Renzi sia chiaro sull’articolo 18

Non sono proprio sicuro che si faranno gli scioperi generali, le scissioni e quanto altro è stato minacciato nel caso in cui il governo dovesse andare avanti con l’approvazione della sua riforma del lavoro.
Di sicuro, su questo punto il governo si gioca la sua stessa esistenza, perché se la riforma non dovesse passare, allora finirebbe il suo stesso motivo di esistere.

Ieri sera Renzi è stato stranamente poco brillante da Fazio (non si va ospiti in una trasmissione poche ore dopo un volo transoceanico) che lo ha invece molto incalzato sull’Articolo 18.
Fazio continuava a chiedere perché, piuttosto che abolire l’Articolo 18, non lo si estendesse invece a tutti (geniale vero? da una parte ti dicono di volerlo abolire perché non è sostenibile per le imprese e te inviti a concederlo a tutti) e Renzi non è stato ficcante nella risposta ed ha creato ancora più confusione.

Perché è vero che il governo vuole ridurre il precariato, concedere diritti a chi non ne ha (parasubordinati), ma è senz’altro vero che vuole anche tagliare un privilegio, che è quello di poter essere reintegrati in un’azienda che semplicemente abbia deciso di non avere più bisogno di te. Non perché tu sia un violento, un assenteista o perché l’azienda stessa sia in crisi; semplicemente perché non rientri più nei piani di quell’azienda o perché si è presentato qualcuno per fare il tuo lavoro che sembra essere molto più bravo di te.

Questo è un argomento cruciale per le aziende, specialmente per quelle estere che vorrebbero venire in Italia.
Vogliono avere la possibilità di scegliere quali lavoratori avere nel loro organigramma, non dovendo essere costrette a stringere un sacro vincolo che li legherà in eterno alle persone che lavorano per loro.

Su questo Renzi deve essere più chiaro.
L’abolizione dell’Articolo 18 è evidentemente un peggioramento per i diritti di alcuni lavoratori, nessuno può negarlo.
Ma siamo nel 2014, buongiorno a tutti, e i tempi sono cambiati già da un po’.
Chiedetelo agli under 40 cosa sia l’articolo 18, per loro è qualcosa di assimilabile ad un patto medioevale che si stringeva tra cavalieri, tanto è anacronistico, visto che per loro non c’è la certezza dell’assunzione, figuratevi del reintegro.

Ai sindacati che promettono scioperi generali (tanto i soldi ce li mettono i lavoratori, sempre loro) ed alla minoranza PD che promette scissioni, vorrei umilmente chiedere quale sia la loro proposta.
Perché la disoccupazione continua a crescere e c’è un solo modo per convincere le aziende ad assumere e questo modo si chiama flessibilità in entrata; io oggi ti assumo, ma se fra sei mesi mi accorgo che non mi piace come lavori, che il tuo lavoro non mi serve più o che c’è un altro che lo può fare meglio di te, io ti licenzio, ti do una buonuscita e poi ci penserà lo stato ad aiutarti a reinserirti.
È una bella cosa? Non lo so, forse no, forse si.
Di sicuro non c’è altra strada.
Estendere i privilegi di chi già ha un lavoro, non ci aiuterà a migliorare l’occupazione.

Renzi deve essere più chiaro, è vero, ma pure voi, cercate di mangiare la foglia.

Luca

5 thoughts on “Renzi sia chiaro sull’articolo 18”

  1. E’ un vero peccato che il discorso cada sempre sull’accusa di ideologismo, da una parte lo trovo comprensibile perchè entrare nei dettagli (si sa che il diavolo si nasconde nei dettagli) è difficile e faticoso e si rischia di dare argomenti a chi non vuoi darne, eppure.
    Eppure la questione è semplice, se si vuole assumere qualcuno le imprese hanno svariati strumenti, l’ultimo in ordine è il contratto a tempo determinato senza causale, si senza causale, cioè si può assumere a tempo determinato senza dire che cosa quel lavoratore dovrà fare e si potrà rinnovare 6 volte il contratto nell’arco di tre anni.
    E poi l’apprendistato e ora il contratto a tutele crescenti, cioè per tre anni ti assumo e ti posso licenziare “a capocchia” magari perchè ho trovato qualcuno che fa il tuo stesso lavoro per meno stipendio o che accetta di fare ore straordinarie in “nero” ma la cosa stupefacente è che questa condizione, Renzi, la vuole far diventare permanente, cioè anche dopo i tre anni di prova (e che prova) il nuovo assunto (giovane ma anche il 50enne licenziato e riassunto ad uno stipendio inferiore) in caso di licenziamento illegittimo, cioè senza motivazione, avrà diritto solo ad un risarcimento e non potrà far valere le sue ragioni davanti ad un giudice o un arbitrato.
    Lavoreranno accanto lavoratori assunti dopo la legge Renzi/Brunetta con lavoratori tutelati dall’art. 18 versione Fornero (appena un anno fa !!! ma possibile che si modifichino le leggi di anno in anno ?) magari con stipendi diversi NON legati al merito ma solo alle possibilità consentite al datore di lavoro.

    Stieglitz l’ha spiegato bene togliere la sola possibilità del reintegro significa togliere potere contrattuale ai lavoratori e ridurre i loro stipendi anche grazie alle deroghe al contratto e al demansionamento, altra polpetta avvelenata.

    Magari fosse solo una battaglia ideologica !!!!

  2. L’obiettivo chiaro, inutile far finta di non capire, è quello di togliere a tutti l’articolo 18. Già oggi ci sono disparità tra i nuovi assunti e gli assunti da più tempo. Da una parte si deve iniziare. Poi si può essere favorevoli o contrari, per carità. Di sicuro, aumentando le tutele non si incentivano le aziende ad assumere, questo mi pare lapalissiano.

  3. chiaro per chiaro diciamo che Renzi vuol dare licenza di licenziare senza dare giustificazione.
    a me sembra un errore se poi qualcuno di sinistra fulminato sulla via di Damasco pensa che diritti e crescita economica non stanno insieme si accomodi ma non dica che lui è di sinistra.
    e che questo ragionamento sia una castroneria lo dice pure un nobel dell’economia come Stiglitz:

    http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=video&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CCMQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fvideo.repubblica.it%2Fdossier%2Farticolo-18%2Fil-nobel-stiglitz-non-si-esce-dalla-crisi-aumentando-flessibilita-nel-lavoro%2F178091%2F176829&ei=I2cpVN_EEOWu7AbJjYHQAw&usg=AFQjCNFBTTMH4-nCZ4zDbxlOdh78cvZGlw&bvm=bv.76247554,d.d2s

  4. L’articolo 18 non è un problema per le nuove assunzioni perché già ora non viene applicato ai nuovi assunti. E’ palesemente una battaglia di facciata, un tentativo di fare altra guerriglia politica, altro scontro sul nulla, perché non si trova il modo di intervenire sui temi veri.

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