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assemblea pubblica e democratica pd

Promettere a qualcuno di stare in un posto di lavoro per 35 anni è una bugia

Ivan Scalfarotto, parlamentare del PD, è stato direttore del personale di alcune grandi banche.
Ieri, in direzione, ha fatto un intervento bellissimo che spiega, sulla base della sua esperienza lavorativa, perché sia necessaria una riforma del lavoro.
E perché sia disonesto promettere alle persone di poter mantenere lo stesso posto di lavoro per tutta la vita.

Se avete sette minuti di tempo, vi consiglio di ascoltarlo.

Luca

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Renzi sia chiaro sull’articolo 18

Non sono proprio sicuro che si faranno gli scioperi generali, le scissioni e quanto altro è stato minacciato nel caso in cui il governo dovesse andare avanti con l’approvazione della sua riforma del lavoro.
Di sicuro, su questo punto il governo si gioca la sua stessa esistenza, perché se la riforma non dovesse passare, allora finirebbe il suo stesso motivo di esistere.

Ieri sera Renzi è stato stranamente poco brillante da Fazio (non si va ospiti in una trasmissione poche ore dopo un volo transoceanico) che lo ha invece molto incalzato sull’Articolo 18.
Fazio continuava a chiedere perché, piuttosto che abolire l’Articolo 18, non lo si estendesse invece a tutti (geniale vero? da una parte ti dicono di volerlo abolire perché non è sostenibile per le imprese e te inviti a concederlo a tutti) e Renzi non è stato ficcante nella risposta ed ha creato ancora più confusione.

Perché è vero che il governo vuole ridurre il precariato, concedere diritti a chi non ne ha (parasubordinati), ma è senz’altro vero che vuole anche tagliare un privilegio, che è quello di poter essere reintegrati in un’azienda che semplicemente abbia deciso di non avere più bisogno di te. Non perché tu sia un violento, un assenteista o perché l’azienda stessa sia in crisi; semplicemente perché non rientri più nei piani di quell’azienda o perché si è presentato qualcuno per fare il tuo lavoro che sembra essere molto più bravo di te.

Questo è un argomento cruciale per le aziende, specialmente per quelle estere che vorrebbero venire in Italia.
Vogliono avere la possibilità di scegliere quali lavoratori avere nel loro organigramma, non dovendo essere costrette a stringere un sacro vincolo che li legherà in eterno alle persone che lavorano per loro.

Su questo Renzi deve essere più chiaro.
L’abolizione dell’Articolo 18 è evidentemente un peggioramento per i diritti di alcuni lavoratori, nessuno può negarlo.
Ma siamo nel 2014, buongiorno a tutti, e i tempi sono cambiati già da un po’.
Chiedetelo agli under 40 cosa sia l’articolo 18, per loro è qualcosa di assimilabile ad un patto medioevale che si stringeva tra cavalieri, tanto è anacronistico, visto che per loro non c’è la certezza dell’assunzione, figuratevi del reintegro.

Ai sindacati che promettono scioperi generali (tanto i soldi ce li mettono i lavoratori, sempre loro) ed alla minoranza PD che promette scissioni, vorrei umilmente chiedere quale sia la loro proposta.
Perché la disoccupazione continua a crescere e c’è un solo modo per convincere le aziende ad assumere e questo modo si chiama flessibilità in entrata; io oggi ti assumo, ma se fra sei mesi mi accorgo che non mi piace come lavori, che il tuo lavoro non mi serve più o che c’è un altro che lo può fare meglio di te, io ti licenzio, ti do una buonuscita e poi ci penserà lo stato ad aiutarti a reinserirti.
È una bella cosa? Non lo so, forse no, forse si.
Di sicuro non c’è altra strada.
Estendere i privilegi di chi già ha un lavoro, non ci aiuterà a migliorare l’occupazione.

Renzi deve essere più chiaro, è vero, ma pure voi, cercate di mangiare la foglia.

Luca

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Non distogliere lo sguardo, per capire

Il Corriere della Sera e la RAI hanno presentato “La scelta di Catia – 80 miglia a sud di Lampedusa” un documentario girato a bordo di una nave della Marina Militare italiana al comando di Catia Pellegrino, impegnata nell’operazione Mare Nostrum.

