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Archive for the ‘internet’ Category

Sono le cose semplici le più belle

March 10th, 2010 1 comment

harmony

Oggi sui socialcosi tanta gente è entusiasta di uno strumento semplice semplice che permette di disegnare a mano libera sul browser e di salvare l’immagine ottenuta.
Lo strumento si chiama Harmony ed è stato realizzato da Mr.doob utilizzando le nuove potenzialità offerte dall’HTML 5.
Nel suo sito ci sono tante di queste applicazioni web, utili per far giochicchiare grandi e piccoli.

Luca

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Rabbrividiamo

March 5th, 2010 2 comments

Le facce basite degli ospiti in studio di fronte a Stark che legge gli aforismi di Spinoza.it esemplificano meglio di qualsiasi cosa la differenza che c’è oggi tra il mondo della rete e quello della TV.

La gente in rete si piega dal ridere leggendo Spinoza.

Il paese reale non è quello della rete.
Non ancora.

Luca

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No comment

February 24th, 2010 No comments

Il commento migliore sulla condanna di Google l’ha fatto Google stesso, con questo comunicato che riporto integralmente.

A fine 2006, alcuni studenti di una scuola di Torino si sono filmati mentre maltrattavano un compagno di classe affetto da autismo e hanno caricato il video su Google Video. Vista la natura assolutamente riprovevole del video, è stato rimosso a distanza di poche ore dalla notifica della Polizia. Abbiamo inoltre collaborato con la polizia locale per l’identificazione della persona che lo ha caricato, che è stata poi condannata dal Tribunale di Torino a 10 mesi di lavoro al servizio della comunità, e con lei diversi altri compagni di classe coinvolti. In casi come questo, rari ma gravi, è qui che il nostro coinvolgimento dovrebbe finire.

In questo caso, tuttavia, la Procura di Milano ha deciso di incriminare quattro dipendenti di Google – David Drummond, Arvind Desikan, Peter Fleischer and George Reyes (che ha lasciato l’azienda nel 2008) – con accuse di diffamazione e mancato rispetto del codice italiano della privacy. Per essere chiari, nessuno dei quattro Googlers incriminati ha avuto niente a che fare con questo video. Non vi erano rappresentati, non lo hanno ripreso, caricato o rivisto. Nessuno di loro conosceva le persone coinvolte e non hanno saputo dell’esistenza di questo video fino a quando non è stato rimosso.

Nonostante questo, oggi un giudice del Tribunale di Milano ha condannato tre dei nostri quattro colleghi – David Drummond, Peter Fleischer e George Reyes – per mancato rispetto del codice Italiano della privacy. Tutti e 4 sono stati dichiarati non colpevoli delle accuse di diffamazione. In sostanza questa decisione significa che i dipendenti di piattaforme di hosting come Google Video sono penalmente responsabili per i contenuti caricati dagli utenti. Faremo appello contro questa decisione che riteniamo a dir poco sorprendente dal momento che i nostri colleghi non hanno niente a che fare con il video in questione. Riteniamo, anzi, che durante l’intero processo abbiano dato prova di grande coraggio e dignità; il semplice fatto che siano stati sottoposti ad un processo è eccessivo.

C’è un’altra importante ragione, però, per la quale siamo profondamente turbati da questa decisione: ci troviamo di fronte ad un attacco ai principi fondamentali di libertà sui quali è stato costruito Internet. La Legge Europea è stata definita appositamente per mettere gli hosting providers al riparo dalla responsabilità, a condizione che rimuovano i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza. La motivazione, che condividiamo, è che questo meccanismo di “segnalazione e rimozione” avrebbe contribuito a far fiorire la creatività e la libertà di espressione in rete proteggendo al contempo la privacy di ognuno. Se questo principio viene meno e siti come Blogger o YouTube sono ritenuti responsabili di un attento controllo di ogni singolo contenuto caricato sulle loro piattaforme – ogni singolo testo, foto, file o video – il Web come lo conosciamo cesserà di esistere, e molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologici ad esso connessi potrebbero sparire.

Si tratta di questioni di principio importanti, ed è per questa ragione che continueremo a sostenere i nostri colleghi in tutto il percorso dell’appello.

Il commento migliore lo ha fatto Akille:

Ora è arrivata la sentenza per i dirigenti di Google. Si parla di 6 mesi di reclusione per “non aver impedito la pubblicazione del video”. Guardando tra gli articoli correlati di Repubblica ho scoperto che invece i “protagonisti”, quelli che il video l’hanno girato, pubblicato e reso possibile, hanno avuto un anno di sospensione a scuola.

