Author Archives: Luca Ciccarelli

This is the end

Per me oggi, con la manifestazione del PDL a Brescia, con i paragoni a Tortora e tutto il campionario di stupidate eversive a cui la destra italiana ci ha abituato, ma anche con la partecipazione a suddetta manifestazione di parte del governo, mentre il PD recitava il suo solito stanco rito assembleare, nominando Epifani (dico, Epifani cazzo) come segretario, ecco, dicevo che per me oggi finisce l’appoggio al governo Letta.

Siamo abituati a digerire di tutto.
Ora anche basta.

Luca

Le famose toghe rosse

guido_galli

Alessandro Gilioli racconta chi è Alessandra Galli, la presidente della Corte d’appello che ieri ha confermato la condanna di Berlusconi.

Alla Galli quelli di Prima Linea (la falange armata generatasi da Lotta Continua e da Potere Operaio) hanno ucciso il padre, Guido Galli.
Era il 1980, e Gilioli e la Galli erano compagni di scuola.

L’ultima volta che l’ho vista era in lacrime, poco dopo l’omicidio di suo papà.

Era l’anno della mia maturità, lei si era diplomata l’anno prima e faceva già Giurisprudenza, alla Statale: dove appunto uccisero suo padre.

Anche lei, Alessandra, era in Statale quel giorno. Al bar, mi pare. Era da poco primavera e nei giardinetti della Guastalla, lì accanto, erano appena fiorite le forsythie gialle.

Non eravamo amici stretti, ma la conoscevo abbastanza. Soprattutto perché durante il liceo stava con un uno dei miei migliori amici, uno di quelli che vedo ancora adesso.

In quegli anni di manifestazioni, occupazioni e cortei, Alessandra si teneva in disparte. Non faceva politica, né come militante né come simpatizzante. Anzi, guardava con un po’ di altero distacco noi che facevamo ‘casino’. Lei studiava e basta. Mi pare che avesse la mezza idea fare la grafica, da grande, prima di decidersi a seguire le orme del padre: a fare della legge e della sua applicazione un culto e una ragione di vita.

Immaginatevi quanto possa essere ‘comunista’ e ‘toga rossa’, poi, una che ha visto il papà ammazzato da Prima Linea.

Ma pensate anche a quanto sia indecente l’accusa di aver emesso, lei, «una sentenza politica per favorire i disegni disgregatori del nostro Paese, con una condanna che non colpisce Berlusconi ma chi l’ha pronunciata» (Brunetta). O di «voler allontanare la stagione della pacificazione negando con ostinazione la verità» (Schifani). O peggio ancora – mio Dio, che cattivo gusto – di essere un giudice «armato fino ai denti, guerrafondaio e inconsapevole della fine della guerra» (D’Alessandro).

Lavarsi la bocca, questo solo dovrebbero fare, questi coprofili del Caimano, prima di parlare di Alessandra Galli.

Se Sabato il PDL manifesta davvero contro la sentenza di Milano ed il PD non prende una posizione più che decisa, il sottoscritto toglie l’appoggio al governo Letta.
Per quello che vale.

Luca

Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza

Vi consiglio di rileggere la spettacolare intervista che la Fallaci fece ad Andreotti nel 1974.
Questo è l’incipit.

Lui parlava con la sua voce lenta, educata, da confessore che ti impartisce la penitenza di cinque Pater, cinque Salve Regina, dieci Requiem Aeternam, e io avvertivo un disagio cui non riuscivo a dar nome. Poi, d’un tratto, compresi che non era disagio. Era paura. Quest’uomo mi faceva paura. Ma perché? Mi aveva ricevuto con gentilezza squisita: cordiale. Mi aveva fatto ridere a gola spiegata: arguto, e il suo aspetto non era certo minaccioso. Quelle spalle strette quanto le spalle di un bimbo, e curve. Quella mancanza quasi commovente di collo. Quel volto liscio su cui non riesci a immaginare la barba. Quelle mani delicate, dalle dita lunghe e bianche come candele. Quell’atteggiamento di perpetua difesa. Se ne stava tutto inghiottito in se stesso, con la testa affogata dentro la camicia, e sembrava un malatino che si protegge da uno scroscio di pioggia rannicchiandosi sotto l’ombrello, o una tartaruga che si affaccia timidamente dal guscio. A chi fa paura un malatino, a chi fa paura una tartaruga? A chi fanno male? Solo più tardi, molto tardi, realizzai che la paura mi veniva proprio da queste cose: dalla forza che si nascondeva dietro queste cose. Il vero potere non ha bisogno di tracotanza, barba lunga, vocione che abbaia. Il vero potere ti strozza con nastri di seta, garbo, intelligenza.

L’intervista è stata pubblicata in Intervista con la storia.

Luca

Ognuno rispetti i morti suoi

Il rispetto per i morti è un po’ una cretinata ipocrita tipica degli italiani brava gente.

Questo vale per tutti i morti, ma vale ancora di più per i morti che da vivi hanno avuto una vita controversa o praticato azioni altrettanto controverse.

In questo Andreotti batte tutti.
Uomo che ha attraversato tutta la storia d’Italia e che ne sa, della nostra storia, probabilmente più di tutti.

Secondo me, nel non rispetto del morto, quanto detto ieri da Umberto Ambrosoli, è perfetto.
Niente sceneggiate isteriche o proclami sulla fine del mondo o della democrazia.
Ma non chiedetemi di rispettare chi in vita ha disprezzato mio padre, ha forse contribuito indirettamente a farlo morire, e lo ha irriso da morto.

Non è il caso di fare polemica, è comprensibile che in occasione della morte di una persona che ha ricoperto ruoli di primo piano le istituzioni lo commemorino, ma le istituzioni sono fatte di persone ed è legittimo che ognuno faccia i conti con il significato che alla storia di ciascuna persona si vuole dare. Ci sono lati oscuri della sua vita, verso i quali ciascuno ha sensibilità diverse, questi elementi contano anche nel momento del ricordo che deve essere senza polemiche, né contrasti.

Ognuno rispetti i morti che vuole.
La morte non ci rende degni di rispetto a prescindere.

Luca

Rosy Bindi, Mario Monti e Berlusconi

monti e berlusconi sul time

Rosy Bindi ha rilasciato una dichiarazione molto dura sul modo con il quale è stato presentato in parlamento il DEF (Documento di programmazione economica finanziaria) nel quale si farebbe riferimento all’opera di risanamento messa in atto dai governi Monti e Berlusconi.

Come si può parlare di efficace azione di risanamento svolta negli anni della crisi dai governi Berlusconi e Monti? Se non ricordo male Monti venne chiamato in servizio per far fronte al mancato risanamento dei conti pubblici provocato dall’azione del governo Berlusconi. Se sostenere insieme al Pdl il governo Letta significa riscrivere la storia per assolvere Berlusconi dalle sue responsabilità politiche sarà l’ultima volta che mi adeguerò alle indicazioni del gruppo.

Pure a me era sembrato che Mario Monti fosse stato chiamato a salvare una paese distrutto dalle politiche demagogiche di Berlusconi.
Fortuna che ci sono le copertine del Time a testimoniarcelo.

Luca

Via | Ivan Scalfarotto; Immagine| Veja.it