Marco Imarisio la presenta così:

Non sono le immagini dei corpi adagiati sul fondale a comporre un cimitero sotto al mare, anch’esse tremende ma in qualche modo definitive. Questo filmato fa entrare in un zona dove la vita e la morte sono vicinissime, come spiega uno dei soccorritori. L’elicotterista quasi supplica, fate in fretta, fate in fretta. Ci sono i bambini che non vogliono lasciare il corpo ormai inerte dei genitori, le donne che non urlano per farsi issare a bordo, urlano di disperazione perché accanto ci sono i loro bambini che ormai non sollevano più la testa. E poi, anche a costo di sfidare la retorica: ci sono le donne e gli uomini della nostra Marina militare. Gente con facce, vita e famiglie come le nostre. Costretti a immergersi per raccogliere i corpi di quei bambini e poi abbandonarli nuovamente in acqua, perché sulla motovedetta non c’è spazio sufficiente per i vivi e per i morti, bisogna fare una scelta. Come quella, molto più facile, di mettersi davanti a uno schermo. E guardare. Tutto, senza distogliere mai lo sguardo. Per capire, una volta per tutte.

Guardatelo questo filmato, perché leggere le cronache sui giornali non vale niente rispetto a sentire le urla di quei genitori che implorano i marinai di prendere a bordo i loro figli che stanno annegando.

Il documentario sarà trasmesso da RAI 3 in prima serata il 6 Ottobre e pubblicato a puntate sul sito del Corriere a partire dal 29 Settembre.

Abbiamo tutti un grande debito di riconoscenza verso la nostra Marina Militare.

Luca

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Aver paura di chi non ha il senso del ridicolo

Maurizio Molinari, oggi su La Stampa, racconta un dettaglio della guerra che i Curdi stanno combattendo contro l’Isis che non si sa se faccia ridere o se faccia piangere.

Tagliateste sanguinari, capaci di eccidi di massa e di trasformare bambini in kamikaze ma intimoriti dalla sola vista di una donna in divisa: a svelare un possibile tallone d’Achille dei miliziani jihadisti dello Stato Islamico (Isis) sono i servizi d’intelligence americano e britannico che hanno rilevato una ricorrente anomalia nei movimenti delle unità fedeli al Califfo Al-Baghadadi.
Ad alzare il velo sui contenuti dei rapporti militari è Ed Royce, presidente californiano della commissione Affari Internazionali della Camera dei Rappresentanti di Washington, facendo sapere che «i soldati di Isis sembrano credere che se vengono uccisi in battaglia da un uomo vanno in Paradiso accolti da 72 vergini mentre se a ucciderli è una donna la sorte è differente perché non trovano le vergini». È stata l’osservazione dei movimenti delle unità di Isis nel Nord della Siria e soprattutto dell’Iraq a portare a tale deduzione perché in più occasioni quando i jihadisti si sono trovati di fronte unità femminili di peshmerga curde hanno preferito evitare rischi.

Nel frattempo, in un messaggio diffuso ieri su Twitter, il portavoce dello Stato Islamico ci ha mandato segnali riconcilianti.

E così vi promettiamo, con il permesso di Allah, che questa campagna sarà la vostra ultima campagna. Sarà interrotta e sconfitta, così come tutte le vostre precedenti campagne, solo che questa volta vi invaderemo noi, e non ci invaderete più. Noi conquisteremo Roma, spezzeremo le vostre croci e renderemo schiave le vostre donne, con il permesso di Allah. Questa è la Sua promessa che ha ci ha fatto; Egli è glorificato e non tradisce mai le sue promesse. Se non ci riusciremo questa volta, saranno i nostri figli od i nostri nipoti a riuscirci e loro venderanno i vostri figli come schiavi al mercato degli schiavi.

Mercato degli schiavi, nel 2014.
Di nuovo, non si sa se ridere o se piangere.

Luca

Immagine | (Ahmed Jadallah/Reuter)