Il titolo che da sé spiega tutto, l’ha fatto invece TechCrunch:

Can someone tell this Italian Judge what YouTube is?
(Qualcuno può dire a questo giudice italiano che cosa è YouTube?)

Ovviamente la figura di merda è colossale e tutto il mondo parla (male) di noi.

Luca

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Siamo fatti così, siamo proprio fatti così

February 24th, 2010 1 comment

Repubblica dice che siamo il primo paese al mondo.
Non so se sia vero, ma questo è l’ennesimo record di un paese che l’Europa gentilmente continua a considerare parte di sé.

Google è stata condannata per diffamazione dal Tribunale di Milano per la storia del video pubblicato su YouTube del ragazzo disabile picchiato.

Milano, l’accusa è diffamazione e violazione della privacy. Non hanno impedito nel 2006 la pubblicazione delle immagini di un ragazzo down insultato e aggredito dai suoi compagni in una scuola di Torino. E’ il primo caso al mondo di procedimento penale che coinvolge il motore di ricerca per la diffusione di contenuti web.

Luca

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Offerta di lavoro

February 17th, 2010 No comments


Se siete in cerca di lavoro e siete appassionati di internet, Barack Obama sta cercando un Social Networks Manager.
Tra i requisiti, spicca questo:

Passionate about engaging millions of Americans in advancing President Obama’s agenda and changing the country

Fossi in voi ci proverei; quanti candidati volete che ci siano mai.

Luca

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Sbuzz

February 11th, 2010 No comments

Ovviamente ho già disattivato Google Buzz.
Un gran casino, un sacco di gente che non conosci che ti si ripropone, insomma un accrocchio inutile.

Lo pensai anche di FriendFeed del quale ora sono un utilizzatore.

Ne riparleremo fra un po’ di tempo, ma per ora l’impressione è del tutto negativa.

Luca

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Buzz, verso l’infinito. E oltre

February 10th, 2010 No comments

Stasera sul mio account di Gmail è apparso Buzz, il nuovo social network di Google che scimmiotta un po’ Twitter, ma molto di più FriendFeed.
L’impressione è stata di disorientamento, come succede sempre quando usi per la prima volta strumenti di questo tipo.
Quando mi iscrissi a FriendFeed mi sembrò talmente caotico che passarono mesi prima che provassi ad usarlo seriamente.

Nel caso di Buzz c’è però una complicazione ulteriore.
Tutte le tue conversazioni finiscono nella casella di Gmail, quindi prendono posto e soprattutto incasinano non poco la posta.

Per contro è possibile partecipare alle conversazioni rispondendo via email o via istant messagging, cosa piuttosto comoda soprattutto quando si è in giro con il telefonino.

Insomma, penso che Google Buzz possa diventare uno strumento importante, ma dovrà farne ancora di strada prima di riuscire a convincere le persone a spostarsi da altri servizi analoghi.

Luca

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E’ un lavoro che qualcuno dovrà pur fare

February 10th, 2010 3 comments

Ritorno sullo spettacolare Street View sulle piste da sci.
Non so, ma se Google Italia volesse fare qualcosa del genere anche in Italia, insomma io ci metto poco ad imparare a guidare la slitta.

Luca

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Strani gatti delle nevi

February 9th, 2010 No comments
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Appesi a Steve

January 27th, 2010 1 comment

Il mondo dell’editoria e della distribuzione digitale sta vivendo un tale momento di crisi che l’attesa per la presentazione di Steve Jobs di stasera è febbrile, quasi delirante.
Il CEO di Apple non presenterà probabilmente soltanto il nuovo Tablet Mac (iPad, iSlate, iCoso?), ma tutto un sistema di produzione e distribuzione di contenuti che ruoterà intorno ad una piattaforma a cui probabilmente si accederà tramite iTunes.

Da Steve Jobs potrebbe venire quindi una proposta interessante per i produttori di contenuti, per i distributori e per chi dei contenuti poi ne usufruisce.

Insomma, il Tablet Mac potrebbe essere l’hardware, splendido e fichissimo, per presentare un nuovo modo di accesso a musica, film e libri.
Parallelamente potrebbe essere presentato un servizio per ascoltare musica in streaming (iCloud) da iPhone o Computer sullo schema di quella che fa Dada negli USA con il nuovo Play.me.

Di carne al fuoco ce ne è tanta, quindi.
L’impressione è che stasera possa essere impressa una svolta importante nella definizione di un modello sostenibile per la fruizione di contenuti in rete.

Volenti o nolenti, siamo un po’ tutti nelle mani di Steve Jobs.

Luca