Dover riconoscere la mia incapacità

Facciamo tutte le battute del mondo, ci mancherebbe.
L’argomento si presta.
L’associazione tra le dimissioni del Papa, le elezioni politiche e la possibile rimonta di Berlusconi daranno vita ad un corto circuito di battutismo.
Siamo 60 milioni di cabarettisti di Zelig mancati, del resto.

Tra una risatina e l’altra vi consiglio però di leggere il breve messaggio con cui il Papa ha annunciato di rinunciare al suo ruolo.
E’ un gesto di amore per la sua Chiesa.
Ai gesti di amore per le proprie chiese, di qualunque tipo siano, non siamo molto abituati.

Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.

Luca

4 thoughts on “Dover riconoscere la mia incapacità”

  1. visto che trovo parole d conforto alle mie considerazioni, mi spieghi che cosa spinge la gente a gridare al complotto, invece di accettare il fatto che c’è chi è stato capace di riconoscere la propria umana debolezza e di chiedere aiuto? è “l’umiltà che umilia” (come diceva oggi un amico giornalista commentando il messaggio) che non riusciamo ad accettare?

  2. @yetiste:

    Credo proprio di si. La società, specialmente quella italiana, è abituata a classificare tra le “debolezze” o meglio tra le “sconfitte” la rinuncia ad un posto, una dimissione oppure un passo indietro. Infatti sono rare, se non assenti.
    Succede di sorprendersi quando accade (è mai accaduto?) in politica, figurati se la faccenda riguarda la religione. Lui ha lasciato=lui è colpevole=lui è un debole.

    Paradossalmente, penso che solamente questa mossa sia qualificabile al pari delle tante conclamate gesta rivoluzionarie del pontefice che lo precedette. E’ una porta aperta sul futuro, un modo di dire “io ho fatto questo perché è ora di cambiare tante cose in questa chiesa…ora, che volete fare?”

    Naturalmente, è una mia opinione. 😉

  3. Bravo Luca, è giusto riportare l’attenzione sulle parole, chissà quanti le hanno lette con calma.
    Il cortocircuito di battute e freddure che ha coinvolto la rete mi ha costretto a non aprire twitter (non ho un account su facebook perchè ho preferito rimanere mentalmente sano e equilibrato nei giudizi) e sorvolare sui variopinti commenti su molti articoli di quotidiani online. Una massa di scemenze, battutine prevedibili candidabili alle selezioni di Spinoza e cattiverie al limite della brutalità che farebbero imbestialire l’ateo più convinto ma con un minimo di cuore e fiducia nel rispetto di chi non la pensa allo stesso modo.
    Temo che un popolo allevato a pane, giustizialismo e aggressioni verbali violente possa lentamente perdere la capacità di confrontarsi con razionalità, serenità e rispetto. Una strana omologazione del tutti contro uno, e poi contro tutti, “gli altri”.

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