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gaza

Gaza

Vorrei dire tante cose sul fuoco che ancora una volta divampa in Palestina.
Vedo tante immagini tremende, leggo tanti commenti, ma non vedo nessuna prospettiva nuova, nessuno che riesca ad indicare una via d’uscita.

Certo, il riconoscimento dello Stato di Israele, la restituzione dei territori occupati in Palestina.
Certo, la formuletta la conosciamo.

Credo sostanzialmente che la guerra in Palestina non finirà mai.
Non può finire.
Un intrigo perverso e malvagio che nessuno credo sia in grado di districare.

Una linea continua di morte e di odio a cui noi continueremo ad assistere impotenti.
Che è la cosa che USA ed Europa hanno deciso sostanzialmente di fare.

Lanciate tutti gli appelli al dialogo che volete.
Serviranno a pulirvi le coscienze, non ad altro.

Luca

Nella foto (Reuters/Finbarr O’Reilly) una madre abbraccia la figlia di un anno uccisa da un missile israeliano.

gaza

Israele e Gaza

Sull’ennesimo bagno di sangue a Gaza, nato (non lo dimentichiamo) come reazione al rapimento e all’uccisione di tre ragazzini israeliani, si leggono opinioni delle più disparate, con il consueto schieramento di anime belle a favore dei palestinesi o degli israeliani, ma soprattutto dei palestinesi.

Io non sono mai riuscito a schierarmi da una parte o dall’altra.
Trovo che Israele spesso agisca in modo prepotente e provocatorio nei confronti dei palestinesi, soprattutto se penso alle colonie.
D’altra parte non provo nessuna simpatia per chi governa la Palestina che si disinteressa dei diritti umani delle persone.
Diciamo che se dovessi scegliere, preferirei vivere in un paese governato dagli israeliani piuttosto che da Hamas, ma non è questo che volevo dire.

Stamani, sull’autobus, ho letto una riflessione di Ricccardo Noury, storico attivista di Amensty International, che collabora con il Corriere della Sera, e le sue mi sono sembrate parole molto sagge e del tutto sgombre dai pregiudizi ideologici di quelli che pretendono di interpretare la realtà partendo dall’assunto che ci sia sempre qualcuno tra i contendenti ad avere ragione.

Nessuno che dica “ci siamo sbagliati”: per Hamas tutti gli israeliani sono obiettivi legittimi, mentre per Israele se dei civili palestinesi diventano “danni collaterali” di un attacco contro l’abitazione di un capo di Hamas, la colpa è sua.

Dentro lo schema sono finiti nove palestinesi morti mercoledì notte quando l’aviazione israeliana ha colpito un bar lungo la spiaggia nei pressi di Khan Younis dove decine di persone stavano assistendo alla semifinale dei mondiali di calcio tra Brasile e Germania.

Lo schema prevede, come corollario, la completa mancanza di volontà da parte d’Israele e di Hamas di indagare sulle violazioni del diritto internazionale umanitario: gli attacchi contro obiettivi civili, il danneggiamento o la distruzione di abitazioni private (340 a Gaza), di centri sanitari o infrastrutture, per non parlare di quella che è la violazione permanente che accompagna da anni le popolazioni civili palestinesi e israeliane: la paura.

Mentre Israele minaccia una massiccia invasione da terra e Hamas di tirare fuori dai suoi sotterranei missili ad ancora più alta gittata, Amnesty International ha chiesto alle Nazioni Unite di disporre un’indagine internazionale sui crimini commessi dall’avvio dell’operazione “Confine protetto”.

Le potenze del mondo non possono più stare a guardare, limitandosi ad appelli alla “moderazione”, mentre giorno dopo giorno si susseguono crimini di guerra. Qualsiasi richiesta di cessate il fuoco rischierà di essere inutile se, anche questa volta, non si perseguiranno gli autori di questi crimini.

Credo anch’io che l’unica strada sia quella di individuare le responsabilità personali di chi commette crimini contro i civili.
Partiamo da lì.
Pensare di risolvere il conflitto tra israeliani e palestinesi è purtroppo un obiettivo troppo ambizioso per chiunque e non possiamo aspettare secoli prima di arginare l’uccisione deliberata di civili.

Luca

Foto | The Atlantic (AP Photo/Khalil Hamra)

always

Corri come una ragazza

Procter & Gamble ha promosso un video virale che fa riflettere molto sul modo in cui gli uomini vedono le donne e soprattutto su come le donne vedono se stesse prima e dopo la pubertà.

Mentre le bambine non vedono nessuna connotazione negativa nel fare una cosa “come una ragazza”, le donne adulte tendono a mettere in ridicolo le azioni fatte dalle ragazze.
Come a dire che la pubertà diventa una specie di spartiacque per l’autostima delle donne.

Del resto, nella mia esperienza, alcune tra le persone più tenacemente maschiliste che io conosca, sono donne.

È un video che dovremmo far vedere alle nostre figlie ed alle nostre nipoti.

Luca

sangue

Che fai di lavoro? Guardo decapitare le persone

Il Post ha tradotto un articolo del Washington Post scritto da Aki Peritz, un ex analista della CIA che durante la guerra in Iraq aveva l’incarico di trovare e visionare tutti i filmati e le foto diffuse su internet da al Qaida.

Aki Peritz commenta la recente diffusione su internet di materiale che mostra esecuzioni, decapitazioni e mutilazioni compiute dall’ISIS in Iraq.
C’è una particolare strategia, dietro la diffusione di questi materiali, ed è legata alla propaganda jihadista che tenta di reclutare nuovi fedeli da mandare in battaglia.
Al Zarqawi ha fatto scuola (ricordate la decapitazioen di Berg in Iraq? Io si, purtroppo) e oggi l’ISIS prova ad imboccare la stessa strada. È tutto molto orrendo e mi fa personalmente dubitare nel futuro dei paesi arabi.
C’è però una buona notizia, forse.

La passione dell’ISIS per gesti così macabri dimostra come i suoi leader governerebbero l’autoproclamato “califfato” che attraversa Iraq e Siria. Ma la loro sete di sangue è anche la loro crisi; dopo tutto, nessun’altra organizzazione o tribù sunnita condivide questo livello di fanatismo. È difficile immaginare che una situazione di equilibrio e stabilità politica possa tollerare questo genere di azioni. I sunniti alla fine si rivolteranno contro l’ISIS, come hanno già fatto in passato. Quando accadrà, però, aspettatevi ancora più bagni di sangue – e quindi ancora più video rivoltanti.

Insomma, ci vorranno altre esecuzioni, altre decapitazioni, altro sangue e altra cattiveria, per riuscire a superare questo momento.
E dopo?
E dopo nessuno lo sa. La ruota prima o poi smetterà di girare.
Prima o poi.

Luca

whats_in_your_mind

Le meravigliose vite degli altri su Facebook

Se è vero, come sempre ci hanno raccontato, che la vita è tanto dura, allora perché le vite degli altri su Facebook sembrano essere tanto splendide?
Possibile che tutti mangino cose buonissime, facciano viaggi da sogno, siano amati in modo incondizionato da tutti quelli che li circondano?

Forse le vite che vediamo scorrere sui nostri newsfeed sono soltanto una rappresentazione della vita che le persone vorrebbero.
Forse su Facebook sembrano tutti felici semplicemente perché non li conosciamo abbastanza per poter cogliere la loro infelicità.

Il regista Shaun Higton ha realizzato un corto che parla di questo.
E lo fa in modo molto efficace.

Luca