All posts by Luca Ciccarelli

Kurdistan

La guerra ai tempi delle campagne sponsorizzate sui social

Sono rimasto basito nel vedere che su Twitter gira una campagna sponsorizzata dal Governo Regionale del Kurdistan che chiede supporto nella battaglia che i Peshmerga stanno portando avanti contro l’ISIS.

Un video ben fatto, di pura propaganda, che suscita mille domande su quello che potrà essere il ruolo dei social network nella battaglia contro lo Stato Islamico.

Luca

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JP Gibson, Totti, Bonucci e il modo di intendere lo sport negli USA

Un tweet di Marco Imarisio mi ha fatto pensare a come in Italia trattiamo con sufficienza lo sport americano.
Roba da Hollywood, tutta scena, solo spettacolo, tutto fisico e niente tecnica.

Poi leggi della storia di JP Gibson, un bambino di cinque anni, a cui due anni fa hanno diagnosticato una leucemia, che è stato messo sotto contratto per un giorno dagli Utah Jazz e lo hanno fatto giocare in una partita di pre-season.

E ripensi alle polemiche di Juve-Roma, e a tutte le belle teste che hanno voluto dire la loro in questi giorni, e ti chiedi se siamo noi ad aver capito cosa sia lo sport, o se forse gli americani non lo abbiano capito molto meglio di noi.

La mamma di JP Gibson durante la conferenza stampa per la presentazione del nuovo acquisto dei Jazz ha raccontato:

JP ama tutti gli sport, ma il basket è decisamente il suo preferito. Quando aveva poco più di un anno, stava seduto con mio marito Josh a guardare le partite. Iniziò a chiedere di tirare a canestro per un’ora ogni sera prima di andare a letto quando aveva soltanto 15 mesi. Sa che deve aspettare di avere sei anni prima di poter entrare nelle giovanili dei Jazz e ci ricorda di continuo che non può aspettare fino a 6 anni.

Se JP dovesse guarire, io credo che un po’ di merito lo avranno avuto anche quei giganti alti due metri che gli hanno regolato un minuto di gioia. Che è anche la dimostrazione di un diverso modo di intendere lo sport.
Altro che Totti e Bonucci.

Luca

assemblea pubblica e democratica pd

Promettere a qualcuno di stare in un posto di lavoro per 35 anni è una bugia

Ivan Scalfarotto, parlamentare del PD, è stato direttore del personale di alcune grandi banche.
Ieri, in direzione, ha fatto un intervento bellissimo che spiega, sulla base della sua esperienza lavorativa, perché sia necessaria una riforma del lavoro.
E perché sia disonesto promettere alle persone di poter mantenere lo stesso posto di lavoro per tutta la vita.

Se avete sette minuti di tempo, vi consiglio di ascoltarlo.

Luca

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Renzi sia chiaro sull’articolo 18

Non sono proprio sicuro che si faranno gli scioperi generali, le scissioni e quanto altro è stato minacciato nel caso in cui il governo dovesse andare avanti con l’approvazione della sua riforma del lavoro.
Di sicuro, su questo punto il governo si gioca la sua stessa esistenza, perché se la riforma non dovesse passare, allora finirebbe il suo stesso motivo di esistere.

Ieri sera Renzi è stato stranamente poco brillante da Fazio (non si va ospiti in una trasmissione poche ore dopo un volo transoceanico) che lo ha invece molto incalzato sull’Articolo 18.
Fazio continuava a chiedere perché, piuttosto che abolire l’Articolo 18, non lo si estendesse invece a tutti (geniale vero? da una parte ti dicono di volerlo abolire perché non è sostenibile per le imprese e te inviti a concederlo a tutti) e Renzi non è stato ficcante nella risposta ed ha creato ancora più confusione.

Perché è vero che il governo vuole ridurre il precariato, concedere diritti a chi non ne ha (parasubordinati), ma è senz’altro vero che vuole anche tagliare un privilegio, che è quello di poter essere reintegrati in un’azienda che semplicemente abbia deciso di non avere più bisogno di te. Non perché tu sia un violento, un assenteista o perché l’azienda stessa sia in crisi; semplicemente perché non rientri più nei piani di quell’azienda o perché si è presentato qualcuno per fare il tuo lavoro che sembra essere molto più bravo di te.

Questo è un argomento cruciale per le aziende, specialmente per quelle estere che vorrebbero venire in Italia.
Vogliono avere la possibilità di scegliere quali lavoratori avere nel loro organigramma, non dovendo essere costrette a stringere un sacro vincolo che li legherà in eterno alle persone che lavorano per loro.

Su questo Renzi deve essere più chiaro.
L’abolizione dell’Articolo 18 è evidentemente un peggioramento per i diritti di alcuni lavoratori, nessuno può negarlo.
Ma siamo nel 2014, buongiorno a tutti, e i tempi sono cambiati già da un po’.
Chiedetelo agli under 40 cosa sia l’articolo 18, per loro è qualcosa di assimilabile ad un patto medioevale che si stringeva tra cavalieri, tanto è anacronistico, visto che per loro non c’è la certezza dell’assunzione, figuratevi del reintegro.

Ai sindacati che promettono scioperi generali (tanto i soldi ce li mettono i lavoratori, sempre loro) ed alla minoranza PD che promette scissioni, vorrei umilmente chiedere quale sia la loro proposta.
Perché la disoccupazione continua a crescere e c’è un solo modo per convincere le aziende ad assumere e questo modo si chiama flessibilità in entrata; io oggi ti assumo, ma se fra sei mesi mi accorgo che non mi piace come lavori, che il tuo lavoro non mi serve più o che c’è un altro che lo può fare meglio di te, io ti licenzio, ti do una buonuscita e poi ci penserà lo stato ad aiutarti a reinserirti.
È una bella cosa? Non lo so, forse no, forse si.
Di sicuro non c’è altra strada.
Estendere i privilegi di chi già ha un lavoro, non ci aiuterà a migliorare l’occupazione.

Renzi deve essere più chiaro, è vero, ma pure voi, cercate di mangiare la foglia.

Luca