aspettano li contratto da anni ai ragazzi di Assago e ai pendolari di Piazza Lima?

Insomma, il lavoratore è una persona tutta intera, che andrebbe difesa in ogni ambito della sua vita.

Luca