Forse non è un soltanto un problema di libertà di espressione, ma anche di consapevolezza di sé

charlie hebdo

La strage di Parigi ci ha scosso a tutti e non potrebbe che essere così.
Non è un 11 Settembre, come molti dicono.
Il nostro 11 Settembre lo abbiamo già avuto.
Ne abbiamo avuti due a dire la verità e sono stati gli attentati di Londra e di Madrid.

Non possono però non farci paura persone capaci di imbracciare dei kalashnikov per reagire alla pubblicazione di alcune vignette.
Ci fanno paura queste persone, perché a nessuno di noi verrebbe mai in mente di uccidere nostri simili che offendono le nostre idee.
Non credo, ad esempio, che a nessuno sia mai venuto in mente di uccidere i redattori del Vernacoliere quando scherzano sulla Chiesa e sulla pedofilia.
Siamo immersi in una società in cui tutti dicono tutto.
Siamo abituati alle idee più strane e alle teorie più bislacche.
Figuriamoci se ci potremmo offendere per una vignetta.

Eppure, forse sarebbe giunto il momento di offenderci per qualcosa.
E quel qualcosa è la critica violenta al nostro modo di vivere ed alla nostra decisione di considerare la libertà di espressione un bene primario.
Il nostro offenderci finisce per definire un limite alla libertà di espressione stessa, ma è un limite che forse sarebbe necessario pretendere.

Lo dice molto bene Beppe Severgnini oggi sul Corriere.

La minaccia, tuttavia, è più interna che esterna. Non mi riferisco all’orrore di ieri a “Charlie Hebdo”. La minaccia non sono i fucili mitragliatori. La minaccia è la nostra sufficienza, la nostra indolenza. L’impegno che non mettiamo, l’orgoglio che non mostriamo. Abbiamo creato uno spazio di libertà che non ha uguali sul pianeta, e quasi ci vergogniamo.
E quando usciamo dal nostro sonnambulismo democratico, spesso, combiniamo disastri. Pensate, ieri, alle semplificazioni bellicose dei neo-con USA e dei loro reggicoda europei, che applaudivano guerre sbagliate. Pensate, oggi, allo spazio conquistato dal Front National in Francia e dalla Lega in Italia. Vogliamo che l’orgoglio dell’Europa finisca in quelle mani? O in quelle di Vladimir Putin, che da lontano, per i suoi scopi, foraggia e incoraggia?
Non sarebbe meglio ricordare chi siamo e cos’abbiamo costruito? Di cosa abbiamo paura? Chiediamo, a chi vuole un passaporto europeo, di impegnarsi solennemente a rispettare e difendere la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea. Esiste. Parla di dignità, di libertà, di uguaglianza, di solidarietà, di cittadinanza, di giustizia. Ha lo stesso effetto giuridico vincolante dei trattati.
Quanti lo sanno? Se la risposta è “Quasi nessuno”, avete la misura del nostro problema.

A me non interessa capire se sia colpa dell’Islam, delle religioni in generale o di chissà che altro.
Certamente è molto ipocrita dire che l’Islam non c’entri nulla.
Se fondamentalisti cattolici andassero in giro per il mondo a buttar giù grattacieli, a metter bombe nei treni o a sgozzare civili inermi, me ne vedrei bene dal farmi fotografare con la scritta “Not in my name”, pretendendo di assolvere la mia religione.
È cretino pensare che le religioni, l’Islam in questo momento storico, non c’entrino niente.
Sforzarsi di adempiere alla volontà di un essere superiore ti può portare abbastanza facilmente a valutare male il peso reale delle tue azioni.

Jena oggi sulla Stampa riassumeva così:

Allah è grande ma non è autoironico

Quindi, amici musulmani moderati, se davvero esistete, non prendete le distanze dal fondamentalismo, ma iniziate a fare una riflessione seria sul perché la vostra religione abbia così tanti fedeli integralisti.
Di certo non uccidono in vostro nome, ma lo fanno nel nome del vostro stesso Dio.

Per tornare all’attacco terroristico di Parigi, ci sarebbe poi anche da ragionare se, oltre a difendere la libertà di espressione, non sarebbe forse giusto fare qualcosa di più per migliorare la difesa dell’ordine pubblico.
Dovremmo prima o poi poter discutere sull’opportunità di far rientrare nei nostri paesi cittadini che se ne sono stati per mesi in paesi islamici per addestrarsi alla jihad.
Addestrati pure a quello che vuoi, ma qua da noi non ci ritorni.

Perché i redattori di Charlie Hebdo non erano certamente un obiettivo particolarmente fantasioso, visto che il direttore era sotto scorta da due anni.
Quindi, vanno bene le candele e le matite, ma ci farebbe piacere avere anche dei tutori dell’ordine più preparati.
Lo diceva bene ieri Matteo Bordone su twitter.

Perché se non riesci a difenderti dal terrore e non garantisci la sicurezza ai tuoi cittadini, parlare di libertà di satira diventa un passatempo inutile e fastidioso.

Ce la faremo, perché la cultura ed il progresso sociale vincono sul fanatismo ignorante.
Ma saranno ancora anni duri, in cui dovremo sforzarci tutti di non cedere all’irragionevolezza che ci porterebbe in modo istintivo ad innalzare muri.
Partiamo con il ricordarci chi siamo e cosa abbiamo costruito negli ultimi secoli, di quanto siamo andati avanti nel nostro sviluppo sociale in solo pochi decenni.
Partiamo da lì.
Il resto verrà.
Siamo stati anche noi dei tagliagole.
Cesseranno di esserlo anche i musulmani, integralisti o meno che siano.

Luca

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