E allora, questo referendum?

E allora, potrà sembrare strano, ma non è che il referendum costituzionale sia al centro del mio interesse.
Siete così tutti tanto convinti per il Si o per il No che mi state facendo vacillare nelle mie, poche, certezze.
Voterò si, comunque, se a qualcuno può interessare.
Ma vi posso fare una profezia, ed è questa.
La vostra vita non cambierà di una virgola, qualunque sia l’esito del referendum.
I problemi che avete oggi, ve li ritroverete tutti quanti anche il 5 Dicembre.

Per questo, mi sento di sposare la mozione del Post, ormai per me una delle poche fonti di informazione a cui riesca a dare credito.
Al Post dicono, molto saggiamente, che non conta quello che avverrà il 4 Dicembre.
Conta molto di più quello che avverrà dopo.

Per questo al Post – dove siamo diventati tanti, e quindi meno unanimi e certi che mai sulle cose complesse – interessa fino a un certo punto cosa succederà il 4 dicembre. Ci interessa cosa succederà il 5 e il 6 e il 7 e migliaia di giorni ancora, e l’impegno che sapremo mettere tutti quanti nel far prevalere un sentimento di bene comune che da qualche parte abbiamo: come si è detto spesso ultimamente, siamo simili molto più di quanto siamo diversi, e i modi per dimostrarlo sono tanti e noti. Se poi cominciamo già dall’1, il 2 e il 3 dicembre, meglio ancora: c’è ancora tempo per fare bella figura, in questa campagna elettorale. Tolti gli incattivitori stipendiati – che non sono poi tanti – un paese di incattiviti non promette niente di buono a nessuno: qualunque siano la sua legge elettorale o il suo Titolo V.
Facciamo del nostro meglio.

Eh, proviamoci.

Luca

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