Di elezioni amministrative, partiti e antipartiti

Ho scritto una cosa per iMille.
Su finanziamento dei partiti, elezioni, beppe grillo e altro.

Eppure non manca nemmeno un mese alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio, quando andremo a votare per eleggere sindaci e consigli comunali di quasi 1000 comuni, tra cui ben 26 capoluoghi di provincia. I segnali allarmanti per i partiti di maggioranza ci sarebbero tutti. Gli scandali, i consensi che non crescono più, il governo Monti che attira su di sé gli odi e gli amori degli italiani, e il grillismo che si fa una risata di tutto questo e cresce fino al 7%, con i più fantasiosi che arrivano a prevedere uno sfondamento del muro del 10% per il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni.

Insomma, dicevamo che i sintomi di una grave malattia ci sono tutti, ma i grandi partiti sembrano non riuscire in nessun modo a tenere testa alla nuova ondata, che forse sarebbe più congruo definire riflusso, di antipolitica. Perfino antipolitica è un termine sbagliato, perché sarebbe meglio definirla antipartitismo. Nemmeno riusciamo a chiamarlo nel modo giusto questo riflusso, figurati se possiamo riuscire a comprenderlo e a contrastarlo.

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Luca

Che farà Matteo Renzi

Ho scritto una cosa su Matteo Renzi per iMille.

Nella settimana della presentazione del suo nuovo libro “Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter” in molti ci chiediamo che fine abbiano fatto le grandi ambizioni nazionali di Matteo Renzi. Non perché manchi dalle cronache politiche, visto che è solo di pochi giorni fa la sua intervista alla Stampa sulla riforma del lavoro, e sono praticamente quotidiani i suoi affondi sui social network, ma perché appare sempre meno chiaro quale possa essere il suo futuro.

In epoca pre-montiana, un suo lancio in grande stile nel palcoscenico nazionale pareva essere ormai cosa quasi fatta, ma poi è arrivato il governo tecnico e la politica italiana si è cristallizzata, Matteo Renzi compreso.

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Luca

Salvateci le primarie. Quelle vere

Tra dieci giorni ci sarà l’assemblea nazionale del PD.
Girano voci, supportate da prove, che alcune delle modifiche dello statuto che verranno proposte regimenteranno le primarie.
In che senso?
Nel senso che si potranno candidare alle primarie per scegliere Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione soltanto le persone indicate dal partito.

Se ci fosse stato questo statuo, ad esempio a Firenze non si sarebbe potuto candidare Matteo Renzi.
O in Puglia non avrebbe potuto vincere Vendola.

Lo spiega meglio di me Paolo Cosseddu nel suo blog.

Pippo Civati promette battaglia.
Auguriamoci, per il bene di questo scalcagnato partito, che lo facciano anche molti altri insieme a lui.

Sempre Paolo Cosseddu ha scritto, nel blog dei Mille, un appello a Franceschini e Marino, leader delle mozioni di minoranza al congresso, perché si adoperino per salvare le primarie, quelle vere.

Mancano dieci giorni al 21 maggio, e sta a voi prendere l’iniziativa, parlarvi e incontrarvi su quel terreno che non ci vede divisi, per difendere un valore comune che è anche alla base, dopotutto, di questo cavolo di partito, anzi ne è l’essenza stessa, il motivo per cui in fondo esiste e si è generato al termine di un accidentato percorso.

Convocate una conferenza stampa unitaria, mandateci una mail, fateci sapere che ci opporremo e soprattutto spiegateci come. E’ una vostra responsabilità, ed è una responsabilità di tutti quelli che, come me, hanno passato il 2009 a raccontare alla gente che tipo di Pd avevamo in mente. Abbiamo un dovere verso noi stessi e verso le persone a cui abbiamo chiesto il consenso, non possiamo tradirlo. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per impedire questa pocheria, e se non lo faremo insieme – a causa magari di stupidi personalismi – quel che succederà sarà anche colpa nostra.

Luca